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Artwork della domenica – “L’amore e la violenza”, Baustelle

Una ventata di novità con l’artwork di oggi! Niente viaggi nel passato questa volta, anche se il gusto retrò non ce lo facciamo mancare mai. Si resta nel neonato 2017 con i Baustelle e il loro settimo disco uscito il 13 gennaio, “L’amore e la violenza”. Enjoy!

artworkbaustelle

Ebbene sì, ci ho preso gusto a parlarvi delle nuove uscite discografiche e oggi vi beccate un artwork fresco, fresco, appena uscito ma che abbiamo già visto milioni di volte. Non posso che esserne felice: i Baustelle sono finalmente tornati, e l’hanno fatto con una vistosa rottura nei confronti del loro album precedente, Fantasma. Quest’ultimo era un concept, con delle vere e proprie suite all’interno. Una tematica coerente, importante, La Morte vista anche da un punto di vista un po’ epicureo, un po’ teatrale. A ripensarci una canzone come Cristina, che cita la presenza dei fantasmi a cui allude il titolo dell’album, ricorda un po’ la pazzia shakespeariana di MacBeth. Fantasma è un disco monocromatico, sublime, suonato da un’orchestra, un ambizioso tentativo di alzare il tono, la musica e anche le tematiche (riuscito per la sottoscritta). D’altra parte L’Amore e la Violenza è un disco pop, anzi, per citare lo stesso Bianconi, oscenamente pop! Piccola parentesi: quando si dice pop, si pensa alla canzone facile, immediata, veloce. Niente di tutto questo. Innanzitutto i Baustelle sono sempre stati pop, si pensi alla Moda del lento, o Amen, ma di facile non c’è mai stato nulla, perché la composizione delle canzoni ha sempre avuto alle spalle una certa ricerca. Una cosa è certa, lo stile dei Baustelle pre-Fantasma è tornato!

L’Amore e la Violenza è un album libero da ogni imposizione, aspettativa, oltre ad essere, come suggerisce il titolo, un eterno contrasto, almeno apparente, perché in fin dei conti amore e violenza sono complementari, nessuno può essere senza l’esistenza dell’altro. Non si parla solo di violenza bruta, ci mancherebbe, “L’idea era quella di scrivere un disco di canzoni d’amore in un’ipotetico tempo di guerra”, dice Bianconi in un’intervista, riprendendo quindi il concetto che amore e violenza coesistono quanto amore e odio, come aveva dimostrato già Cohen in Songs of Love and Hate. Insomma musica leggera fino a un certo punto, perché il pop secondo i Baustelle prevede sempre qualcosa di complesso, “canzonette” orecchiabili, facili, musiche divertenti, ma che hanno sempre al loro interno una peso non indifferente.

Di cosa parla dunque L’Amore e la Violenza? Come al solito di tante cose, anche del niente, o meglio dell’effimero che assume i connotati di Amanda Lear, dei suoi LP. Forse per la prima volta l’attualità entra nel disco dei Baustelle, e lo fa citando il Battiato della Voce del Padrone, influenza costante nella band ed esasperata più che mai nei due brani Il Vangelo di Giovanni e Eurofestival. Ma ai Baustelle si sa, la citazione è sempre piaciuta, fa parte del loro essere pop, e questa volta più liberi che mai nel dire e comporre questo disco dai mille colori che stona vicino all’oscuro Fantasma. Colori che si percepiscono più nella musica che nei testi. Perché sarà anche pop ma Betty ha sognato di morire / Sulla circonvallazione, e in Eurofestival si implora di essere portati via dall’assurdità di questa realtà così incasinata e minacciosa.

artwork-L_amore_e_la_violenza_baustelle_download_696x696E l’artwork? Anche qua ci sono un bel po’ di cose da dire. La fotografia è stata realizzata da Gianluca Moro, che non è al suo primo lavoro con i Baustelle. Tra gli artwork che ha già realizzato per la band ci sono I Mistici dell’Occidente e il primo piano degli occhi di Rachele Bastreghi in Amen. L’artwork usato per L’Amore e la Violenza riesce benissimo a spiegare quel concetto di cui si parlava prima, ovvero che amore e violenza coesistono, sono come lo Ying e lo Yang, opposti ma inevitabilmente complementari. L’idea è venuta proprio a Moro, il quale si è ispirato a un film inglese del 1968, If, in cui Malcom McDowell (l’Alex di Arancia Meccanica, per intenderci), immagina di fare l’amore in modo violento, animalesco, con una cameriera.

Effettivamente la scena che ritroviamo nell’artwork è presente nel film, e qui nonostante la staticità propria della fotografia, l’immagine mantiene la stessa carica, la stessa violenza del gesto, la voglia di mischiare forza e amore, dolore e piacere. In principio doveva esserci la doppia copertina, un artwork con due ragazze e un altro con due ragazzi, progetto abbandonato in quanto poco pratico, ma l’idea era quella di manifestare l’amore e la violenza con due coppie omosessuali.

L’artwork scelto, che ricorda le locandine di diversi film degli anni ’70, rappresenta due donne, una dai tratti più marcati, anche più visibili, che porta i capelli mossi, bruni e ricorda un po’ un personaggio uscito dalle strade di Pasolini (parere che a quanto pare è stato condiviso da diverse persone). L’altra donna ha i capelli lunghi, biondi, sembra che abbia il rossetto, forse per continuare a sottolineare un’opposizione apparente, mora-bionda, acqua e sapone-truccata, amore e violenza. Che la violenza assuma la fisionomia della donna più comunemente percepita come femminile nell’artwork, dubito sia una coincidenza. Sembra piuttosto voler evidenziare l’attrazione dell’essere umano verso il dolore, la sua presenza nella natura umana.

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Siamo insomma bloccati in un mondo che banale, normale, che da millenni racchiude amore e violenza, che da sempre ce le presenta come faccia della stessa medaglia, entrambe negative e positive. In tanti hanno parlato di Sussidiario della Maturità, richiamando il primo disco dei Baustelle. Personalmente penso che ci sia dentro tutto quello su cui i Baustelle hanno lavorato sin dall’inizio della loro carriera, filtrato attraverso l’esperienza che hanno sperimentato durante gli anni. Sarò di parte, ed è palese, ma L’Amore e la Violenza è un bell’album, forse il primo dei Baustelle che scivola e che si ascolta tutto d’un fiato.

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