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Artwork della domenica – “Beggars Banquet”, The Rolling Stones

Si può parlare di artwork e storia della musica senza nominare almeno una volta i Rolling Stones? La risposta giusta è no! Ladies and gentlemen, benvenuti nel 1968, tempo di rivoluzioni, acidi e anche tanta musica rock. L’artwork di questa prima domenica di ottobre è quello di “Beggars Banquet”.

È impossibile iniziare a parlare del 1968 senza poi dilungarsi troppo, quindi basterà tenere a mente il clima che si respirava allora in Occidente. Le grandi città erano in fermento, si stava lentamente passando dal placidissimo Peace and love, alle manifestazioni politiche e sociali di studenti, lavoratori, femministe, che molto spesso finivano in violenti scontri. La società, soprattutto i giovani, non è più passiva sta iniziando a far sentire la propria voce, contro la guerra in Vietnam, contro lo Stato, contro la realtà. Si torna dunque alla concretezza fuggendo da quella campana di vetro che era stata l’utopia degli hippies.

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I Rolling Stones percepiscono questo cambiamento e la loro musica ne risente. Dalla psichedelia di stampo britannico dei precedenti e poco fortunati dischi (nei quali però si erano comprese tutte le qualità del polistrumentista Brian Jones), si passa alle origini del rock, si torna a quel blues concreto, sporco, a un sound decisamente americano. Questa svolta inizia con Beggars Banquet, il primo album che verrà in seguito considerato un classico dei Rolling Stones, insieme a Exile on Main St., Let it Bleed e altri. Ad aprire questa tendenza al blues, ma soprattutto al folk, è il cantautore americano Bob Dylan, che nei primi anni Sessanta aveva già scritto e pubblicato Blowin’ in the Wind, segnando un’alternativa musicale del tutto diversa a quella del rock psichedelico che allora spopolava. Il sound di Dylan ricorda l’uomo, la vita, la realtà. È tangibile, si può toccare, vedere e può far male. La stessa cosa accade ai Rolling Stones con Beggars Banquent: si fa forte il desiderio di cambiare l’immagine del gruppo, e di abbandonare i panni colorati del periodo pop, di ricercare sonorità più terrene, folk, country, di sporcarsi di nuovo le mani nel R&B.

Ormai l’accoppiata vincente dei Rolling Stones è formata da Keith Richards e Mick Jagger, che firmano quasi tutti i pezzi contenuti nel disco, mentre Jones, sempre più sconvolto dall’abuso di alcol e diverse droghe, si allontana completamente dal gruppo, anche durante le sessioni di registrazione, comparendo pochissimo nell’album, anche se resta magistrale la slide guitar suonata da lui in No Expectations. D’altra parte il resto dei Rolling Stones con Beggars Banquet sta andando oltre l’esperienza del Flower Power, oltre quel pop lisergico che era invece molto caro a Jones. In poche parole Brian Jones si stava distaccando da un’esperienza musicale che non lo coinvolgeva più come una volta, e i Rolling Stones erano pronti a scaricare quello che, a causa delle droghe e dei continui problemi legali, stava diventando un peso che avrebbe potuto impedire il decollo della band. Una storia che avrà poi l’epilogo con il ritiro forzato di Jones, e la sua misteriosa morte nel 1969.

Si parlava di una volontà di tornare all’immagine pre-pop, ma in un modo del tutto nuovo, Gli Stones vogliono tornare sporchi, aggressivi, rockers, e proprio per questo scelgono una cover che faccia intuire da subito che qualcosa è cambiato. L’artwork di Beggars Banquent è sudicio, sporco, è anzi considerato indecoroso e indecente, da americani e inglesi, tanto da venir sostituito con un opposto e pudico artwork bianco, che tra l’altro venne interpretata da alcuni come una presa in giro del White Album dei “rivali” Beatles, uscito lo stesso anno.

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Sulla versione censurata campeggiano il nome della band e del disco scritte in un carattere talmente fine ed elegante da farlo sembrare un biglietto di auguri, andandosi a scontrare sia con il sound blues di Beggars Banquet, sia con la cover originale.

Anche se i Rolling Stones hanno provato a combattere affinché l’artwork restasse quello originale, non c’è stato modo di vincere questa battaglia, che stava già ritardando l’uscita del disco. Alla fine i membri del gruppo hanno optato per una scialba presentazione di una band che aveva invece voglia di tornare a farsi vedere grezza, dura.

Ma cosa ci sarà mai su questa cover da renderla così oscena e intollerabile? La verità? Niente di che. Questa presa di posizione da parte delle case discografiche si potrebbe forse spiegare inserendola nel contesto storico del ’68, un periodo di incertezza sui valori, sui confini di libertà. Anche così contestualizzata la scelta rigorosa di sostituire la cover di Beggars Banquet resta troppo esagerata per una società che stava conoscendo in quegli anni una rivoluzione culturale a 360°.

L’artwork esterno di questo disco non è nient’altro che la fotografia del muro di un bagno pubblico, muro che verrà immortalato dal fotografo Barry Feinstein. Sul muro Richards e soprattutto Mick Jagger hanno scarabocchiato diverse cose, tra cui il nome dell’album, il titolo di canzoni come la famosissima Sympathy For The Devil, Prodigal Son, il titolo del singolo Street Fighting Man. Si intravede poi a sinistra il disegno di una donna nuda, a destra un omaggio alla musa che ha ispirato il nuovo sound degli Stones, ovvero Bob Dylan, insomma al contrario delle scritte che si trovavano nei bagni del mio liceo, questo sembra quasi immacolato. Allora cos’è che ha fatto scattare la voglia di censurare nei discografici? Innanzitutto l’ambientazione poco fine, la scelta di un sudicio bagno pubblico è apparsa troppo indecente e sconsiderata, soprattutto è stato considerato intollerabile che si vedesse il coperchio del WC, in secondo luogo lo slogan God rolls his own, considerato un tantino blasfemo. Niente di così gravemente osceno e indecente, per noi, ma non per gli americani e gli inglesi dell’industria discografica del’68.

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Ad ogni modo, l’artwork originale fu poi stampato a partire dalle ristampe del 1984. All’interno dell’album troviamo invece l’allegra ed ebbra combriccola dei Rolling Stones, vestita con abiti che riprendono diversi periodi storici, dal Medioevo al più recente Ottocento (si intravede anche un liuto), impegnati a banchettare insieme a diversi animali presenti su una scena ricchissima di dettagli. Un modo di richiamare il titolo dell’album, “Il banchetto dei mendicanti”. I Rolling Stones si presentarono così anche alla presentazione dell’album a Londra, concludendola con una gara di torte in faccia.

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Ancora una volta la storia di come la censura a volte sia eccessiva, anche se per fortuna, non ha intaccato la fortuna di Beggars Banquet. Se fosse successo probabilmente non avremmo conosciuto il meglio dei Rolling Stones, e sarebbe stato un peccato.

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