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Speciale Demography interviste: Apes on Tapes.

Apes on tapesVenerdì 10 aprile al Tenax probabilmente verrà giù tutto: Firenze è pronta ad accogliere sua maestà Fatboy Slim. La line-up però prevede anche le performance di Andrea Mi e Apes On Tapes.

Il trio composto da Joe, Shapka e Dyami ha appena pubblicato il nuovo album (31 marzo) per Burnow Records. I tre producer saltano funambolici da ritmi hip-hop a basi di bass music, in cui il groove prende il sopravvento e non puoi fare a meno di muoverti. Il disco d’esordio You Open (Homework Records – 2008) li ha portati a festival come Dancity, Elettrowave, roBOt e Nextech. Il secondo, Foreplays (Homework Records – 2011) ha rafforzato la personalità del gruppo sulla scena elettronica italiana. Poi nel 2014 giungono all’ep  Pitagora’s Bitch (Burnow Records) che si avvale di interessanti featuring come quelli di Bioshi Kun, Millelemmi, Godblesscomputers e Desanimaux. L’album ottiene un ottimo riscontro da pubblico&critica, e le scimmie arrivano a dividere il palco all’Eurosonic Festival di Groningen con Mount Kimbie e Prefuse 73, finendo citati anche nelle pagine di NME. Impazienti di sentirli dal vivo, abbiamo deciso di porre loro alcune domande. Disponibilissimi, hanno anche cucinato per noi una playlist imbevuta di anni ’90 (la trovi in fondo all’articolo), il periodo a cui gli Apes on Tapes sono più legati. Figli della cultura delle consolle, hanno racchiuso in 10 tracce l’essenza dell’elettronica di un periodo storico così vicino ma così lontano, intesa come mezzo di espressione, e di emozione. Da ascoltare durante la lettura. Buon viaggio.

- Partiamo dai fondamentali, Apes on Tapes, Scimmiette su Cassette. Allitterazioni a parte, qual’è l’origine del vostro moniker?

Joe portò a casa di Shapka a Bologna una lista di possibili nomi, scegliemmo subito quello, faceva rima ed era carino. Sulle origini del perchè ormai vogliamo stendere un alone di mistero mitologico: c’è chi parla di esperimenti scientifici andati male e poi bene, chi dice che c’entrerebbe una misteriosa foto scattata 33 anni fa. Non ci ricordiamo molto bene…

- Epidemic! è il preludio a Escape from Primate Island, il vostro ultimo album in uscita proprio in questi giorni. Visto che ognuno di voi ha anche progetti paralleli, la gestazione di questo disco è stata problematica?

Siamo abituati a gestirci molto bene anche a distanza. Ormai abbiamo compiti ben definiti all’interno della band che rendono tutto scorrevole. Il 2015 ricorre il nostro decimo compleanno, ci conosciamo molto bene fra di noi :)

- Per il lancio di Epidemic! vi siete divertiti a creare un apposito videogame da superare per sbloccare la traccia. Una sorta di test d’ingresso, ma più originale e divertente di quelli universitari. Di chi è stata l’idea?

Avendo come tema i videogiochi, dovevamo provare a fare almeno un microgame. Joe ha vari amici programmatori ai quali ha chiesto quanto ci sarebbe voluto a montare un piccolo gioco platform. I tempi sembravano buoni quindi abbiamo provato. Abbiamo anche imparato qualcosa di nuovo, ora conosciamo i fondamenti del game-making :D

- Nel video di Cattlestar Galak-tical si vedono, nel finale, degli Space Invaders: c’era già una volontà di passare a qualcosa di più videoludicamente strutturato rispetto a Pitagora’s Bitch?

Sì, c’era già l’idea di preparare subliminalmente al prossimo immaginario. Un po’ ad effetto saga.

- I riferimenti alla cultura popolare sono potenti nel vostro operato, e non ci riferiamo soltanto all’ultimo Escape from Primate Island, ma anche a Pitagora’s Bitch, dove si sente il frutto di pomeriggi passati a guardare macchine di Goldberg su Pitagora Switch (primo sample) e la volontà di richiamarsi a Battlestar Galactica con Cattlestar Galak-tical. Quanto di quello che la cultura pop e internet generano fluisce nella vostra musica?

Al di là del bene o del male, è quasi impossibile rimanere impermeabili alla cultura pop. Se sei cresciuto in occidente, è il pop che vuole penetrarti. Dopo un po’ capisci che parte del tuo linguaggio, volente o nolente, passa di lì. Almeno se vuoi farti capire.

- Che siete molto legati al mondo dei simulatori arcade è chiaro, dal titolo alla pixel art della copertina (che cita Monkey Island, ma anche i tubi di Super Mario e gli shoot-em-up come Galaga/Gradius). Per non parlare poi delle origini che influenzano i titoli, da Larry Laffer a Final Fantasy. Dando per scontato il vostro amore per i videogiochi, è voluta la mancanza di sonorità chiptune e di campioni dai suddetti? Quali erano i vostri videogame preferiti, ma soprattutto quali erano le vostre soundtrack preferite?

Il riferimento ai videogiochi è più una questione narrativa che tecnica. Non volevamo un disco che suonasse come i videogiochi del NES, volevamo la colonna sonora del nostro videogioco immaginario. Riguardo ai videogiochi, la lista sarebbe lunghissima: Monkey Island, Metal Gear Solid, Final Fantasy, Grim Fandango, Battletoads, Ufouria, Broken Sword, Dark Souls, Parappa The Rapper, Hotline Miami, Silent Hill, ecc.

- Siete passati dai gamepad ai midi pad, si parla sempre di controller. Ci sono affinità tra i due?

Molte. Alla fine sono entrambe telecomandi. E anche riguardo ai live la metafora a stages è calzante: nuovo castello, cercare di spaccare tutto, fino al boss che ti darà la ricompensa. Più lo fai e più grandi sono i castelli più sali di livello. Per esempio Dyami adesso ha un mic +10 da Piromancer. “We all live in a mellow Rpg (x4)”

- È vero che l’elettronica in Italia sta attraversando un momento florido? I vostri frequenti featuring sono una conferma in questo senso?

Noi vediamo un grande fermento e tanti talenti. Questo ci porta tanta gioia. Ci è sempre piaciuto scambiare esperienze con i nostri amici elettronici, ci facilita l’evoluzione delle nostre cose, vederle attraverso altri filtri. La nostra rete di amici è sempre più fitta e le collaborazioni non mancheranno anche in futuro.

- Parlando più in generale di club e discoteche, secondo voi in quanti si rendono davvero conto del valore di chi sta suonando? Notate spesso un atteggiamento supino nei confronti di un dj famoso?

Strutture come i club e le discoteche spesso devono ragionare in modo sintetico riguardo ai profitti, quindi è logico che si affidino di più alle tendenze che al giudizio critico personale; non ci stupisce. Arrabbiarsi spesso non fa altro che rimettere in moto la frustrazione. Pensiamo sia più produttivo impegnarsi a fare per bene ciò che si vuole e proporlo con costanza.

- Che rapporto c’è tra voi e chi vi viene a sentire?

Più suoniamo in giro, più il legame si stringe, pur non essendo mai lo stesso pubblico. Probabilmente con gli anni abbiamo acquisito sicurezza e scioltezza e ciò viene recipito bene da chi ci viene a sentire. In ogni caso, sembrano essere sempre più numerosi e calorosi.

- A proposito di chi vi viene a sentire, ci vediamo il 10 aprile al Tenax.

Non vediamo l’ora. Apes on Tapes are fucking in heaven!

Iacopo Galli e Guglielmo Piacentini

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