IF 2017: LE NO-PROFIT AL TEMPO DI INTERNET
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IF2017: LE NO-PROFIT AL TEMPO DI INTERNET

Da quest’evento risulta la necessità dell’adeguamento delle no-profit alla rete, infatti in questo modo c’è possibilità per le no-profit di aprirsi, di comunicare quali sono i propri interessi, di farsi conoscere e, di conseguenza, di farsi trovare.

Presso l’aula Fibonacci della Camera di Commercio nell’ultimo giorno dell’Internet festival si è svolto un evento legato al rapporto tra no-profit ed internet che ha visto come conduttori Lorenzo Paladini, Beatrice Fantozzi e come relatori Nicolò Zanotti, Oriana Perrone, Diana Severati, Francesco Di Candio, Edoardo Santamato e Benedetto Papi. Si è individuata la necessità di come si debba dare un’impronta diversa rispetto al passato, infatti –a detta dei relatori- le no profit devono comunicare quali sono gli obiettivi dell’associazione anche a coloro che sono al di fuori della realtà associativa.

IF2017: LE NO-PROFIT AL TEMPO DI INTERNET

IF2017: LE NO-PROFIT AL TEMPO DI INTERNET

Rispetto al mondo no-profit questa è una novità perché prima si riteneva che la ragion d’essere di queste associazioni, cioè l’assenza di scopo di lucro, fosse sufficiente per spiegare la mission di queste associazioni mentre ora c’è stato un salto concettuale sia normativo sia operativo per cui le organizzazioni del terzo settore sono considerate al pari delle associazioni private. Per crescere è utile capire chi sono i protagonisti di queste associazioni, chi sono gli interlocutori, e sicuramente tra questi troviamo le istituzioni, quindi ci sono degli attori che verranno collocati come strategici.

Rispetto al mondo profit ci sono molte esperienze anche dal punto di vista normativo, si pensi alla legge 254/16 che ha avuto degli input derivati dalla Commissione europea. Anche a livello comunitario internazionale troviamo percorsi importanti in cui sono state coinvolte anche realtà modeste, ecco perché è utile per le no-profit aprirsi e farsi trovare da chi le cerca. Per fortuna ci sono casi di partnerariati tra associazioni che non hanno nulla a che vedere tra di loro ma che comunque possono raggiungere degli obiettivi utili e questo è simbolo di quanto fondamentale sia che ci sia un confronto tra le no-profit stesse. Tuttavia, come fa notare Diana Sceverati, il 40% delle associazioni che hanno risposto ad un sondaggio non ha un sito mobile e questo è un deficit per le associazioni no-profit.

Farouk Perrone per RadioEco

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