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Artwork della domenica: “Orgasm Addict” The Buzzcoks

Potevamo lasciarvi senza un artwork prima di Natale? Assolutamente no! Eccoci dunque al terzo appuntamento con l’artwork della domenica, che questa volta ha un sapore decisamente punk.

Siamo alla fine degli anni ’70, tempo di sperimentazioni, di eccessi. Periodo in cui prende piede la subcultura punk e gruppi musicali come i Sex Pistols e i Clash. Un’Inghilterra in fermento, che sa di strade, sobborghi, alcol, sigarette e insofferenza.

È questa la scena in cui suonano i Buzzcocks, gruppo della scena punk inglese, conosciuto soprattutto per singoli come “Ever Fallen in Love?”, che rientra tra i brani più reinterpretati di sempre. Ma è di un altro singolo che parleremo. Nel 1977 i Buzzcocks registrano “Orgasm Addict, un pezzo che parla in modo malizioso e scherzoso della dipendenza dall’orgasmo. Di conseguenza osare anche con l’artwork era più che naturale. E perché non affidarsi a un’artista moderna e spregiudicata, come Linder Sterling?

artwork Linder Sterling


Vi ricordate di Lady Gaga e del suo vestito di carne? Ecco, quello non era un atto originale, ma una provocazione e insieme un omaggio a Linder Sterling, che di carne si era vestita negli anni ’80. Un piccolo excursus sulla Sterling, giusto per entrare un po’ nel suo universo artistico, è dunque doveroso.

Femminista radicale, Linder è attiva nella Manchester degli anni Settanta, come artista e anche cantante, sia nella scena punk che in quella post-punk, tant’è che uno dei suoi più cari compagni di sbronze è un certo signor Morrissey. Inizia a farsi conoscere proprio per i suoi collages (pubblicati su una rivista punk, Secret Public, da lei fondata), in cui mescola immagini prese da riviste porno, di moda o dai soliti magazine per casalinghe. Combina questi ritagli fra loro ottenendo risultati provocatori, forti. Lo scopo è sottolineare le aspettative che la società ha sul corpo femminile, un prodotto stereotipato, niente di più. È questa la linea che Linder attacca con la sua arte. Crea una donna oggetto diversa da quella intesa dall’idea maschilista, da quella che viene propinata dalle pubblicità. È un essere ibrido consapevole della sua alienazione, ribelle agli stilemi in cui il mondo la cataloga.

È esattamente lo stesso effetto provocato dalla copertina che i Buzzcocks usano per il loro singolo. Il collage rappresenta una donna che al posto della testa ha un oggetto tipicamente domestico, il ferro da stiro. Il resto del corpo è nudo, se non fosse per due bocche sorridenti che coprono i capezzoli della “creatura”. Il risultato non è certo una Venere di Botticelli (d’altronde anche lei risulterebbe pienotta per gli standard dei magazine), ma un mostro, reso tale proprio unendo le mostruosità che dovrebbero definire la donna perfetta.

Si potrebbe parlare quasi di una “decostruzione” della figura femminile, oltre che di un atteggiamento puramente ribelle e punk.

artwork buzzcocks

Originariamente l’artwork di Orgasm Addict era a colori, cosa che non soddisfaceva però Malcom Garrett, manager dei Buzzcocks, che decise di puntare su due sole tonalità, figura blu su sfondo giallo, forse in modo da accentuare ancora di più il contrasto.

Ricapitolando, i Buzzcocks uniscono nell’uscita di un solo singolo, quella che era la Manchester degli anni Settanta, la scena punk agli esordi, esagerata, libera di ribellarsi agli schemi che ci sono piovuti addosso da generazioni anteriori.

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