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Animali Fantastici – I crimini di Grindelwald: la recensione

Nerdeco #46. Newt Scamander torna sul grande schermo. Preparate i pop-corn perché I crimini di Grindelwald sono al cinema e, nel bene o nel male, devono essere visti. La nostra recensione del secondo capitolo della saga di Animali Fantastici

Animali Fantastici

Forte è il desiderio di prendere una bacchetta ed eseguire, proprio come fa Hermione con i suoi genitori ne I doni della morte, un Oblivion su noi stessi. Solo così potremmo rivedere con ingenuità e fantastica sorpresa, le avventure di Harry Potter come se fosse la prima volta. I bambini poi divenuti adulti che ancora giocano a fare i maghetti e credono nella magia, alle scacchiere giganti e animate, ai lupi, alle paure come tanti Mollicci, a macchine che volano ed elfi liberi per un calzino, corrono ora veloci al cinema nella speranza di vivere nuovamente quell’esperienza unica di visione con Animali Fantastici (QUI la nostra recensione al primo capitolo). Corrono al cinema, si chiudono in sala e sperano che una volta chiuse le porte lo schermo faccia da conduttore temporale e li riporti indietro, quando la vita era più spensierata, più facile, più magica. Eppure, finita la visione del secondo capitolo degli eventi che hanno portato alla nascita di Harry Potter, l’unica cosa che vogliamo fare è eseguire un Oblivion. Dov’è quella magia che faceva librare la nostra immaginazione e fantasia? Dove sono quelle bocche spalancate e gli occhi inondati di stupefazione che riempivano le sale sin da quel giorno di dicembre del 2001? Di fantastico in questo nuovo capitolo nato dalla mente di J.K. Rowling c’è ben poco.

fantastic-beasts-the-crimes-of-grindelwald-newt-tinaIl film in sé non è un brutto prodotto. La narrazione degli eventi scorre fluida, sebbene a volte inciampi in buche narrative alquanto grossolane. I toni cupi, oscuri come l’anima di Gellert Grindelwad ammantano l’intera opera, permeando ogni singolo aspetto elemento in scena, dagli abiti, alla fotografia, agli ambienti rivestiti di polvere. Johnny Depp è un villain manipolatore e attrattivamente perfido, gelido, calcolatore. Tolta la maschera di smorfiette che per anni ha coperto il volto dell’attore, limitando le proprie performance a caricature reiterate di Jack Sparrow, Johnny Depp ritorna a essere quell’interprete introspettivo e capace che avevamo ormai perso nel corso degli anni. Il suo Grindelwad vive di una recitazione minimale e giocata in sottrazione. Nessuna espressività marcata compare sul suo volto; solo occhi profondi (disturbati da lenti a contatto abbastanza inguardabili) che guardano in camera alla ricerca della nostra parte più debole e corruttibile. Il suo Grindelwald volteggia come un dominatore totalitario. Una macchina dell’odio alimentata dall’insofferenza vero i Babbani (o Mag-No) e i più deboli, mescolata a una bramosia di potere. Un concetto razzista che riporta alla mente pagine oscure della nostra storia, (qui mostrate esplicitamente da un dittatore che rivolge il proprio monito verso un altro dittatore) e allo stesso tempo tenta di scuoterci dal nostro terpore spettatoriale per riflettere su un presente non così differente dal nostro oscuro passato.

Ciononostante Animali Fantastici: i crimini di Grindelwad non colpisce al cuore e non sconvolge la mente. Gli effetti speciali, le scenografie, gli abiti, le interpretazioni dei più (esclusa quella di Eddie Redmayne, ancora troppo ancorata a una mimica facciale troppo caricata che finisce per appesantire la performance dell’attore) l’intreccio sono pezzi di puzzle ben congegnati ma che una volta uniti danno vita a un’immagine ordinaria e non esaltante. Se poi ci aggiungiamo un montaggio non all’altezza della sceneggiatura, la delusione per un’aspettativa non completamente soddisfatta è ben presto servita. David Yates e J.K. Rowling hanno capito che per donare interesse a una storia il cui epilogo è stato già rivelato, urgeva puntare sull’animo dei propri personaggi, frastagliato di paure e timori, rimorsi e passioni. Vi sono però punti della storia in cui si carica un po’ troppo su questi aspetti intimi, finendo per cadere nel melenso e nel sentimentale.L’immaginazione di chi è cresiuto con Harry Potter non vola. Resta a terra, al massimo corre. Manca in questo film quell’incantesimo che ci riporti in alto, verso nuovi mondi fantastici, verso antri ormai chiusi della nostra mente, verso universi magici. Semplicemente verso Hogwarts.

Voto: 6 e 1/2

 

 

Elisa Torsiello per Radioeco

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