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Artwork della domenica: ★ di David Bowie

Mai fu più triste parlare di un artwork come questa volta. Il 19 novembre era ricomparso dal nulla David Bowie, il nostro Duca preferito, con un singolo di quasi dieci minuti, accompagnato da un video surreale. Era Blackstar, il primo brano che annunciava l’arrivo di un nuovo e omonimo disco, che sarebbe uscito il prossimo 8 gennaio, giorno del compleanno di Bowie.

L’11 gennaio arriva la notizia shock. David Bowie, che ha appena compiuto 69 anni, che ha appena pubblicato un nuovo album ed è in classifica con ben due nuovi singoli, è morto la notte precedente dopo 18 mesi di lotta contro il cancro.

È inutile star qui a spiegare chi e cosa fosse Bowie per la musica, e per l’arte in generale. Un artista a 360 gradi, è forse l’unico modo per definirlo, e resta comunque un titolo poco esaustivo per uno che ha segnato la Storia.

David Bowie, The Thin White Duke, Ziggy Stardust, Major Tom, chiunque fosse veramente, ha fatto davvero in modo che tutto il mondo lo ricordasse per sempre, e lo ha fatto fino all’ultimo.

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Perché scegliere di parlare dell’artwork del nuovo album e non di un suo classico? Certo, sarebbe stato altrettanto affascinante parlare di Ziggy Stardust, o della meravigliosa trilogia berlinese, ma la verità è che ★ è di fatto il testamento che Bowie ci ha lasciato, quindi sembrava quantomeno doveroso soffermarsi un po’ sul disco, o meglio sulla sua simbologia.

L’artwork è stato ideato da Jonathan Barnbrook, designer londinese che aveva già collaborato con David per altri album, ad esempio The Next Day, per il quale aveva riproposto un grande classico della discografia del cantante, Heroes, ma presentandolo in una nuova prospettiva concettuale.

Basta guardare un qualsiasi documentario o leggere qualche vecchia intervista di David Bowie per rendersi conto di quanto fosse preciso nelle richieste ai suoi collaboratori. La stessa autorità e precisione era dimostrata anche nella creazione degli artwork, in fondo sono la prima cosa che un ascoltatore vede, e si sa, David era un abilissimo comunicatore.

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Vedere questa stella nera su uno sfondo bianco, in effetti ha incuriosito molti, ed è probabile che questo fosse lo scopo ricercato dalla coppia Barnbrook e Bowie, anche perché si tratta del primo disco che non rappresenta l’immagine del cantante. Per lo meno uno dei tanti. L’idea di fondo era quella di creare un nuovo linguaggio, come dimostra il nome di Bowie scritto sotto la grande stella nera, con i frammenti della stessa. L’operazione diventa un vero e proprio font, con tanto di nome, il Virus Deja Vu.

Un lavoro apparentemente molto semplice che nasconde invece una sorta di ritorno a un’era primitiva, quando l’uomo non comunicava con le lettere, ma con geroglifici, almeno questa era l’idea che è venuta a Barnbrook, come racconta lo stesso designer al sito Creative Review, dopo una conversazione con William S. Burroughs, avvenuta più di vent’anni fa. Sempre su Creative Review, Barnbrook dice innanzitutto che Bowie è stato molto attivo, nonostante la malattia, nel processo di idealizzazione del font, del problema di presentare Blackstar attraverso il simbolo, e non con la parola, e di quanta pressione sentisse il designer per questo compito. Come biasimarlo? Immaginate di dover creare un logo, un disegno che rappresenti il ritorno di David Bowie, non un artista qualunque, che incuriosisca e che sia anche destinato a rappresentare il suo testamento lasciato al mondo intero poco prima di morire. Della serie “scusate se è poco”!

Un design minimale, pulito, che con la scomparsa del cantante ha assunto anche un carattere solenne, anche grazie ai due videoclip che hanno anticipato l’uscita dell’album, entrambi cupi, ma che mostrano finalmente David Bowie, quell’essere con gli occhi diversi, che si è finalmente mostrato senza maschere (anche se se indossa effettivamente una), fragile e stupendamente umano.

I significati che si nascondo dietro la stella sono moltissimi. Alcuni dicono che si riferisca a quello stato che assume una stella prima di diventare un buco nero, e dunque è una metafora della morte imminente del nostro alieno preferito. Altri pensano che si riferisca a uno stato del tumore, che è appunto chiamato Blackstar. Le spiegazioni che ci siamo dati, soprattutto alla luce della sua morte, sono tantissime, ma è bello immaginarlo per quello che rappresenta. È l’artwork che accompagna il suo requiem, compiuto.

Quella stella nera è l’ultima volontà di quella personalità significativa che è stata, e continuerà ad essere, David Bowie che, per i fan delle teorie alla Giacobbo e, per chi spera che Ziggy Stardust non fosse un semplice alter-ego, è tornato sul suo pianeta; per me, e tanti altri, è immortale quanto l’arte. Non dimenticatelo, David Bowie is forever.

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