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Artwork della domenica: “Robinson” di Roberto Vecchioni

Ci risiamo, è giunto il momento di riempire la domenica con un nuovo artwork bello e analizzato. Questa volta restiamo in Italia con uno dei cantautori più affermati del Paese, e con la rockstar del fumetto italiano: Roberto Vecchioni e Andrea Pazienza.

Nel 1979 Roberto Vecchioni pubblica Robinson, come salvarsi la vita, un disco amaro, sarcastico e triste, che prende vita da un periodo della vita del cantautore per nulla roseo. Due anni prima Vecchioni è stato accusato e arrestato per aver passato uno spinello a un quattordicenne, durante la festa dell’Unità a Marsala. L’accusa è poi caduta in seguito alla ritrattazione del ragazzo che pare si sia inventato tutto di sana pianta, ma questo episodio ha ispirato una delle canzoni più amare di Vecchioni, Signor giudice, dedicata al giudice che dopo averlo fatto arrestare aveva deciso di andarsene in vacanza e interrogarlo al suo ritorno. E non è tutto! All’estate al fresco si aggiungono la crisi matrimoniale con la moglie Irene e la rottura con la vecchia casa discografica, la Philips (Robinson infatti sarà pubblicato dalla Ciao Records).

Un periodaccio per Vecchioni dal quale nasce però un disco disilluso come pochi, in cui gli unici momenti di tenerezza sono dedicati ad amori e momenti della gioventù dell’artista, il resto del mondo interno all’album esce veramente male dalla sferzante critica di Vecchioni. Anche la fantasia del bambino che vuole imitare Robinson Crusoe è destinata a svanire a favore di una realtà tangibile e senza speranza.

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Per un album così dissacrante chi meglio di Andrea Pazienza per realizzarne l’artwork? Il connubio tra Paz e Vecchioni non è nuovo, la collaborazione tra i due artisti aveva già dato alla luce l’artwork di Signor Giudice, singolo dell’album che stiamo trattando, e continuerà con Montecristo, Hollywood Hollywood, Il grande sogno e molti altri album che hanno le copertine firmate dal fumettista.
Il 23 maggio scorso Andrea Pazienza avrebbe spento 60 candeline, ma quello che è riuscito a fare nella sua vita, seppur breve, è davvero molto, tanto da non poterci soffermare a parlarne, senza il rischio di trasformare l’articolo in un elenco poco esaustivo. Restiamo dunque nel nostro campo, ovvero gli artwork musicali. Paz non si occupò soltanto della discografia di Vecchioni, ma disegnò anche per altri artisti come Claudio Lolli, la PFM, Enzo Avitabile.

Di recente il “Professore” ha parlato del suo rapporto con Pazienza, almeno per quanto riguarda la creazione dei suoi artwork, raccontando di come ogni volta dava delle indicazioni al fumettista che puntualmente non venivano rispettate. Nonostante facesse di testa sua, Pazienza riusciva sempre a non deludere le aspettative di Vecchioni, esprimendo per vie diverse quello che aveva in testa il cantautore.

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Nell’artwork di Robinson si notano subito gli elementi che richiamano subito l’omonimo personaggio letterario di Dafoe. L’isola, la foresta, il Moai sono tutte caratteristiche etniche che contestualizzano il disegno. Il blu che la fa da padrone, relega il tutto in un’atmosfera sognante, esattamente come quella descritta nell’omonima canzone contenuta nell’album.

Emblematiche le figure in primo e in secondo piano. L’uomo, che somiglia molto a Roberto Vecchioni, è anche lui blu ma di un tono più scuro e minaccioso. L’ambiguità di questa figura sta nel racchiudere in sé tre diverse identità. La prima è quella appunto di Vecchioni, col quale condivide le caratteristiche fisiche, ma allude anche ad altri due soggetti, ovvero il Robinson Crusoe del libro, e il bambino protagonista della canzone.

È possibile che sia stata il testo di Robinson ad ispirare il lavoro dell’artwork, diventandone il racconto illustrato. Nel testo il bambino si identifica con l’eroe letterario, e immagina di vivere le sue avventure, finché diventato grande, non appartiene più alla fantasia che proiettava il desiderio di ripetere le gesta del suo personaggio preferito, ma è ormai parte integrante della realtà. Robinson alla fine della canzone non può far altro che sorridere dallo specchio, trasformato in un riflesso di una fantasia che non c’è più.

L’uomo col fucile che si vede nell’artwork è la rappresentazione di questo processo, il risultato finale del risveglio dal sonno che si lascia alle spalle il mondo incontaminato del bambino che l’aveva costruito, proiettato verso un futuro senza foreste, senza isole, senza indigeni, senza eroi.

la figura che cattura di più la mia attenzione è quella del gabbiano. Qual è il suo ruolo? Perché sembra quasi rubare la scena all’uomo? È una metafora? Perché è così bianco in un mondo così blu? Lo sa solo Pazienza e non sapremo mai perché ha inserito questa ulteriore figura che sembra avere un ruolo secondario ma non meno importante del Robinson armato. Tra l’ascolto dell’album e continuando a guardare l’artwork mi sembra abbastanza evidente che si tratti di una metafora. Il gabbiano è l’ultimo residuo dell’immaginazione infantile che sta lasciando l’uomo disilluso dandogli le spalle, preferendo l’irreale alla delusione della realtà. Quello che poteva essere stato il tramite della fantasia, il veicolo che conduceva il bambino verso il mondo degli eroi, sta tornando ora da solo nella sua realtà di sogno, abbandonando il suo stesso ideatore che insieme al fucile ha abbracciato anche la monotonia, la società che ammazza il mondo onirico e il bambino che vi si nascondeva per diventare un eroe.

Un artwork che sfrutta al massimo le tematiche contenute nel disco, specie quella del sogno e dell’infanzia che sono da sempre care a Roberto Vecchioni, sviluppate in modo agrodolce esattamente come nelle canzoni del cantautore, che ha pienamente ragione a dire che un punto di forza di Pazienza è stato quello di saper rappresentare allo stesso tempo il buono e il cattivo dell’animo umano. Riuscire a cogliere, in questo caso, il dissidio della trasformazione da essere sognante a essere ancorato alla realtà odierna, capacità che rende l’opera di Paz un artwork a dir poco perfetto per il disco, oltre ad essere molto suggestivo.

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Andrea Pazienza è stato tante cose, c’è chi lo definisce l’Andy Warhol italiano, chi il dannato del fumetto e probabilmente era tutte queste cose. Resta l’amaro in bocca se si pensa a quanto avrebbe potuto offrire grazie al suo talento irriverente, col quale ha descritto la società degli anni ’70 meglio di qualsiasi sociologo in cattedra, ma in fin dei conti ha avuto un tale impatto sulla cultura italiana da farci dimenticare per un attimo la brevità del suo percorso.

“Ma il bambino sulla nave non ha fantasia

quando torna crede di andar via

ora chiude a chiave la sua roba per difenderla

ha il fucile nella mano

e dallo specchio gli sorride

Robinson Robinson Robinson…”

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