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Art Brut, Poptone, Evi Vine & more |Demography #316

Se vi siete persi l’appuntamento del lunedì male, ma non malissimo perché potete recuperarlo qui. Armatevi di curiosità e cuffie perché anche oggi Demography continua a proporvi tante novità, in una playlist tesa a riportare in primo piano uno strumento ultimamente un po’ fuorimoda come la chitarra, ma con l’orecchio teso alla tendenza del momento: l’Auto-Tune!

There’s a fire in my soul, I can’t put it out/I don’t want to go home yet’: tornano più scatenati che mai gli ironici e irriverenti londinesi (ora residenti a Berlino) Art Burt, con una nuova formazione e un nuovo LP: Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out!, pubblicato il 23 novembre dalla Alcopop! Records, dopo sette lunghi anni di assenza dal mercato discografico. Il cambio di lineup ha visto l’abbandono di Jasper Future e Mikey Breyer e l’ingresso di Toby McFarlaine (già bassista di Graham Coxon) e Charlie Layton, rispettivamente alla chitarra e alla batteria, entrambi componenti anche dei Wedding Present. La title-track in playlist richiama volutamente il mondo onomatopeico delle vignette, dato che il frontman Kevin Macklin aka Eddie Argos è anche disegnatore e autore di fumetti. A proposito del brano Argos dichiara ‘è un brano che parla di farsi nuovi amici. Hey occhio! Siamo tornati e parecchio ringiovaniti pure. Gli Art Brut stanno arrivando al tuo party, che la cosa ti piaccia o meno‘; e parlando del simpaticissimo video: ‘Art Brut’s spirit animal is every animal on the planet all freaking out at once. We are untameable wildlife. Hooray‘. Dunque, Welcome Back Art Brut! E che la carica esplosiva di questo album ci accompagni fino al weekend: Wham! Bang! Pow! Let’s rock out! 

Evi Vine

Wham! Bang! Pow! Let’s rock out! – Art Brut cover

E a proposto di “menti irregolari” passiamo al brano I’m Out Of Your Mind e alle sue schitarrate e synths ….”old-school” de DE STAAT, quintetto olandese già support act dei dEUS e scelti personalmente dai MUSE come special guest del loro Drones World Tour. Dopo KITTY KITTY, il brano in playlist – dalle sonorità dure e decise e costruito intorno a un riff in ascesa – è il secondo singolo estratto dal nuovo album Bubble Gum, in uscita il prossimo 18 gennaio 2019 via Caroline International. Torre Florim, cantante e chitarrista della band, racconta che spesso le case discografiche hanno definito la loro musica ‘non collocabile nel mercato musicale’ ed è proprio questa, secondo Torre, l’obiettivo e la forza del loro progetto.

Nuovo singolo anche per i Night Beats: dopo Her Cold Cold Heart il trio psych-rock/garage di Seattle capitanato da Danny Lee Blackwell condivide la seconda traccia One Thing che anticipa l’LP Myth Of A Man, album prodotto da Dan Auberbach dei Black Keys, previsto sempre 18 gennaio per la Heavenly Recordings. La band ha abbandonato le vibes psichedeliche e i trip acidi dei precedenti Sonic Bloom (2013) e Who Sold My Generation (2016) virando verso toni più pop ma con un sound pur sempre caratterizzato da sonorità sensuali e distorte. Composto durante un periodo particolarmente distruttivo, Myth Of A Man è un disco popolato da angeli caduti, vampiri vagabondi e amanti vendicativi: ‘L’album può essere riassunto come una dimostrazione personale di vulnerabilità e coscienza colpevole. Distruggere il mito di cosa significa vivere e funzionare nella società‘, ha confessato a riguardo Blackwell.

Lasciamoci accompagnare in un viaggio inebriante e pieno di oscurità e riverberi con Distant Light dei tedeschi Holygram. La band formata da Patrick Blümel (voce), Sebastian Heer (batteria), Marius Lansing (chitarra), Pilo Lenger (synths) e Bennett Reimann (basso), dopo l‘ominimo EP del 2016, si riaffaccia sulla lunga distanza con l’album di debutto A Modern Cults, pubblicato il 9 novembre via Cleopatra Records. La band di Köln fonde sapientemente new-wave e Krautrock con post-punk e shoegaze, il tutto con sfumature industrial e synth-pop forgiando uno stile che è un chiaro omaggio al sound anni ’80, ma con uno sguardo orientato al futuro. Riecheggiano le sonorità dei The Jesus & Mary Chain, The KVB e The Soft Moon; non a caso il produttore del disco è proprio Maurizio Baggio, lo stesso di Deeper (Captured Tracks, 2015) e Criminal (Sacred Bones Records ,2018), ultimi due dischi in studio della band di Luis Vasquez. Le 11 tracce dell’LP fanno da colonna sonora ad una distopia contemporanea, in cui dominano il senso di angoscia, smarrimento e l’anonimato delle grandi metropoli. Una solitudine urbana alla Edward Hopper. Landscapes sonori come mezzo per esprimere il senso di alienazione e la fragilità umana, ma anche riflessioni più positive sull’amore, sulla speranza e sulla la ricerca della propria identità. In playlist trovate Distant Light (titolo che mi ricorda una certa Distant Sky), altre tracce potenti del disco sono la title-track Modern Cults, Signals e A Faction,  accompagnato dal video diretto da Jan-Peter Horns.

Evi Vine

Holygram

Continuiamo con le tonalità dark di casa Cleopatra Records e ascoltiamo Go!  dall’album di debutto dei Poptone, band è capitanata da Kevin Haskins e Daniel Ash dei leggendari Bauhaus, Tones on Tail e Love and Rockets, con al basso Diva Dompé, figlia di Haskins (quando si dice “buon sangue non mente!”). Il nome del gruppo è un omaggio ad un brano dei colleghi post-punk P.I.L.  e questo disco eponimo è una raccolta di songs resuscitate dagli archivi dalle passate esperienze, una sorta di live compilation registrata dal vivo in studio per la stazione radio KXLU di Los Angeles, riveduta e corretta per suonare più contemporanea. Un potente amalgama con Diva Dompé che ricrea fedelmente le incredibili originali linee di basso di Glenn Campling, una spolverata di Tones of Tail, una buona dose di di Love and Rockets e un pizzico abbondante di Bauhaus. ‘Performing all these marvelous songs from our back catalog has made me really appreciate what a great songwriter and guitarist Daniel is! Touring with my very talented daughter Diva, takes it to dizzying new heights. The addition of six more songs that we are playing on this new leg of the tour has for me, really cemented our legacy. I feel very grateful and blessed to be a part of this and very much look forward to the forthcoming shows.’ dichiara Kevin Haskins nel comunicato stampa.

Evi Vine

Intanto l’altra metà della band di Northampton, il frontman Peter Murphy e il bassista David J, si è riunita per un tour celebrativo (che ha toccato anche l’Italia il 21 novembre a Roma e il 22 al Fabrique di Milano) in occasione dei 40 anni del gruppo, esibendosi nell’album di debutto In The Flat Field (1980), ripercorrendo così la storia di uno dei pilastri della scena post-punk e goth rock.
Per la gioia dei vecchi fan nostalgici e amanti del vintage tenebroso ascoltiamo Bela Lugosi’s Dead dalla raccolta The Bela Session, pubblicata il 23 novembre su Leaving Records e Stones Throw Records, remaster delle primissime registrazioni in studio realizzate il 26 gennaio 1979, a sole sei settimane dalla nascita, quando la band ancora il nome “Bauhaus 1919”.
Bela Lugosi’s Dead è da sempre il brano più famoso della band, colonna sonora di The Hunger (in italiano Miriam si sveglia a mezzanotte di Tony Scott) vampiristico cult movie del 1983 con Catherine Deneuve, Susan Sarandon e David Bowie, e l’inquietante voce di Peter Murphy nella scena iniziale. La tracklist di The Bela Session è composto da 5 brani: Bela Lugosi’s Dead di quasi 10 minuti che ci restituisce il brano in tutta la sua primitiva bellezza, Some Faces unico vero inedito dell’EP, Bite My Hip che era stata rielaborata e pubblicata nel 1983 con il titolo Lagartija Nick, Harry già pubblicato come b-side con le sue marcate inflessioni singolarmente ska reggae, Boys che fu b-side del singolo Bela Lugosi’s Dead. Tutte le tracce sono state rimasterizzate da Mandy Parnell (Brian Eno, Björk, Sigur Rós) al Black Saloon Studios.

Rimaniamo ancora nelle atmosfere oscure con Evi Vine e Simon Gallup (The Cure) con Sabbath, un’anteprima dolce e oscura dell’atteso LP Black Light White Dark, in uscita a febbraio 2019 ( Sabbath su Soundcloud, mentre in playlist Spotify trovate invece il singolo If It’s Love). Il suo debut album autoprodotto, …And So The Morning Comes, è stato proclamato ‘il gioiello sotterraneo del 2011′ da Drowned in Sound, e Simon Raymonde (Bella Union, Cocteau Twins) lo ha decretato come il suo album dell’anno. Diretto dal premio Oscar Nick Brooks (Fight Club, The Matrix, La ragazza con il tatuaggio del drago), Evi si è unita al fotografo di fama internazionale Patrick Fraser per realizzare lo straordinario video For the DreamersIl secondo album Give Your Heart to the Hawks (2015) è stato co-prodotto da Richard Formby (Mogwai, Spacemen 3, Wild Beasts) e mixato dal leggendario Phill Brown (Talk Talk, Led Zeppelin, David Bowie, Robert Plant, Beth Gibbons, Throwing Muses). Il timbro di Evi ricorda quello di Beth Gibbons dei Portishead e Roisin Murphy (Moloko), e le sonorità riecheggiano band quali Cocteau Twins, Chelsea Wolfe e Swans. La sua voce sottile e seducente si infiltra tra le crepe lasciate del potente basso di Simon Gallupe dalla chi tarra di Peter Yates (Fields of the Nephilim) creando un suono che è al tempo stesso sublime e inquietante, un’atmosfera unica e profondamente intima. Un lavoro intenso e oscuro in cui perdersi, per poi riemergere grazie al canto magnetico e delicato di Evi. I temi esplorano l’oscura natura del cuore umano, così come i temi post-apocalittici: ‘I know a lot of people are being shaped by experiences in our lives, ghosts of childhood, self-destructive pain and sorrow, all our personal struggles, doubt, and change. I can feel the earth dying and it makes me so sad. We write reflective songs about the circular patterns of man, and reflecting beauty and violence in the world‘, ha dichiarato Evi.

Evi Vine

Evi Vine

Cambiamo sonorità ma parliamo ancora di donne forti, questa volta con Ian Sweet, ovvero la musicista indie-pop californiana Jilian Medford, con la sua Hiding,  prima traccia del suo sophomore Crush Crusher, uscito il 26 ottobre via Hardly Art, e che segue di un paio di anni Shapeshifter. L’album è fondato su dissonanze e progressioni, e su un suono che mescola psych-rock, trip-hop e shoegaze. L’album è stato realizzato con il produttore Gabe Wax (Deerhunter, The War On Drugs, Soccer Mommy) al Rare Book Room studios di Greenpoint (Brooklyn) e completato nelle registrazioni delle basi con i musicisti Simon Hanes al basso e Max Almario alla batteria. Quando ha scritto Crush Crusher Medford ha voluto esplorare i propri problemi con l’immagine di sé, con l’autostima e il senso di responsabilità. Hiding, brano di apertura scritto quando viveva ancora in una frigida Brooklyn, riflette su come le fosse impossibile mostrare tutti i lati del suo carattere a chi condivideva una relazione con lei, sui meccanismi di difesa e sulle proprie insicurezze. Da queste riflessioni ne esce carica di un senso di invincibilità e benevolenza per sé stessa, sentendosi più degna dell’amore che riceve, e con un nuovo album!

Passiamo poi al brano Slow to Reverse, della risposta canadese agli Stereolab: Jen K. Wilson aka Buildings and Food, artista indipendente di Toronto che abbraccia uno stile avant-pop, tra glitch e musica classica. Questo è il suo primo progetto musicale da solista, dopo essersi formata in pianoforte classico e trascorso molti anni a suonare chitarra, batteria e tastiere in varie formazioni indie, per poi intraprendere la carriera di visual artist. Gli 8 brani del debut album Quick Beat Save scorrono rilassati tra synth carismatici, ritmi vivaci e accattivanti sui quali si innesta una voce ovattata e mormorata. Il tutto emana un accattivante fascino “stereolabesco” con richiami a Ladytron e Lali Puna. ‘I was greatly inspired by the early demos of Glenn Tilbrook and early Squeeze recordings, A.C. Newman, Jimmy Tamborello/Dntel, Daft Punk, and The Rural Alberta Advantage‘, ha dichiarato Jen K. Wilson, e continua ‘Mi sono divertita a mixare i suoni analogici con tracce digitali che ho creato per queste registrazioni, costruendo loop e usando suoni trovati, e poi aggiungendo chitarre, percussioni e e voci’.

Evi Vine

Buildings and Food artwork

 

E, infine, con un allegro “yeee-yhah!” ci saluta Swamp Dogg, nome d’arte di Jerry Williams, leggenda del bluesy/southern soul anni ’60 e ’70, che si mette a gigioneggiare con Auto-Tune e sampling, con lo zampino di Justin Vernon e dal team Isaac Gale e Ryan Olson (Solo quest’adorabile ca….76enne poteva farmi digerire l’autotune, in una sorta di parodia irriverente dei nuovi fenomeni in circolazione). Il suo nuovo disco s’intitola Love, Loss, And Auto-Tune, uscito il 7 settembre 2018 via Joyful Noise, in cui l’eccentrico bluesman reinventa lo stile country/R&B filtrato dalle nuove tecniche di produzione tra sampling e synth, atuto-tune, manipolazione via Pro Tool o Ableton, immergendosi così nella contemporaneità elettronica. Sex With Your Ex segue i video accattivanti di Lonely  e I’ll Pretend (ft. Bon Iver & Guitar Shorty). I direttori del video Nazeem & Spencer Joles spiegano ‘We wanted to shoot something a little raunchy and surreal while showcasing Swamp Dogg’s enigmatic charm. In the video, Swamp has a therapy session that leads him to revisit bygone romances that culminate in a less than ideal climax. The concept revolves around the urge to have sex with your ex and the consequences of pursuing failed relations from the past.  Swamp did his own stunts and his actual ex also starred in the video‘.

Tracklist:
Wham! Bang! Pow! Let’s rock out! – Art Brut
I’m Out Of Your Mind – DE STAAT
One Thing – Night Beats
Distant Light – Holygram
Go! - Poptone
Bela Lugosi’s Dead – Bauhaus
If it’s Love / Sabbath– Evi Vine
Hiding – IAN SWEET
Slow to Reverse – Buildings and Food
Sex with yuor Ex – Swamp Dogg
Buon Ascolto!
Marta Cardilli per RadioEco.

 

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