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Arketipos – lo specchio delle tragedie greche

Arketipos è uno spettacolo messo in scena dalla compagnia IPCRESS,  che paragona le tragedie greche allo specchio della modernità nel quale riflettersi.

"ARKETIPOS" ( Foto di Lorenzo Pelvi Bruni)

“ARKETIPOS” ( Foto di Lorenzo Pelvi Bruni)

L’ammirazione che si prova per un grande libro è ispirata dai destini dei singoli personaggi che non si conformano a ciò che la società vuol loro imporre. Astraendone il senso, il mondo da parte a parte viene trafitto e, come un pallone, vola via. Se ciò si chiama bellezza, allora questa sarebbe uno sconvolgimento ben più efficace e spietato di qualunque capovolgimento politico.

L’esempio più grande è rappresentato dalla produzione tragica della Grecia classica, la quale offre molteplici ed inaspettati elementi di comprensione delle dinamiche umane. Da un punto indefinito di una realtà ancora informe e ancora da plasmare come nella notte del caos, si diramano elementi epici, religiosi, politici, antropologici, mitici e se ne fanno oggetto di un’opera di scavo. Questi danno vita ad un’interessante dipinto dei processi educativi e disvelano un mondo plurimo e complesso, dove all’incessante ricerca di punti d’ancoraggio, si contrappone lo sfondo grigio di una realtà in cui l’instabilità fa da padrona. L’interrogativo ricorrente è quanto non possa apparire inconsulta una modernizzazione di questi drammi, dal momento che una rivisitazione integrale è pressoché impossibile.

Quello andato in scena Sabato 25 marzo al MixArt di Pisa è stato un riadattamento- nato da un’idea della compagnia teatrale IPCRESS- capace di mantenere la tensione tra i poli della modernità e dell’antichità. Arketipos è stato uno spettacolo in cui dialogo e movimento si sono fusi insieme e tragedie come Elettra, Medea, Edipo Re ed Eracle, si sono scollate di dosso la polvere accumulata in circa 2500 anni e hanno ripreso a parlare del mondo circostante. Gli attori Rodolfo Baglioni e Chiara Novelli hanno indossato il principio tragico dell’eroe che, per quanto si dimeni per migliorare la propria condizione, rimane nella stessa posizione da cui è partito, mentre nel mezzo tutto scorre inesorabile. Questi si sono posizionati agli estremi della scena e immobili hanno interpretato parti delle tragedie sopra citate, mentre al centro le danze di Virginia Iannello e Anna Baglioni hanno accompagnato per tutto il tempo.

Gli onori della presentazione sono stati affidati ad Ettore, che- dal lontano sesto canto dell’Iliade- ha sancito l’inizio ed ha augurato al figlioletto di trovare sempre il coraggio per superare ogni conflitto.
Elettra è posseduta dall’odio verso la madre Clitennestra, che ha massacrato il padre Agamennone e ora condivide il suo letto con il vile amante Egisto. Nel frattempo Oreste, erede maschio dell’assassinato re, è stato salvato e allontanato dalla corte, mentre ridotta quasi schiava la protagonista viene umiliata. L’umiliazione femminile si trasferisce in Medea, doves si sottolinea fin da subito il suo essere una donna sola e senza patria. Non greca ma barbara, le si rimprovera una cultura diversa e la si rinchiude in una condizione di emarginazione e di inferiorità. Ma come un prodigio di umanissima mostruosità, mette la razionalità umana al servizio della crudeltà e le azioni, le giustificazioni e i suoi impulsi sembrano essere la sua unica ragione d’essere. Per quanto agghiacciante, con quiete psichica e fisica, decide di prendersi la sua rivincita verso Giasone- il marito ingrato che per un matrimonio di comodo l’abbandona- uccidendo i figli avuti con lui. Il testimone dell’intelligenza dell’uomo che non si ferma fino alla risoluzione di ogni enigma, passa in mano ad Edipo che corre imperterrito verso la sua rovina. Spinto dalla ricerca della verità e disposto ad accettarne il peso, procede per autopsia, rifiutando l’apprendere da altri e accettando solo ed esclusivamente ciò che ricava da se stesso. Per quanto all’inizio potesse sembrare saldamente costruito nel pieno della sua regalità, la sua stessa conoscenza è presto sottomessa ad un’ansia latente, che ne sancisce il crollo della fiducia intellettuale dell’uomo. In questa prospettiva ritorna Eracle dall’Ade, sfinito per aver terminato l’ultima fatica. Egli è al contempo il forte eroe della tradizione e l’uomo dai sentimenti e dalle aspirazioni comuni, che mette la cura dei propri figli al primo posto. Eracle vuole vendicarsi delle sofferenze inflitte a lui e ai suoi cari e crede di farlo colpendo i familiari di colui che gli ha ordinato le fatiche e l’ha separato dai suoi congiunti, finendo, di fatto, per punire se stesso. La follia di Eracle è l’estrema contraddizione del suo essere e la sintesi fra il combattente solitario del mito abituato all’uso della forza e l’affettuoso padre di famiglia si rivela impossibile, portandolo a distruggere proprio ciò che intendeva difendere.

Costantino De Luca per Radioeco

 

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