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Artwork della domenica – “Siberia” dei Diaframma

In questi giorni il tempo pisano non è stato esattamente clemente, e tutto questo freddo mi ha fatto ricordare di uno dei miei dischi preferiti. Signori e signore, qui si parla di Storia, l’artwork di questa domenica è Siberia dei Diaframma.

Siamo nella Firenze degli anni ’80, una città che ha visto da lontano i tumulti di Bologna, Milano, e che iniziava a vivere un’epoca di ottima musica. Come spesso accade, in Italia, le mode nate in altri paesi arrivano in ritardo, e così è stato anche per la New Wave. Il genere conoscerà però terreno fertile nel capoluogo fiorentino, grazie a diverse band, tra le quali appunto il Diaframma e i primissimi Litfiba.

Verso la fine degli anni ’70 la scena fiorentina si stava popolando di locali underground, nei quali andavano a suonare personaggi importanti della scena New Wave internazionale, ad esempio i New Order, i Bauhaus, e nel frattempo nascevano anche etichette discografiche indipendenti come l’I.R.A. Negli stessi anni si riunisce quella che sarà la formazione pre Diaframma (C.F.S.), formata da Gianni CicchiSalvatore Susini e Federico Fiumani che, influenzati dal punk made in U.K., iniziano a suonare in piccoli contesti della Firenze dell’epoca. La formazione dei Diaframma è sempre stata in continua evoluzione, tant’è che nasce nel 1980 con l’uscita di Susini e l’entrata di Leandro Cicchi, fratello di Gianni, mentre la voce è quella di Nicola Vannini. Abbandonato il punk, il gruppo si avvicina sempre di più a influenze New Wave e Post Punk, tra tutti i Joy Division di Ian Curtis che all’epoca era già morto. Nel 1983 esce l’EP Altrove, prima fatica discografica dei Diaframma che mostra benissimo l’addentrarsi del gruppo in quell’ambientazione dark-wave, e la passione di Fiumani per l’arte figurativa. Infatti nell’artwork troviamo un dipinto, Melodia, dello scapigliato Tranquillo Cremona.

artworkdiaframma-foto

Ma andiamo subito al 1984: Vannini viene sostituito dalla voce imponente di Miro Sassolini, e i Diaframma firmano con l’I.R.A. Records appena nata. Esce il disco Siberia, che resta un monumento non solo all’interno della discografia dei Diaframma, ma anche nella storia della musica italiana. Ascoltando la title track Siberia, Neogrigio, Specchi d’acqua, chiudendo gli occhi pare di vedere Ian Curtis stretto nel suo cappotto nero, vagare per lande desolate innevate. Se poi si fa attenzione al posto di Ian appare Federico Fiumani, autore di tutti i testi e mente della band. Amsterdam è poi la canzone dell’album, almeno per la sottoscritta, un testo da far impallidire chiunque voglia approcciarsi al genere o a scrivere una canzone. Siberia è un album completo sotto ogni punto di vista, che non ha niente da invidiare al resto del post-punk europeo. Al contrario della poetica di Ian Curtis, che è e resterà sempre l’esponente più importante del genere, non c’è solo nero. Se si ascoltano Unknown Pleasures o Closer, si capisce ben presto che non c’è via d’uscita, tutto è nero. Con Siberia, i Diaframma lasciano invece intravedere un flebile barlume di speranza, luce, un lontanissimo faro immerso nella nebbia.

artworkdiaframma-siberia

L’artwork usato per questo capolavoro italiano è stato preso dall’archivio fotografico del Touring Club Italiano, e rappresenta perfettamente le tracce contenute all’interno. Il paesaggio di Siberia è innevato, freddo, con quel gelo che fa battere i denti, entra dentro le ossa e non va più via. In mezzo al bianco che sarebbe totale se non fosse per qualche sporadica apparizione di facciate di case e tronchi d’albero non ancora imbiancati. In primo piano si trova un gruppo di uomini, che hanno la stessa tonalità di quei tronchi appena citati, nessuna rilevanza all’interno dell’artwork, se non quella di rendere qualcuno oggetto di quel freddo che sembra essere il vero protagonista dell’artwork di Siberia. Dai camini esce il fumo che rende ancora di più l’aria rarefatta, come se quel paesaggio fosse in fin dei conti surreale, la proiezione del gelo interiore di una generazione che deve fare i conti con sentimenti e sensazioni forti come la tristezza. Riprendendo un po’ il concetto delle correnti dell’impressionismo e dell’espressionismo, l’artwork di Siberia riflette un mondo non visibile, immerso nella neve che rende tutto opaco, candido ma macchiato di tristezza e angoscia esistenziale.

Siberia ha avuto grande fortuna tra gli ascoltatori, e ora sta tornando sottoforma di tour per festeggiare il suo trentennale, e per chi sta a Pisa, ci sarà l’occasione di approfondire queste poche righe il 28 ottobre al Deposito Pontecorvo, sicché leggete e non mancate!

artworkdiaframma

 

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