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Artwork della domenica: “Sleeping With The Ghosts”, Placebo

Siamo ormai a settembre inoltrato, Pisa ci ha drasticamente buttati in autunno con tanto di foglie secche e piogge torrenziali, e come se non bastasse ci sono anche gli esami. Potrebbe andare peggio, potrebbe non esserci l’Artwork della domenica, che invece è qui pronto per essere letto. Torniamo ai primi anni ’00 con “Sleeping With The Ghosts” dei Placebo.

Siamo nel 2003, e Brian Molko e Stefan Olsdal sono tornati alla ribalta, con quello che probabilmente sarà considerato un classico della loro discografia, e della mia adolescenza. Sleeping With The Ghosts contiene infatti singoli ormai famosissimi come The Bitter End e Special Needs.

Nonostante sia affezionata a un album che ha fatto il botto, e che era diventato un must della generazione della cara MTV di una volta, bisogna dire che è molto meno originale del più vecchio Without You I’m Nothing del 1998. Allora si osava di più. Però, un merito Sleeping With The Ghosts ce l’ha, anzi più di uno: innanzitutto è un disco più banale del predecessore già menzionato, resta in ogni caso un disco gradevole, di chi ha paura forse di uscire dagli schemi, ma ci sa fare. Infine ha un artwork meraviglioso!

artworkplacebob

L’artwork di Sleeping With The Ghosts è realizzato da Jean Baptiste Mondino, e per chi non sapesse chi sia, lasciatemi fare un piccolissimo riassunto della sua carriera. Mondino è uno dei più affermati fotografi attuali. Ha lavorato con Paul Gualtier e con diverse riviste come Elle. Ma non si è limitato soltanto al mondo della moda: il francese è stato anche regista di diversi videoclip, ad esempio ha girato Open Your Heart di Madonna, Never Let Me Down di Bowie. Ha collaborato con tantissimi musicisti, oltre a quelli già citati, come Tom Waits, Sting, Björk, sia in qualità di videomaker che come fotografo.

Tra le varie collaborazioni si trovano anche quelle con i Placebo e con Brian Molko in particolare, più volte fotografato dall’artista francese. Sleeping With The Ghosts è uno dei tanti artwork creati da Jean Baptiste Mondino.

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Gli irriverenti Placebo giocano con la sessualità e il genere già partendo dal look del loro frontman. Brian Molko si ricorda subito grazie al suo aspetto androgino che viene portato all’estremo nei servizi fotografici, nei concerti. Magrissimo, tratti del volto ambigui, eyeliner, smalto alla Lou Reed, Molko è davvero a metà tra l’elemento femminile e quello maschile. Lanciati da uno degli androgini per eccellenza, all’interno della storia della musica, ovvero il signor David Bowie, i Placebo giocano tanto con il tema della sessualità, basta leggere il testo di Nancy Boy, traccia contenuta dell’album che porta lo stesso nome della band, e che parla di una drag queen.

Ma torniamo al 2oo3 e a Sleeping With The Ghosts. L’artwork di questo disco è la descrizione del titolo: un ragazzo che indossa soltanto un paio di jeans, abbraccia un’essenza,  un corpo nudo di donna trasparente, un fantasma appunto. Inserita tra le copertine più erotiche degli anni ’00, la tematica del sesso è si, presente ma in chiave molto malinconica, perde la sua componente fisica. L’artwork evidenzia qualcosa che non c’è, che si è perso, qualcosa che ormai è destinato a restare solo un ricordo, che ha la stessa consistenza del pensiero. Niente di più forte. I fantasmi sono quelle persone, momenti, sensazioni che non possiamo toccare ma allo stesso tempo sono più presenti della realtà. Abitano nelle nostre teste, nei nostri occhi e, la maggior parte delle volte, ci tengono ancorati a bisogni che non possiamo più soddisfare, parole che non possiamo più dire. Lo stesso Molk0 ha dichiarato che la cover art è nata pensando ai fantasmi delle relazioni passate, che a volte ritornano prepotentemente a farsi spazio nel presente, causa di un odore, un colore, una frase. Sleeping With The Ghosts è la scatola in cui i Placebo hanno riversato tutti i sentimenti che arrivano dal passato, una scatola nera, letteralmente.

Col loro tentativo di fondere elettronica, pop, e dark wave, i Placebo ci hanno regalato un artwork che è un monumento alla stessa disperazione che si trova nei testi dell’album, Special Needs, English Summer Rain, The Bitter End. La chiave di lettura è l’oscurità, la rassegnazione, la disperazione, cantate in modo morbido da Molko; l’unica luce presente, è quella dell’artwork, quella che arriva dall’abbraccio con il fantasma, dai due corpi intrecciati e dallo sfondo azzurro.

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