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Anomalisa, un gioiello troppo raffinato per l’Oscar

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Candidato agli Oscar come miglior film d’animazione, Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson è stato battuto dal più semplice e tradizionale (nonché pregevole) Inside Out.

Francamente Anomalisa di Charlie Kaufaman e Duke Johnson è troppo raffinato per ricevere l’Oscar. Troppo impegnato. L’ho pensato fin da subito. Candidato come miglior film d’animazione, è stato battuto dal più semplice, “commerciale” quanto pregevole, Inside Out. Una sfida tra il tradizionalismo del cartone per bambini e la storia profonda ed enigmatica del film d’animazione per adulti. Perché Anomalisa è cartone per adulti. L’argomento trattato unito ad alcune scene del film – mi viene in mente ad esempio quella dolcissima e ostentata di sesso – ne sono una conferma (negli USA il film è vietato ai minori di 17 anni). Con queste premesse, il trionfo di Inside Out era quanto di più scontato, a svantaggio di questo piccolo gioiellino di virtuosismo che ricorda in qualche modo Lost in Translation.

Girato interamente in stop-motion, Anomalisa narra la storia di Michael Stone, scrittore famoso che si reca a Cincinnati per una conferenza, alloggiando presso l’Hotel Fregoli. È qui che conoscerà Lisa Hesselman, un incontro che stravolgerà la sua esistenza svogliata e monotona. A tratti persino rassegnata. In attesa (e nemmeno troppo) di un segno che possa ravvivare e insaporire quell’esistenza. Bisognoso di un’anomalia che faccia saltare gli schemi.

Un sentimento di tristezza che rappresenta il fulcro centrale di tutta una storia, che cerca di scavare in profondità per analizzare le inquietudini che ognuno di noi può avere in un mondo dove il conformismo è diventato una sorta di religione, dove tutti sembrano assomigliarsi l’un l’altro. Un enorme mare umano all’interno del quale speriamo di trovare qualcuno che possa farci evadere dalla quotidianità. Qualcuno di diverso. Alla fine Michael rappresenta un po’ tutti noi.

Rappresentazione di questo disagio esistenziale è la continua visione da parte del protagonista di individui simili se non identici. Tutti tranne appunto Lisa. Non è un caso che l’hotel si chiami Fregoli (la scelta del nome è una squisitezza). Leopoldo Fregoli era un regista, attore e trasformista italiano di inizio Novecento che ha “donato” il proprio nome ad una sindrome psichiatrica. La Sindrome di Fregoli appunto, nota anche come fregolismo. Una malattia che porta il paziente a ritenere di essere perseguitato da un individuo che lo affiancherebbe sostituendosi (secondo la visione del paziente) ad altre persone. Proprio come succede in Anomalisa a Michael.

Le voci di David Thewlis (Remus Lupin vi dice nulla?) e Jennifer Jason Leigh (The Hateful Eight) risiedono dietro le figure di questo film che per le sue caratteristiche richiede uno spettatore che abbia voglia di ascoltare e di vedere con intimità e un pizzico di critica. Se avrete questa disponibilità Anomalisa non vi deluderà. Non me ne vogliano Tristezza, Gioia, Disprezzo, Paura e Rabbia, ma qui la differenza è uguale a quella che esiste tra Walter Bonatti e Simone Moro. Uno grande, l’altro grandissimo. E scegliere il primo tra i due sarebbe blasfemia.

P.S. Quindi l’Academy è blasfema. Ma questa non è una novità.

Giacomo Corsetti

@giacomocorsetti

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