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Beatles, “The Beatles” – Artwork della domenica

Per l’artwork di oggi facciamo un salto nel 1968. È l’anno in cui esce il nono album dei Beatles, “The Beatles”, meglio conosciuto come “White Album”. Un artwork minimal ma che è entrato nella storia.

Perché scegliere The Beatles? Non per quella stupida faida tra Beatles e Rolling Stones che non mi ha mai toccato, ma per dei motivi piuttosto egoistici. Il primo, ieri era il compleanno di George Harrison che, come è il mio Beatle preferito. Ebbene si, come per le Spice Girls e i Backstreet Boys, anche per i Beatles ho il mio beniamino, in fin dei conti erano un po’ una boyband, no? Avete presente il ragazzo introverso ma irriverente, sarcastico che se ne sta in secondo piano, oscurato dalla luce di Paul e John? Quello capace di suonare meglio di tutti loro, e in grado di scrivere canzoni belle come Something? Quello è George Harrison, e quello è da sempre il motivo per cui adoro questa band. Che vi posso dire? Tutto quello che amo del nome The Beatles l’ha scritto praticamente lui, e potrebbe esserci un artwork destinato solo a lui prima o poi, ma non oggi. The Beatles

Ma torniamo a The Beatles: nel White Album c’è una delle canzoni più belle che un essere umano (perdonate il momento fangirl), per l’appunto George Harrison, abbia mai scritto. Sto parlando di While My Guitar Gently Weeps. Ditemi voi se non ho ragione, e in caso abbiate da ridire, anni e anni di ascolto andranno contro qualsiasi obiezione. Siamo nel 1968, a casa di George (torna sempre, mettetevi l’anima in pace) e tutti i Beatles sono tornati da quel viaggio in India che li aveva completamente trasformati. Il viaggio era stato un po’ una delusione, Maharishi Mahesh Yogi, il guru da cui dovevano imparare la meditazione trascendentale, si era rivelato più venale di quanto pensassero, specie John e George, oltre che interessato soprattutto ai discepoli di sesso femminile. Ciò non toglie che i Beatles tornano in qualche modo più aperti a nuove composizioni, influenzati anche dagli incontri con diversi personaggi che ruotavano intorno alla figura del guru indiano. Tra questi c’erano Mia Farrow e la sorella Prudence, alla quale si riferisce la canzone contenuta in The Beatles, Dear Prudence. Tra una meditazione e l’altra, i Beatles, rimproverati da un Harrison che davvero era arrivato in India con l’idea di imparare da Maharishi, partoriscono diverse idee che confluiranno nel White Album e nei loro lavori successivi, anche quelli solisti.

Flower power

Flower power

La band britannica da tempo ha perso l’armonia del primo periodo. Le tensioni e i contrasti si fanno sempre più intensi e frequenti, tant’è che si parla del The Beatles come di un album scritto da un gruppo formato da quattro solisti. Ed è proprio così che nasce The Beatles: tutti hanno composto e registrato qualcosa da soli, e quando si vedono nell’Essex, iniziano a sentire cosa ne era uscito da quella divisione. Il materiale è tantissimo e i Fab Four sembrano ritrovare lo smalto e la voglia di suonare insieme, un momento di pace che dura ben poco. The Beatles infatti non è soltanto un album, è lo spartiacque della carriera della band. Ormai i Beatles sono in discesa, il primo a rendersene conto, o meglio a voler che si arrivasse alla rottura definitiva, è John Lennon, che non vede l’ora di iniziare il suo progetto da solista. Il suo malcontento si mescola alla relazione con la donna più odiata di sempre, così tanto da diventare metafora di divisione all’interno di un gruppo. John e Yoko sono nel momento culmine della loro storia, che influenza tantissimo la mente e soprattutto l’ego già pompato di Lennon. A questo si uniscono i malesseri degli altri componenti della band: George Harrison ad esempio non si ritiene considerato abbastanza dal binomio Lennon-McCartney, che sembrano non riconoscergli quella maturità compositiva alla quale il Beatle stava giungendo. Ringo Starr era esasperato da tutta questa situazione pesante che non faceva che peggiorare. E peggiorò.

the beatles-white-album

Durante le registrazioni il clima da nuvoloso diventò una tempesta di dimensioni esagerate. Paul McCartney ha detto tempo dopo che The Beatles è uno degli album migliori dei Fab Four, ma che la registrazione fu uno dei momenti più stressanti di tutta la sua vita. Per confermare le parole dell’ex Beatle, basta ricordare quanti abbandonarono le sessioni: Geoff Emerick, fidato tecnico della band, si licenziò, George Martin si prese un periodo di vacanza, e anche Ringo Starr, talmente stressato e nervoso, lasciò la sala registrazioni per andarsene in Sardegna. Senza contare che Praticamente ogni componente iniziò a incidere in studi separati, e questo probabilmente anche a causa della presenza costante di Yoko Ono, che John voleva a fianco durante le sessioni con il gruppo, nonostante questo peggiorasse l’umore di tutti. George Harrison per poter registrare come voleva la sua While My Guitar Gently Weeps, si rivolse all’amico Eric Clapton, chiedendogli di andare in studio con lui perché gli altri non lo prendevano sul serio. Clapton rimase sconvolto dalla richiesta, dal momento che solo i Beatles suonavano i Beatles.

C’è un motivo per cui questo doppio disco è caotico, completamente diverso dagli altri album della band, eppure neanche così lontano da tutta la loro discografia precedente. È stato composto in un momento di anarchia, in cui ogni componente seguiva una linea artistica propria, e questa anarchia, questa rivoluzione si ritrova tutto. Basti pensare che fanno parte del The Beatles brani come Ob-La-Di, Ob-La-Da e Helter Skelter, per non parlare dei vaneggiamenti di Revolution 9. Un album contraddittorio e pieno di ombre che invasero la testa di Charles Manson, il quale pensò che i Beatles stessero parlando a lui, ricordandogli l’avvento dell’Apocalisse biblica.

the beatles White-Album

Se il disco è così vario al suo interno, allora perché questo artwork così minimale? È una provocazione e verso chi? In un certo senso lo è stata, rivolta a tutti. L’album precedente è il tanto osannato Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, il disco dall’artwork variopinto che ha innescato una rivoluzione all’interno del rock. Dopo la sua uscita tutto il mondo vide i Beatles come i padri della psichedelia, cosa che non erano e che non pensavano di diventare. E se Sgt. Pepper è effettivamente un album che ha sconvolto il mondo della musica, elevando i Beatles a un livello più alto, The Beatles è esattamente il suo opposto, sia dentro che fuori. Come evidenziare questa frattura e come rivolgersi a quelle migliaia di fan accaniti e ossessionati dalla Beatlemania? A pensarci è il pittore Richard Hamilton, che propone una visione nuova, pulita. Perché non togliere tutto? Hamilton suggerì anche il titolo, in linea con l’artwork essenziale, la scritta The Beatles campeggia sul bianco della copertina, alla sua destra non al centro. Tutto sembra architettato a mettere in sordina l’antierede di Sgt. Pepper, mentre al suo interno c’è un universo i cui elementi sono in collisione tra loro.

Ma non tutto è così spoglio e bianco. All’interno del doppio album sono inserite foto, collage dei Beatles, i quattro famosissimi ritratti della band (che si sono impadroniti di un muro di casa mia) che aumentano l’idolatria dei fan verso quei quattro essere umani che iniziavano a non soffrirsi più. D’altronde il mondo stava cambiando e con loro anche i Beatles.

 

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