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Artwork della domenica – “Transformer”, Lou Reed

Lo sappiamo noi e lo sapete anche voi: domenica vuol dire artwork! Oggi si osa, e si va a scomodare due colossi della storia del rock, due pietre miliari che hanno segnato e continuano a segnare la scena musicale e artistica. Signore e signori, ecco a voi Lou Reed e Mick Rock!

Se non avete sentito parlare di Mick Rock, allora vi basterà cercarlo su google per capire che la maggior parte delle foto, diventate icone di un tempo che ormai è passato, sono tutte state scattate dal fotografo in questione. Amico di personcine qualunque, tipo David Bowie, Mick Jagger, Debbie Harry e Lou Reed, Mick Rock ha passato anni a fotografare questi mostri sacri, sia sul palco, durante performance storiche (vi dice niente Ziggy Stardust?), sia nei backstage. È grazie a Rock se possiamo consolarci guardando scatti meravigliosi di voci che ci mancano tantissimo, come quella di Freddie Mercury, ed è sempre grazie a lui se possiamo ricordarci quant’erano spettacolari Debbie Harry e Iggy Pop insieme, o da soli.

Niente male come curriculum, vero? Eh già, Mick Rock ha quella che in tanti definiremmo una fortuna sfacciata!

artworklou-reed_MickRock

Mick Rock e Lou Reed

Nel 1972 viene pubblicato Trasformer, la svolta commerciale di Lou Reed. Al contrario del repertorio dei Velvet Underground, in questo lavoro Lou si è ammorbidito musicalmente, basti pensare che contiene gli ormai classici Perfect Day e Walk On The Wild Side.

Ma torniamo a noi. L’artwork di Transformer nasce da una grande collaborazione tra i due artisti, da una condizione di intimità che si era creata nel tempo. Lo stesso Lou Reed ha affermato più volte che era facile posare per Mick Rock. Tutto quello che faceva era mostrare la realtà delle persone fotografate. Nessun ricamo, nessuna bugia. Mick Rock piaceva a Lou Reed proprio per il suo lavoro che era portare i miti della musica a una condizione di realtà tangibile. Sarà, ma resta il fatto che l’artwork di Transformer non solo ha consacrato l’immagine di Reed, rendendolo un’icona, ma è riuscita proprio a cogliere non soltanto quello che Lou Reed era, ma quello che stava diventando.

artworkTransformer-Lou-Reed

Il titolo Transformer in questo caso è più che adatto. Gli anni ’70 sono stati molto difficili per Lou Reed. L’artista arriva da una carriera gloriosa con i Velvet Underground, ormai conosciuti da tutti, ma decide di incidere il suo primo e omonimo disco da solista. La fama non lo salva, l’album è un disastro commerciale. Probabilmente in cerca di ispirazione per reagire al flop del primo tentativo da solista, Lou Reed parte per Londra, e qui avviene il miracolo. Indovinate un po’ chi incontra? Ebbene si, David Bowie. Bowie sapeva benissimo chi fosse Reed, era un fan dichiarato dei Velvet Underground e ne ammirava tantissimo il frontman. All’ammirazione si unì un’amicizia che legherà David Bowie e Lou Reed fino alla loro morte, e una collaborazione musicale. È esattamente così che nasce Transformer, il disco che ha ridato fama a Lou Reed, e che ne ha fatto un nuovo personaggio in continua evoluzione.

E Mick Rock? Il fotografo ha diversi meriti in questo caso. L’immagine di Lou sull’artwork del disco è diventata una delle più famose immagini di quel mondo assurdo che sono stati gli anni ’70. A Reed era piaciuta così tanto che la riutilizzerà in seguito come artwork anche di un altro album, The Blue Mask (l’immagine qui sui toni del blu, è stata modificata dalla moglie del cantante).

La foto è stata scattata durante il primo concerto europeo di Lou Reed. Definito da qui in poi il Frankestein del rock (è stato lo stesso Reed a soprannominarsi così, dopo aver visto la foto), l’artwork mostra una trasformazione. Reed è in un periodo in cui abusa tantissimo di droghe e alcol, è uno dei tanti maledetti, in più si sta avvicinando al disinibito mondo del glam rock. L’artwork lo mostra spaesato, perso, forse poco consapevole di chi fosse e di chi potesse diventare. Se il suo reale stato d’animo era questo, Mick Rock è riuscito ad andare oltre il capolavoro, altrimenti, è comunque perfetto così. Mostro o no, Reed era appena salito su un trampolino, pronto a saltare, ma ancora non aveva idea di quanto in alto musicalmente, e privatamente in basso, stesse per andare. È il primo Lou solista, il vero primo Lou solista, non quello del flop, ma quello del successo, che venga definito o no, commerciale, Transformer è oro colato, ed una pagina di un libro di storia, di cui Mick Rock ha curato le immagini.

artworkLou-Reed-Transformer-Back

Ultima nota riguardo l’artwork. In Italia il retro dell’album fu censurato. Sono presenti due ragazzi, una donna vestita in modo sexy, e un uomo che non avrebbe niente di strano nell’abbigliamento, se non fosse che i jeans attillati mettono in evidenza la sua erezione. Fu proprio questo a suscitare lo scandalo nel nostro Paese, ma se avessero notato che si tratta sempre dello stesso ragazzo, travestito prima da donna? Come pensate avrebbero reagito?

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