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Quando anche il Maracanà fu ammutolito

uruguay_soccer_ghiggia_obit_xem102Nello sport ci sono storie di campioni leggendari e di partite indimenticabili. Sportivi che hanno lasciato indelebili emozioni tra il pubblico per la loro classe cristallina e per le vittorie che sono riuscite a donare alle proprie carriere. Poi ci sono quegli eroi improvvisi. Quei giocatori che non ti aspetti e che riescono in un minuto (o come in questo caso in una partita) a segnare un’epoca più degli altri. Leggende o meno che siano. Se chiedessimo ad un brasiliano o ad un uruguaiano – sopratutto a quelli classe 1920-1930 – che cosa rappresenti il 16 luglio 1950, molti risponderebbero con gioia o con tristezza in base alla nazionalità. Quel giorno doveva essere il giorno del primo mondiale brasiliano di calcio. La prima Coppa del Mondo (“Rimet” come era chiamata all’epoca) per il paese che quel mondiale lo aveva organizzato e a cui bastava un solo punto (non c’era la finale ma un gironcino finale) davanti ai 200.000 dello stadio Maracanà di Rio de Janeiro. Tutto era pronto. Tutto era scritto. Non sarebbe certo stata l’Uruguay di Sua Eleganza Juan Alberto Schiaffino a togliere quel primo titolo. Come disse Jules Rimet: “Tutto era previsto, tranne il trionfo dell’Uruguay”.

Ed in effetti fino al quel 79° minuto tutto sembrava scritto. Un primo tempo finito 0-0 ed un secondo tempo che, iniziato da due minuti, vide la rete di Friaça che fece esplodere uno stadio ed un paese che ha sempre visto il calcio come una ragione di vita. All’ora come oggi del resto. Poi qualcuno prese in mano il destino di quell’incontro e la ribaltò, riscrivendo una delle tante storie che da oltre un secolo riempiono il libro del calcio. Il nostro eroe a sorpresa. Che di nome faceva Alcedes Edgardo. E di cognome Ghiggia. Si faceva purtroppo. Perché per uno scherzo del destino Ghiggia si è spento all’età di 88 anni pochi giorni fa. Proprio il 16 luglio. A 65 anni esatti da quel momento che lo consegnò alla storia. A 65 anni da quel passaggio per la rete del pareggio di Schiaffino e da quella cavalcata sulla fascia che terminò con la rete del mondiale. Quella rete che zittì un’intero stadio da 200.000 persone facendo profondare il paese nella follia. Dopo il fischio finale decine furono gli infarti all’interno dello stadio. A cui si aggiunsero 34 suicidi e più di 50 infarti in tutto il paese. Morti che furono attribuite alla sconfitta subita, la quale è passata alla storia come “Maracanazo”. Mentre Ghiggia fu vittima di un’aggressione da parte di alcuni brasiliani inferociti. L’evento fu così traumatico per l’epoca che portò a tre giorni di lutto nazionale in tutto il Brasile. Altri tempi pensando a quello che accadde 64 anni dopo, sempre per i Mondiali in Brasile, dopo la sconfitta per 1-7 tra la nazionale verdeoro e la Germania che oggi porta il nome di “Mineirazo”. Una sconfitta che, fortunatamente, non ha portato allo stesso tragico dopo-partita.

Ghiggia continuerà a portare avanti la sua carriera vestendo anche le maglie italiane di Milan e sopratutto Roma, squadra con al quale giocherà per otto stagioni. Prima di arrivare anche a vestire la maglia della nazionale italiana come oriundo. Ma il suo nome rimarrà per sempre segnare per quella data e per quel gol talmente rumoroso da riuscire a zittire una nazione intera. D’altronde come disse lui stesso: “Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanà: Frank Sinatra, Papa Giovanni Paolo II ed io”.

Giacomo Corsetti

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