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At The Drive-In – Night Of The Living Bands#1

Benvenuti su Night Of The Living Bands, piccola rubrica che ogni due settimane si divertirà a ripescare dal dimenticatoio della nostra testa e da pile di cd/lp/hard disk polverosi gruppi dimenticati, album sottovalutati e, chissà, magari anche qualche piccolo scheletro nell’armadio. Un modo come un altro per andarci a riascoltare della musica che ha significato qualcosa lungo un periodo della nostra vita, con gli occhi (e le orecchie soprattutto) di adesso, che di ascolti ne abbiamo macinati e di esperienze chissà. E alla fine dire: “ma che diavolo acoltavo?”

A fine novembre è stata pubblicata una news che ha fatto il giro nel mondo dell’alternative nonché impazzire di gioia i numerosi fan della band oggetto di quella notizia: la conferma che gli At The Drive-In suoneranno al Rock On The Range Music Festival che si terrà il prossimo anno dal 20 al 22 maggio a Columbus, in Ohio.

At The Drive-InLa news non è di poco conto visto che non era ben chiaro in quale stato versasse  la band dopo la reunion del 2012 che li aveva visti suonare solo una manciata di date in per dei festival come il Coachella, Lollapalooza e quello di Reading. Da quel momento in poi, inoltre, gli At The Drive-In avevano negato qualsiasi possibilità di registrare del nuovo materiale, facendo perdere le loro tracce sino appunto all’annuncio del concerto del 2016. Questo recente annuncio può essere utile per conoscere uno dei gruppi più importanti ed influenti a cavallo del vecchio e il nuovo millennio, sia in ambito post-hardcore/emocore/punk alternativo, quando usare la parola emo non era una bestemmia e non indicava teenager depressi, vestiti in maniera oscena e che rendevano cool il suicidio bensì un certo tipo di musica “emozionale” (emo sta per emotional) che derivava dall’hardcore punk incazzato e violento di Washington, D.C. a partire dalla fine degli anni ’80, sia più in generale per la scena underground rock e metal. Nati come un quintetto ad El Paso, Texas, nel 1993 grazie a Jim Ward (chitarra) e Cedric Bixler-Zavala (voce), gli At The Drive-In hanno avuto una carriera molto breve ma così intensa e creativa che pochi altri gruppi possono dire altrettanto. In soli sette anni hanno pubblicato tre dischi e quattro ep (più degli split At The Drive-Ine una raccolta, This Station Is Non-Operational, uscita dopo lo scioglimento avvenuto nel 2001) e avuto un successo di anno in anno sempre più crescente, culminato nel loro ultimo album del 2000, Relationship Of Command, inserito da varie testate tipo Kerrang!, Rock Sound e Spin fra i migliori dischi del nuovo millennio ma che soprattutto ha avuto il merito di portare all’attenzione di un più vasto pubblico il sottobosco post-hardcore all’epoca molto attivo. Pur non avendo di fatto inventato nulla, gli At The Drive-In sono stati per tutti gli anni ’90 uno dei gruppi più rappresentativi di quel genere, insieme ad esempio ai Sunny Day Real Estate, Antioch Arrow, Poison The Well e Refused, riuscendo ad evolvere, più che il loro stile, la loro capacità di scrittura che ha fatto in modo di far emergere, uscita dopo uscita, una sempre più spiccata personalità musicale differente dal resto della scena nella quale si muovevano. Dimostrazione di ciò è il già citato Relationship Of Command, summa dell’intero stile At The Drive-In portato ai massimi livelli e dove, inoltre, si sentono anche altre influenze, con suoni presi dal noise e dal prog, che hanno reso questo album maggiormente sperimentale rispetto ai due precedenti, ovvero Acrobatic Tenement del ’96 e In/Casino/Out del ’98, entrambi legati più agli stilemi del post-hc e dell’emocore. Una certa vulgata messa su dai fan e dalla critica vuole però che quando si parli della discografia del gruppo texano si tenda spesso ad esaltare gli album in studio (e in particolar modo Relationship Of Command) e ad offuscare, e a volte quasi a dimenticare, i quattro ep che, se contestualizzati, costituiscono l’ossatura della carriera del quintetto: Hell Paso (1994), ¡Alfaro Vive, Carajo! (1995), El Gran Orgo (1997) e Vaya (1999). Queste quattro uscite sono in stretto rapporto con i full lenght in quanto costituiscono il terreno dal quale questi ultimi son potuti sbocciare, i piccoli labAt The Drive-Inoratori dove gli At The Drive-In hanno di volta in volta fatto crescere e raffinato il loro songwriting, in alcuni casi rielaborando anche se timidamente il proprio sound (come in Vaya), ma mantenendo sempre quella freschezza ed urgenza tipica del loro stile che nel ristretto minutaggio di un ep poteva trovare la sua giusta dimensione. Ottime lenti d’ingrandimento per osservare più da vicino l’evoluzione degli At The Drive-In, gli ep hanno anche il merito di anticipare un po’ quello che sarebbe poi successo nei dischi in studio: vedendola da un’altra prospettiva, i tre full lenght non sono nient’altro che i punti di arrivo di tutto ciò che stilisticamente veniva seminato in queste altre uscite. Per questo motivo, quindi, gli ep sono esattamente sullo stesso piano d’importanza delle cosiddette uscite “maggiori”, imprescindibili se si vuole avere una visione completa sulla musica degli At The Drive-In. Andiamo quindi a (ri)ascoltarceli, e per chi non conosce la band texana potranno essere delle vere rivelazioni.

Hell Paso (Western Breed Records, 1994) Uscito nel novembre di ventuno anni fa, dopo solo un anno dalla fondazione del gruppo e un mese dal loro primo live in assoluto, Hell Paso è il primo passo (non a caso) nella scena alternative del quintetto, qui pesantemente influenzato dall’emocore (etichetta mai realmente sopportata dai nostri) come anche dai Fugazi e Bad Brains, immersi in un tono più cazzone da party. Uscito per quella che all’epoca era l’etichetta degli stessi At The Drive-In e con i soldi del povero Ward, i testi e i titoli delle canzoni (così come anche il nome dell’ep) alludono già a tematiche politiche che accompagneranno tutta la carriera del gruppo.

¡Alfaro Vive, Carajo! (Off Time Records, 1995) Nel giro di un anno il seme era stato lanciato e piano piano gli At The Drive-In iniziano a crescere: si prende sempre più confidenza dei propri mezzi e soprattutto con le proprie emozioni, qui espresse in maniera ancora più urgente e feroce, e che esploderanno l’anno dopo nel disco di debutto Acrobatic Tenement. Stavolta i temi a sfondo sociale e politico sono ancora più evidenti: il titolo è il nome di un organizzazione sovversiva clandestina degli anni ’80, anche conosciuta come Fuerzas Armadas Populares Eloy Alfaro, in onore del presidente dell’Ecuador Eloy Alfaro.

El Gran Orgo (Onefoot Records, 1997) Forti del buon successo che il disco di debutto è riuscito a portargli nel loro primo lungo tour negli States, gli At The Drive-In rilasciano solo un anno dopo un terzo ep che, insieme al successivo Vaya, risulta quello più maturo dove le capacità di scrittura in campo post-hc sono ben definite, con influenze anche più alternative rock; in generale si pesta leggermente di più rispetto a prima, nonostante Jim Ward qui non è presente, sostituito alla chitarra da Omar Rodriguez-Lopez, che su Acrobatic Tenement suonava il basso, mentre proprio qui troviamo in pianta stabile quella che sarà la storica e più famosa sezione ritmica del gruppo, Tony Hajjar alla batteria e Paul Hinojos al basso. Due curiosità: il titolo del disco è preso da un personaggio di Santa Sangre, film di Alejandro Jodorowsky, grande influenza musicale e non per Bixler-Zavala e Lopez; l’etichetta cercò di fregare il gruppo tanto che quest’ultimo, all’uscita di El Gran Orgo, incoraggiò i fan a copiare e diffondere illegalmente l’opera.

Vaya (Fearless Records, 1999) In/Casino/Out del 1998 è uno dei migliori dischi post-hc di quegli anni, scaturito proprio grazie alle piccole ma interessanti intuizioni contenute in El Gran Orgo. Sul finire del nuovo millennio, però, la macchina ben collaudata degli At The Drive-In incomincia a sentire la necessità di provare nuove strade e ampliare il raggio delle proprie influenze per evolvere ulteriormente il songwriting. Questo quarto ep è una piccola bomba che piano piano, ma inesorabilmente, inizia a minare le fondamenta degli At The Drive-In, dirottandoli su altre traiettorie che renderanno il gruppo ancora più originale, grazie agli inserti elettronici e rumoristici (non è un caso che del ’99 sia anche il primo lavoro dei De Facto, progetto parallello di dub ed elettronica di Lopez e Zavala) e ad una scrittura in generale più complessa e ricercata rispetto al passato. Da qui in poi non si torna indietro: il terremoto messo in atto da Vaya produce da una parte un capolavoro come Relationship Of Command, e dall’altra porterà i componenti della band ad allontanarsi man mano per questioni artistiche (e personali, come il massiccio abuso di droghe), sino allo scioglimento all’apice del successo nel 2001. Dalle ceneri degli At The Drive-In nascono subito i The Mars Volta per mano di Lopez e Zavala, sempre più orientati verso la sperimentazione psichedelica e sfrenata, e gli Sparta, con Ward, Hajjar e Hinojos a raccogliere l’eredità degli At The Drive-In. Il resto è storia.

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