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Artwork della domenica: In Utero, Nirvana

Ah, il giugno pisano, sedersi sulle spallette con una bella Peroni, godersi il panorama, e leggere ovviamente l’artwork della domenica! Per i libri ci sono gli esami, e i cruciverba sono da spiaggia, vi basta uno smartphone e siete pronti per tornare ai vecchi cari anni ’90.

Ebbene si, oggi si parla di quel bel periodo fatto di telefoni fissi, Game Boy, fotoromanzi e serie tv che duravano un’eternità (dio streaming ti rendiamo grazie). E la musica? Cassette che a breve sarebbero state rimpiazzate da i CD, a loro volta poi spodestati dagli mp3 e dal pirataggio scatenato su Emule. Abbiamo ascoltato di tutto e visto videoclip che rimarranno alla storia, ma soprattutto ci siamo innamorati delle camicie di flanella e del sound dei Nirvana. Non si può trattare quel decennio senza accennare all’importanza che Kurt Cobain e soci hanno avuto sul mondo musicale. artworkNirvana Nel 1993 esce l’album In Utero sempre per la Geffen Records. Un disco che contiene molti pezzi diventati poi tra i più conosciuti della band, come Heart Shaped Box, Rape Me e All Apologies. Siamo in un momento d’oro per i Nirvana: dopo Nevermind la loro fama è salita alle stelle, tant’è che nella traccia Server The Servants, posta all’inizio di In Utero, Cobain dice “Teenage angst has paid off well” proprio per schernire il successo che avevano ottenuto dagli adolescenti. Ma, continua nella stessa canzone, ora Kurt è vecchio e annoiato. Nevermind era diventato tutto quello che il frontman avrebbe sperato non fosse, ovvero un successo commerciale, stessa cosa che sarebbe successa anche a In Utero. A questo si aggiunge la difficile situazione di Cobain che, avrebbe voluto che il nuovo disco si intitolasse I Hate My Self And I Want To Die, risposta che dava ormai di frequente a chiunque gli chiedesse come stava, anche se non era ancora arrivato al punto di intenderlo davvero. Sappiamo tutti che questa è una storia senza lieto fine, e sappiamo benissimo che forse anche la fine di Kurt Cobain non ha fatto altro che aumentare il commercio che si era creato intorno alla sua musica e alla sua figura, che tanto aveva odiato in vita e che probabilmente lo fa rivoltare di continuo nella tomba. artworknirvana   L’artwork di In Utero è stato realizzato da Robert Fisher, che aveva già collaborato altre volte con i Nirvana, ma le idee sono tutte di Kurt. Sul front dell’album è rappresentato un corpo di donna, trasparente, che lascia intravedere tutto quello che si trova all’interno. Dietro la donna ci sono due ali d’angelo che contrastano con la plasticità del manichino in primo piano, lasciando intuire che fossero semplicemente un disegno. Anche il colore delle ali è un ulteriore contrasto. È strano pensare ad un angelo con ali rosse, un colore che richiama nell’iconografia sacra più l’inferno che il paradiso, o il sangue, e in questo ultimo caso si potrebbe pensare a un semplice richiamo alla figura in primo piano, un modello con parti anatomiche interne esposte al pubblico. L’artwork dimostra che la figura della donna ha una forte rilevanza nell’immaginario di Kurt. Non si sa se sia una figura buona o cattiva, ma di sicuro è lì, a guardare in basso in un modo che sarebbe anche dolce senza la vista di tutti quegli organi. È vulnerabile, non solo è nuda, ma va oltre la carne, va oltre la sensualità. artworknirvana Il retro dell’album è invece un artwork realizzato da Kurt Cobain, e fotografato da Charles Peterson. Se il manichino donna riesce a catturare l’attenzione, l’artwork posto sul retro è davvero difficile da dimenticare. Si tratta di un collage composto a casa Cobain, descritto con queste parole: Sex and woman and In Utero and vaginas and birth and death. L’opera rappresenta dei feti umani e altre parti anatomiche sistemate su un letto fatto di orchidee e gigli. I fiori non sono scelti a caso. Kurt voleva evidenziare la presenza dell’organo genitale femminile, e ha scelto i fiori che, secondo lui, ricordavano più di tutti una vagina. Ritorna prepotente il ruolo della donna, questa volta non solo nuda e angelica/demoniaca, ma colta nella caratteristica che la rende diversa dall’uomo, la maternità. O meglio, non sappiamo e non sapremo mai se lo scopo del cantante dei Nirvana fosse stato quello di rendere omaggio alla maternità, in ogni caso è abbastanza chiaro che la fertilità della donna e la sua forza generatrice sono l’argomento dell’artwork. Ma è una qualità positiva della donna quella di generare un altro essere? Vedere tutti quei feti distesi, freddi, ammucchiati non danno esattamente l’idea di una celebrazione. Sembra quasi una scena mortale, un annuncio tetro servito su un tappeto di fiori dai colori accesi. In Utero non ha avuto vita facile. Nonostante Krist Novoselic fosse riuscito a far cambiare idea a Kurt riguardo il titolo dell’album (aveva paura che, visto l’istantaneo successo della band, il titolo venisse recepito male da alcuni ragazzini, immaginando uno scenario da suicidio di massa), tanti negozi si rifiutarono di esporre il disco, sia per il titolo della canzone Rape Me, sia per l’artwork presente sul retro. Anche la Geffon Records, ancora prima della pubblicazione aveva attaccato i Nirvana per un lavoro che non sembrava ben fatto, discussione che coinvolse anche il produttore del disco, Steve Albini. In ogni caso l’album uscì, vendendo un numero consistente di copie, e regalandoci brani che ci fanno rimpiangere ancora il caro Kurt.

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