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Alpha Steppa : bassi e Spazio al Cantiere Sanbernardo

“First instrument I learned was the bass guitar, which is good I think because it’s the foundation, especially for what we do, so the bass guitar I learned from maybe age 12, yeah, 11 or 12 I suppose… I think I wanted to learn guitar, but my dad gave me a bass, because he didn’t have a guitar, so that’s how I learned the bass guitar. I took a fewlessons at school, but my school wasn’t the best school, lets say, and the lessons were quite rudimentary, quite basic… equipment wasn’t the best so… infact they didn’t even have a bass guitar, all they had was an acoustic guitar, with only two strings, so that’s how I learned bass guitar, on an acoustic guitar with two strings at school and I had a bass guitar at home but I didn’t have an amp, so I just had to listen very carefully, but that was good for training my fingers…”

“Il primo strumento che ho imparato è stato il basso, che fu una gran cosa perché credo sia la base, soprattutto per quello che facciamo noi, e così ho imparato il basso, credo dall’età di 12 o 11 anni, sì…. Penso che volessi imparare la chitarra, ma mio padre mi diede un basso, perché non aveva una chitarra, e fu così che imparai il basso. Presi qualche lezione a scuola, ma la mia scuola non era delle migliori diciamo e le lezioni erano abbastanza rudimentali, abbastanza banali… la strumentazione non era delle migliori quindi…infatti non avevano neanche un basso, avevano semplicemente una chitarra acustica con solo due corde, e fu così quindi che imparai il basso, su una chitarra acustica con due corde a scuola, mentre a casa avevo un basso ma non avevo un amplificatore, quindi ero costretto semplicemente ad ascoltare con molta attenzione, ma era ottimo per allenare le mie dita…”
Alpha Steppa

Alpha Steppa

Pisa, 15 Aprile 2016, lentamente si avvia la fine di un caldo e limpido venerdì pomeriggio sospeso nel tepore di questa insolita primavera, e chi vi si scrive si ritrova a bussare alla porta già aperta del Cantiere Sanbernardo in via Pietro Gori. Dopo un’amichevole accoglienza e qualche minuto di attesa arriva l’ospite più atteso della serata, Alpha Steppa, artista e produttore di successo internazionale nella scena musicale world/dub: in direttissima da Gatwick, Londra, con un mal di testa la cui origine lasciamo alla fantasia dei lettori. Fatte le dovute presentazioni, questo giovane ragazzo britannicamente biondo e pacato si mette subito all’opera ed iniziano le operazioni logistiche del soundcheck, che subito colpiscono per le scelte particolari dell’artista.

Il ventottenne Ben Sprosen, nome d’anagrafe di Alpha Steppa, mostra subito di avere le idee molto chiare su come gestire lo spazio del suono e della performance: lui e la sua strumentazione staranno sotto e non sopra il palco, in mezzo alle persone che dovranno fare esperienza della musica e con tutte le spie puntate verso il pubblico per creare un enorme muro di suono che, come è stato poi possibile sperimentare, avvolga totalmente i partecipanti. “In the dance is always better than out of the dance” spiega subito agli organizzatori della serata, che forse con un po’ di stupore provvedono subito ad apportare i dovuti cambiamenti. Questo fatto, naturalmente, pare ancora più significativo considerando che ci troviamo all’interno di una ex chiesa cattolica e che il palco è rappresentato dal gradino che eleva e distacca il presbiterio dal resto della struttura: ma Ben naturalmente è un sacerdote anglicamente riformato della messa musicale che si sta preparando.

“I prefer it if you can take away that barrier, that border, because there you have a very clear border as a huge differantiation between performer/artist and the people, you know, and what I do is I want to remove that barrier, ultimately I want to remove all borders and boundaries in all aspects of life and this is where it starts”

“Preferisco se si riesce a rimuovere quella barriera, quel limite, perché lì si ha un confine molto netto che funge da enorme differenziazione tra l’artista e la gente, capisci, e quello che voglio io è rimuovere quella barriera, in ultima istanza vorrei rimuovere ogni limite e ogni confine in tutti gli aspetti della vita ed è proprio da qui che si inizia”

alpha steppa

Usciti dal soundcheck, Alpha Steppa, dopo essersi fermato davanti ad un negozio di animali per sussurrare a due pappagallini rinchiusi in gambia “I promise you, one day you’ll be free”, si fa condurre senza obiezioni in un vicino bar ove riusciamo a registrare l’intervista che potete ascoltare qua sotto. Figlio d’arte (suo padre e sua zia fondarono negli anni ’80 il duo dub Alpha & Omega, ancora oggi attivo), Ben ci racconta il suo esordio come artista e come produttore titolare della Steppas Records, etichetta che ad oggi conta diversi artisti del panorama dub di origine britannica ma dalla risonanza mondiale: l’internazionalità della Steppas Label si comprende subito anche dai gusti artistici personali di Alpha Steppa che emergono, in una nuova miscela elettronica e permeata di linee di basso post-dubstep ultramoderne, anche nel suo nuovo doppio album come solista Rooted & Grounded del 2015 e nel suo recentissimo album in collaborazione con il padre e la zia (sotto il nome artistico di Dub Dynasty), Holy Cow.

“I love Roots Reggae, I love so called world music, I love traditional, you know, folk music, indigenous music. I love Blues music…ehm…any, any type of music that has roots as a foundation, not as in ‘Roots Reggae’, but roots as in culture, so it doesn’t matter where from the world: could be Chinese opera, it could be African chanting, you know, it could be indigenous flute from the Andes… all this music to me is roots music and this is what inspire me to make the music I make”

“ I think I was attracted by the bass obviously and the space, the two words are quite similiar: bass and space”

Bass and space, bassi e spazio: oltre a essere sicuramente un ottimo titolo per un ipotetico futuro album, questa formula ben si addice a quanto chi ha partecipato ha potuto sperimentare venerdì sera al Cantiere Sanbernardo. Come mistico guru saltellante dietro una console elevata a tamburo o bastone sciamanico, Alpha Steppa ha saputo regalare ai presenti, per fortuna numerosi, un rito dal quale veramente, sia perdonata la citazione antropologica, una “effervescenza collettiva” è sembrata essersi sprigionata tramite il rimodellamento dello spazio attraverso i possenti 4/4 ipnotici delle profonde linee di basso. E con la stessa gentile simpatia che si può trovare nelle preghiere degli Uiguri Gialli, Alpha Steppa ha concluso la nostra intervista che, per dare una bella conclusione a questo fine settimana, trascrivo con piacere in chiusura del nostro articolo:

“I just say respect to people like yourself for making radioshows and to the radiostations themselves for broadcasting such material and….stay focused on the message, which is: peace, love, unity and respect.”

Intervista

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