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Artwork della domenica – An End Has A Start, The Editors

Poteva mancare l’ultimo artwork di agosto? Certo che no! La domenica non è la stessa senza una bella copertina da guardare e leggere. Oggi restiamo nel contemporaneo andando a scomodare un album che è ormai un must di questi ultimi anni, An End Has A Start degli Editors.

Nove anni fa, dopo l’ottimo debutto del 2005, usciva il secondo album della band britannica, An End Has A Start. Il disco contiene pezzi ormai famosissimi, l’omonima tracciaSmokers Outside the Hospital Doors, tutte canzoni che hanno reso popolari gli Editors. Anni d’oro per la New New Wave e il Post-punk: insieme ad altri gruppi come gli Interpol, gli Editors hanno contribuito a ridare dignità a questo tipo di musica che striscia ancora in ombra. artworkeditors_11_15 E l’artwork? L’artista designato di “confezionare” il secondo album degli Editors è l’inglese Idris Khan. Khan vive a Londra dove crea le sue opere che l’hanno reso uno degli artisti più interessanti della sua generazione. Osservando i suoi lavori la parola che si piazza subito in testa è “astrattismo”. Khan parte dalla fotografia: alla base dell’opera c’è la riproduzione fedele di edifici, oggetti presenti nel reale che vengono poi sovrapposti ad altre fotografie fino ad ottenere un effetto straniante, simili a quelli di un quadro ottocentesco di Turner. Anche per l’artwork di An End Has A Start è stata usata la stessa tecnica. La fotografia da cui parte la realizzazione dell’artwork è di Bernd e Hilla Becher, due artisti concettuali tedeschi, conosciuti soprattutto per la serie di fotografie di architettura industriale. Khan parte come sempre da un’immagine vera, reale e concreta con l’intento di decodificarla per arrivare a quella che considera l’immagine pura. Il processo di creazione dell’artwork prevede la distruzione dell’immagine originale, attraverso la sovrapposizione digitale di altre immagini. In questo modo non c’è definizione, non ci sono confini, linee. Nessuna costruzione mantiene la sua struttura di base, sembra una fotografia sfuocata, non riuscita. Khan crea invece un’inquietante fantasma architettonico che pare dover sparire da un momento all’altro, mentre in realtà sta lì minaccioso, acquisendo un suo peso, un suo volume nonostante l’inconsistenza che il soggetto dell’artwork vuole suggerire. artworkeditors A esaltare quest’aria tetra che infesta la copertina dell’album degli Editors, sono i colori scelti da Khan. Buio e luce, nero e giallo, richiamano ancora una volta i pittori romantici che Khan tanto ama. C’è chi, proprio grazie alla scelta dei colori, ha fatto anche qualche paragone con la luce del Caravaggio, probabilmente hanno ragione, l’atmosfera creata può essere simile a quella che si trova in alcuni lavori del pittore italiano, ma in fondo la critica non è altro che un viaggio pindarico soggettivo. Quello che è certo è che Khan riesce a creare artwork più simili alla pittura che alla fotografia, nonostante sia quest’ultima la base artistica usata. L’edificio minaccioso, i colori contrastanti, sono tutti dominati dalla scritta che campeggia in bianco An End Has A Start, The Editors, e che si abbinano meravigliosamente fra loro e fra le tracce che si nascondono dietro l’artwork.

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