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Antonio Meucci e l’invenzione del telefono, Sfighe Stellari

Antonio Meucci, se a questo nome non riuscite ad associare alcuna invenzione allora avete già ben chiaro il motivo per cui stiamo scrivendo di lui. È considerato l’inventore più sfortunato del mondo che ha visto sottrarsi la scoperta del secolo: il telefono.

Il cellulare era soltanto un’idea ed era già oggetto di furti, certe abitudini sono difficili da estirpare.

Ma procediamo per gradi (Celsius), Antonio Meucci nasce a Firenze quando a Firenze ancora non c’era l’Antico Vinaio, era il lontano 1808. Primo di nove fratelli, trascorre la sua infanzia in Via dei Servi, studiosi stimano che il suo gioco preferito fosse il telefono senza fili.

Figlio di un dipendente pubblico animato dalla speranza che i figli possano seguire la sua strada, non considerando che la sua strada è Via dei Servi. Spinge Antonio ad iscriversi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, dove il ragazzo studia fisica, chimica e matematica. Tutta la notte calcoli a frotte.

Dopo due viene assunto come daziere alle porte della città di Firenze, ma il nostro Antonio è insoddisfatto, lui voleva fare l’usciere.
Annoiato della banalità del suo lavoro decide di dedicarsi alla preparazione e al lancio di fuochi d’artificio, questo particolare hobby sarà ripreso dal dittatore della Corea Kim Jong-un nel secolo corrente.
Meucci ferisce otto persone a causa di un incidente e viene licenziato nonostante a lavoro faccia faville.

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Viene assunto al Teatro della Pergola di Firenze come aiuto macchinista si innamora degli usi ma soprattutto dei costumi di Ester, aiuto costumista del teatro. La donna ricambia e dopo un paio di anni convolano a nozze. Erano semplici le relazioni prima dell’invenzione del telefono.

La sua troupe teatrale viene ingaggiata da Don Francisco Marty yTorrens impresario che proviene dall’Avana, che è un po’ come specificare che Gino Scugnizzo proviene da Napoli.
Meucci, moglie e compagnia teatrale salpano alla volta di Cuba.

Fin qui una vita tranquilla (cit. Tricarico), ma presto Ester si ammala di una forte artrite reumatoide che spinge Antonio a dedicarsi allo sviluppo di una macchina contro i reumatismi basata sull’uso dell’elettroterapia. È proprio in questo contesto che avviene per la prima volta la trasmissione elettrica della parola.
Ora vi starete chiedendo qual è il collegamento tra il telefono e i reumatismi, per scoprirlo dovete prendere il telefono e chiamare vostra nonna.
In realtà, Meucci sperimenta la trasmissione elettrica della mentre cerca di curare un paziente afflitto da reumatismi alla testa.
Praticamente, il paziente tiene in bocca un elettrodo mentre Antonio Meucci, in un’altra stanza, connette l’altro elettrodo alle batterie. In quell’istante sente un urlo tremendo, ha quasi fulminato il paziente ma l’urlo era stato trasmesso tramite il filo elettrico. Quella che si definirebbe una scoperta da urlo!

Antonio Meucci e l'invenzione del telefono

Antonio Meucci e l’invenzione del telefono

Intanto la situazione all’Havana si fa difficile, prendono piede i movimenti per la liberazione di Cuba che poi porteranno all’invenzione del cocktail Cuba Libre. I Meucci lasciano l’Havana anche a causa della morte della loro primogenita, emigrano negli Stati Uniti.

In questi anni Meucci apre una fabbrica di candele che presto fallirà, convertendola in una fabbrica di birra, che quando le cose iniziano ad andare male è sempre una buona idea. Viene frodato e denunciato per insolvenza, cadendo in rovina e vivendo con il sussidio di povertà.
Nonostante le difficoltà perfeziona il telegrafo parlante ottenendo un risultato perfetto tra il 1864 e il 1865, la prima frase pronunciata da Ester ad Antonio e trasmessa tramite l’apparecchio sarà “Antonio, come stai? Vuoi che ti prepari gli spaghetti?” (Questa non è una battuta, è successo davvero).
Ma ogni fortuna corrisponde una sfiga uguale e contraria: nel luglio 1871, Antonio rimane coinvolto nell’esplosione di un traghetto, rimanendo infermo per molti mesi. Ester, alla soglia della povertà vende tutti gli apparecchi, i telefoni e i disegni del marito per soli 6 dollari.

Il nostro inventore fiorentino non si arrende, sicuro dell’importanza della sua invenzione, nonostante la grave situazione economica in cui versa, decide di brevettare il telettrofono, ma il costo del brevetto si aggira intorno ai 200 dollari. Con un colletta riesce a racimolare soltanto 20 dollari per un brevetto che deve essere rinnovato ogni anno.
Nell’estate del 1872 registra il suo brevetto presso l’American District Telegraph della quale erano consulenti Alexander Graham Bell e Elisha Gray.
Nel 1874 il brevetto decade e nel febbraio del 1876 quasi contemporaneamente Bell e Grey depositano brevetti sulla trasmissione elettrica della parola. Per una manciata di ore di anticipo rispetto a Grey, il brevetto del telefono appartiene ad Alexander Graham Bell, inventore ricco, bello (o bell), di buona famiglia che aveva soltanto due anni quando Antonio Meucci disegnò il suo primo telefono.

Inutili divengono tutte le azioni legali perpetuate dall’inventore italiano che non vivrà abbastanza a lungo per vedere il proprio lavoro riconosciuto. Soltanto una risoluzione approvata dal Congresso degli Stati Uniti  l’11 giugno 2002 ha riconosciuto Meucci come l’inventore del telefono, disconoscendo il ruolo di Bell.

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Erika Branca per RadioEco

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