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Altro che Djokovic, io mi inchino a Wawrinka

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 (Fonte edition.cnn.com)

Il 2015 tennistico verrà ricordato indubbiamente per il dominio assoluto di Sua Elasticità Robotica Novak Djokovic. I numeri parlano fin troppo chiaro. 11 titoli, 3 Slam con 4 finali (Australian Open, Wimbledon, Us Open), 6 Master 1000 e la ciliegina finale del quarto titolo consecutivo (e quinto in totale) di Maestro alle Atp Tour Finals. Una dittatura figlia di un terrificante 82 – 6 nel rapporto tra vittorie e sconfitte. Con una percentuale del 93,2%. Era dal 2006 di Federer e dal suo 92 – 5 con 12 titoli all’attivo che non si vedevano questi numeri. Proprio quel Federer che è stato l’unico vero antagonista del serbo (non a caso 3 sconfitte su 6, Nole le ha patite proprio contro lo svizzero). Un paladino di 34 anni che incanta sempre di più. E fa specie vederlo ancora a contendersi Slam e titoli prestigiosi, proponendosi come minaccia più credibile contro la dittatura serba. A 34 anni (lo ripeto per far capire meglio l’eccezionalità della cosa). Evidentemente deve aver trovato un qualche elisir della giovinezza. Fortuna sua e sopratutto nostra.

Durante questi giorni che hanno seguito la fine della stagione (come farò a sopravvivere un mese e mezzo senza tennis mi rimane un mistero) ho assistito ad una serie infinita di inchini – per carità anche doverosi – per omaggiare il n.1 del mondo. Troppo facile. La straordinaria stagione, clamoroso, terrificante ecc ecc ecc. ha reso, come avevo pronosticato all’epoca, leggendaria un’altra impresa. Soltanto adesso ci rendiamo veramente conto di quello che Stan Wawrinka ha fatto a Parigi durante l’ultimo Roland Garros. Durante quella finale che doveva sancire il titolo per Nole. Appunto, doveva. E come poteva essere altrimenti dopo la vittoria serba contro l’imperatore destituito Nadal nei quarti. Sembrava tutto scritto nel destino tennistico. “Djokovic è palesemente il più forte. Vince contro Nadal a Parigi. Se 2 più 2 fa 4…”

Ed invece, quando tutti non vedevano più avversari all’altezza, è apparsa sul Philipp Chatrier la presenza in versione deluxe di Wawrinka che ha letteralmente spazzato via a suon di vincenti un Djokovic che sembrava entrare, punto dopo punto, all’interno in un assurdo scherzo del destino. Quello stesso destino che prima lo aveva illuso contro Rafa per poi prenderlo in giro mettendogli davanti lo Stan più grande della carriera. Vedendo quella partita ho avuto subito la sensazione che avremmo compreso più avanti quanto folle sarebbe stata quella finale vinta dallo svizzero in 4 set. Peraltro in rimonta. Una prestazione che ha portato il tennista di Losanna ad affermare di essere ” l’unico del circuito che riesce a tirar fuori dal campo Djokovic”. Guardando gli altri precedenti – a partire dalle incredibili sfide australiane – indipendentemente dal loro esito – come dargli torto.

Wawrinka ha tolto non soltanto il primo titolo terraiolo a Nole. Non soltanto lo ha privato del suo Career Grand Slam. Ma non ha permesso la realizzazione di quell’inevitabile Grande Slam che, non ho dubbi, si sarebbe formato 46 anni dopo l’ultima volta. Era il 1969, c’era Rod Laver e le racchette di legno. Un’era fa. Se fosse stato Grande Slam allora saremmo qui a raccontare della più grande stagione tennistica mai fatta.

Al serbo quindi vanno tutte le mie congratulazioni e i miei applausi più calorosi ma, se permettete, il mio inchino va a Stan. L’unico in questa annata a fare davvero un’impresa oltre ogni immaginazione. Il dominio di Djokovic era ordinario più o meno. Magari non con queste dimensioni certo, ma era prevedibile insomma. La partita di Wawrinka ha poco di ordinario e molto di straordinario. Peccato non abbia mai familiarizzato con la costanza. Ma d’altronde, i folli nel tennis – mi viene in mente Vitas Gerulaitis ad esempio – hanno sempre avuto l’imprevedibilità tra le loro caratteristiche.

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 (Fonte www.playyourcourt.com)

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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