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Arca – The Drums | Demography #180

Nuovissimo numero di Demography, in cui si parlerà di due nomi molto conosciuti e delle loro ultime uscite: dal sudamericano e talentuoso producer Arca, alla band newyorkese The Drums.

Alejandro Ghersi a.k.a. Arca è tornato, e l’ha fatto con un singolo tutto nuovo,  Anoche. Il producer venezuelano nella sua carriera ha lavorato con diverse persone, ad esempio FKA Twigs, ma c’è sicuramente un’artista che ha influenzato tantissimo questo nuovo lavoro di Arca, ed è Björk. Arca e Björk hanno lavorato insieme tra il 2014 e il 2015, anno in cui è stato rilasciato Vulnicura, album che hanno prodotto insieme. In Anoche Arca riesce a catalizzare diverse emozioni in una sola traccia. Innanzitutto la scelta linguistica dello spagnolo conferisce al pezzo una vena tragica, malinconica e anche sensuale. La voce morbida in falsetto si estende per tutta la durata del brano ricordando un po’ anche il mondo dell’opera, del teatro. Arca sembra voler che il suo pubblico assista a uno spettacolo sulla tristezza, un’emozione delicata, fine che mantiene il dominio incontrastato della scena, sui beat che forse ricordano un po’ l’ultimo Nicolas Jaar, ma restano in sordina, in un angolo, anche loro spettatori di un sentimento forte ma presentato con classe ed eleganza.

Insomma quello di Arca è un singolo che non può lasciare indifferenti, dal momento che seduce l’ascoltatore con delicatezza, si, ma anche con una tenacia che sembra arrivare da tempi e sensazioni lontane nel tempo e riportate in vita da una voce tormentata.


L’altro brano che vi facciamo ascoltare è di una band che arriva da Brooklyn e che è abbastanza conosciuta. Sto parlando de The Drums, formati da Jonathan Pierce e Jacob Graham, che tornano con Blood Under My Belt. Il singolo anticipa l’album Abysmal Thoughts che uscirà a giugno e lo fa in modo piuttosto banale. È un brano carino, orecchiabile ma che poteva essere maggiormente sfruttato dal duo statunitense. Blood Under My Belt è il pezzo che ti aspetti da una band indie, una qualsiasi, la solita ventata di leggerezza che come è arrivata, va via e finisce nel dimenticatoio. La canzone parla della solitudine di Pierce che però viene affrontata con un sound pop che tenta di sdrammatizzare e forse tenta di amplificare il tutto.

Non che sia un brutto pezzo, è ben fatto ma mi sento di dire che non è per nulla memorabile, anzi già troppo sentito. Bisognerà pazientare e aspettare altre uscite.

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