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Artwork della domenica – “ARTPOP”, Lady Gaga

Abbiamo già parlato tante volte di artwork famosi, senza però arrivare a un’icona che ha fatto della spettacolarità visiva, il suo marchio. Odiata dai vegetariani di tutto il mondo, oggi si parla della divina Lady Gaga, e della copertina del suo “ARTPOP”.

Lady Gaga è entrata nella nostra scena musicale qualche anno fa, di prepotenza, con singoli fortunatissimi come Poker Face (allo sfinimento). Stefani Germanotta, questo il vero nome dell’artista, è stata, ed è tuttora, un uragano non solo all’interno della musica, ma si è rivelata un personaggio chiave dei nostri tempi. Sfacciatamente eccentrica, irriverente, Lady Gaga si è fatta strada tra i nostri schermi, e le nostre radio con brani martellanti come Bad Romance e Paparazzi, e look che probabilmente persino Björk e Loredana Bertè considererebbero fin troppo audaci. La stessa cantante ci tiene a dichiarare di vedersi come spettacolo, ciò che mostra al pubblico non è realtà, è arte, performance.

artworklady-gaga

Miss Germanotta è un’amante dell’arte, ma di un’arte che porta con sé un lato oscuro, una certa mostruosità costante nei testi delle sue canzoni. Lady Gaga è lei stessa, come si è già detto un’opera d’arte, e non certo una delle più sobrie. Apparire è la prima regola, ma essere ricordate, scatenare la curiosità di chi per caso incrocia per un qualsiasi motivo uno spettacolo, o un video, o che so, American Horror Story, è ancora meglio. E Lady Gaga è diventata una maestra in questo. Riprende in un certo senso quella spettacolarizzazione che era propria di performer come Peter Gabriel, ma in modo decisamente più freak, e lo mantiene anche fuori dal palco.

E allora per una donna che vuole strafare nella musica e nella quotidianità, il prossimo passo è essere immortalata come artwork di un proprio album e Lady Gaga ha abbastanza ego da mettere in pratica questo ulteriore step. L’occasione arriva con ARTPOP, album del 2013 che se musicalmente segna l’inizio della discesa di Lady Gaga (che pare essersi però ripresa con Joanne, uscito lo scorso 21 ottobre), d’altra parte consegna alla storia uno degli artwork meno sobri di sempre.

Nell’artwork di ARTPOP, Lady Gaga è trasformata in un’opera plastica, posta al centro della copertina e circondata da riferimenti all’arte rinascimentale. Autore di questo attacco d’arte è niente poco di meno che Jeff Koons.

artworkjeff_koons_gaga

Per chi non lo sapesse, Jeff Koons è un artista contemporaneo che realizza sculture, installazioni, fotografie e pitture, con le quali si prende gioco dello stile di vita americano, dedito al consumismo e, ironicamente, è anche uno degli artisti più ricchi del momento.

Le sue opere volutamente kitsch, a volte appaiono in giro per le strade, inoltre è stato anche considerato l’erede di Andy Warhol, e il maggiore esponente del Neo-Pop. Koons è di sicuro un personaggio sui generis: negli anni Settanta lavora sia a Wall Street che al MOMA, e proprio in questo stesso periodo inizia a comporre le serie che lo porteranno ad essere notato dai critici, e che hanno come tema principale la banalità degli oggetti, e l’attaccamento che l’uomo ha verso essi. Dal suo breve matrimonio con la pornodiva Ilona Staller, nasce la serie Made in Heaven, composta da statue, dipinti e fotografie che ritraggono la coppia in diversi momenti, specie scene di sesso. Sempre da questa relazione nasce sia un figlio, Ludwing, sia un’altra serie, Celebration, che celebra proprio l’arrivo del bambino.

Nel 2013 collabora con Lady Gaga, creando una statua di cera dell’artista che verrà poi usata per realizzare l’artwork dell’album della cantante.

artworklady-gaga-artpop

L’artwork di ARTPOP è un vero manifesto di megalomania, quella che ci si aspetta da un personaggio tanto forte sulla scena, quanto lo è la cantante in questione. Lady Gaga, trasformata in statua e poi trasferita sulla copertina dell’album, è una bambola, lucida, plastificata. Completamente nuda, ha i seni coperti da i capelli e dalle mani, mentre in mezzo alle gambe è posizionata una sfera blu, lucida, dalla superficie riflettente, che sembra sia stata partorita dalla stessa artista. Lo sguardo è puntato a un pubblico esterno. Come una statua classica, Lady Gaga ha quello sguardo un po’ perso, assente ma allo stesso tempo deciso, puntato a chi le passa davanti.

Nell’artwork, dietro la pop star si alternano opere del Rinascimento italiano, quali La nascita di Venere di Botticelli e Apollo e Dafne del Bernini, distrutte, tagliate e riassemblate in un collage che alterna uno “spicchio” della Venere, a un altro del complesso scultoreo, andando a formare uno sfondo che ha il suo punto focale dietro Lady Gaga, che viene ulteriormente messa in risalto. Il punto di fuga (ah, le belle reminescenze delle medie) è sempre lei, la Venere di Jeff Koons, adagiata in modo più provocatorio, rispetto alla dea del Botticelli, sulla stessa conchiglia sulla quale la dea dell’Amore poggiava, nel quadro rinascimentale, delicatamente i suoi piedi.

Il canone della bellezza è stravolto: ora è Lady Gaga, la freak, colei che è diventata la dea di una schiera di mostri, a prendere il posto della dea della bellezza. Il passato è spezzato, scomposto come il collage che le sta alle spalle. Lei è la Venere, lei è la nuova scultura. Dafne e Apollo sono rotti, nell’artwork di Jeff Koons, non possono più competere con la statua della diva che lo domina completamente.

ARTPOP non ha avuto il successo la nostra diva si aspettava, ma è stato un vero e proprio tributo all’arte, non solo nell’artwork, ma anche nei video realizzati, come Applause.

Lady Gaga è arte, molte volte kitsch, ma resta uno dei nostri mostri preferiti, l’unica che si può permettere di sostituirsi alla bellezza canonica nei suoi artwork, e di girare con un vestito di carne cruda e risultare favolosa.

 

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