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Artwork della domenica: “Turn on the Bright Lights”, Interpol

Questo gennaio infernale è quasi finito, il freddo sembra essersene andato, ma visto che la domenica è pur sempre un giorno abbastanza inutile, o votato solitamente alla nullafacenza, vi regaliamo un altro artwork da vedere e, soprattutto da leggere. Un gioiellino di album, Turn on the Bright Lights, segna l’esordio degli Interpol, e li rende da subito una delle band più interessanti dei nostri giorni.

Siamo nel 2002, negli USA la situazione tenta di ritornare alla normalità, e dopo un anno di attesa gli Interpol pubblicano il loro primo album. C’è chi l’ha definito Indie, chi ha inneggiato al ritorno della New Wave, in ogni caso il lavoro inciso dalla band è ottimo. Sono nitide le influenze post punk dei Joy Division, dei Chamaleons, ma attenzione con i paragoni. Gli Interpol sono riusciti ad andare oltre l’imitazione. In un momento in cui il rock sembra affievolire la sua carica, Turn on the Bright Lights è un esordio che merita l’ascolto, se non altro per il coraggio di riprendere e reinventare un genere che stava per essere messo da parte, e poi perché gli arrangiamenti e la voce di Paul Banks, le ambientazioni urbane in chiave dark, sono una delizia da ascoltare più e più volte.

artwork interpol

Come è già successo per altri artwork, sia di quelli di cui abbiamo parlato, sia di quelli di cui parleremo, mai cover fu più azzeccata per un disco. Le tinte fosche espresse dalla musica, si adattano benissimo al vuoto nero che occupa quasi tutta l’immagine dell’artwork che ora andiamo a trattare.

La fotografia è di Sean McCabe, che ha scelto il soggetto insieme alla band newyorkese, dopo altri mille tentativi falliti. Lo stesso artista racconta di come l’immagine fu proposta per puro caso: mostrata quasi tutta la sua gallery fotografica, a un certo punto spunta questa foto scattata molto tempo prima, e che probabilmente Sean non aveva neanche pensato di proporre, visto che era fra i suoi file personali. L’immagine ritrae un teatro di Londra, nel quale McCabe era stato tempo fa. Ci è andato per vedere un film e gli è toccato sedersi in prima fila perché non c’erano altri posti per via del sold out. Rimasto fortemente affascinato da delle luci rosse accese nell’attesa che iniziasse il film, McCabe ha ben pensato di immortalare questo strano “paesaggio”.

Insomma dopo tanti giri di parole con gli Interpol, appare la foto, messa sempre per caso su uno sfondo nero, quella che diventerà il paesaggio minimale perfetto. Eppure la band non era convinta neanche di questo artwork, ma Sean McCabe ha saputo venderglielo, facendo notare come lo stile minimal e astratto si sposasse perfettamente con i loro pezzi, e con la luce nel titolo del disco. Turn On the Bright Lights is cold, ominous, mysterious, and abstract enough to be interpreted many different ways”, queste le parole del fotografo, parole che si adattano benissimo anche all’artwork realizzato.

artwork interpol

L’associazione sembra perfetta a McCabe, anche se tra le sue idee sviluppate, erano altri gli artwork da proporre, sempre paesaggi urbani ma meno astratti, e forse proprio per questo non hanno avuto un buon impatto sugli Interpol, che sembrano da altra parte molto, ma molto esigenti.  La musica di questo gruppo esordiente, di cui McCabe non conosceva nulla (e infatti ammette di averli dovuti studiare a fondo prima di farsi venire una qualsiasi idea), e che non pensava sopravvivesse alla giungla discografica per così tanto tempo, gli sembrava molto cinematografica. E cosa c’è di meglio di un cinema lugubre, allora?

Tutto nato per caso, e diventato per fortuna un marchio di garanzia per gli Interpol, che verranno per sempre collegati a un esordio in tinte fosche. L’immagine produce quasi un senso di claustrofobia: la facciata di questo teatro che galleggia in un vuoto nero infinito, è si, astratta, ma allo stesso tempo quasi brutale. Le luci rosse vogliono essere notate, e sembrano voler illudere di una illuminazione che invece non c’è. Qui si inseriscono i giri di basso, le chitarre, il ritmo degli Interpol che cantano di una decadenza urbana ormai diventata la realtà quotidiana di una New York devastata dagli eventi.

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