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Berlusconi ed il Milan, la fine della ricerca dell’estetica vincente

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Silvio Berlusconi cede il Milan ai cinesi per 740 milioni di euro e chiude un’era lunga 30 anni e 28 trofei che ha portato il Milan dall’orlo del fallimento alla vetta del calcio mondiale.

Dopo 30 anni e 28 trofei conquistati Silvio Berlusconi lascia il Milan chiudendo una vera e propria era che ha visto la squadra rossonera passare dall’orlo del fallimento nel 1986 alla conquista del mondo fino a questi ultimi strazianti anni di agonia e di ricerca affannosa di un nuovo proprietario. La ricerca è terminata il 5 agosto 2016 attraverso un comunicato della Fininvest sobrio e sintetico con il quale si ufficializza il passaggio ad una cordata cinese per metà ancora mascherata che sborserà 740 milioni (compresi i debiti di 220 milioni) per l’acquisizione del 99,3% del Diavolo. L’unica cosa che si sa sui nuovi capi è che operano attraverso la management company Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd. Niente Mr.Bee o Richard Lee quindi. Berlusconi resterà simbolicamente come presidente onorario.

Quando si parla di Silvio Berlusconi le tematiche politiche nascono automatiche ma stavolta cerchiamo di analizzare il Berlusconi appassionato e calcistico. Presidente che insegnò al Milan a dominare affascinando il mondo. C’e un prima ed un dopo Silvio Berlusconi nella parabola del calcio italiano. Silvio Berlusconi è stato la linea di demarcazione che ha portato ai giocatori strapagati e alle montagne di miliardi (in Lire) versati in un mondo che non aveva mai visto tanti soldi prima di allora. Con lui sono cambiate inevitabilmente le regole del calciomercato che ha acquisito un valore sempre più elevato. In sostanza Berlusconi ha fatto negli anni ottanta ciò che stanno portando avanti le proprietà arabe in questi ultimi anni nel calcio europeo. Forse è anche per questo che la mancanza di investimenti di questi ultimi anni caratterizzati da parametri zero e acquisti di seconda fascia hanno un sapore come paradossale. Paradossale quasi quanto la vendita ai cari, odiati, “comunisti”.

Ma Silvio Berlusconi non è stato solo questo. E’ stato anche un presidente che è riuscito a creare, da un Milan agonizzante e vicino al fallimento, una squadra leggendaria che trofeo dopo trofeo ha raggiunto la vetta del calcio mondiale. Figura alla continua ricerca (spesso in maniera pure ingombrante) di un estetismo calcistico che trovò davvero il suo compimento con quel colpo di genio che di nome fa Arrigo Sacchi. E di esteti durante il suo regno ne sono passati tanti tra Boban, Savicevic, Pirlo e Rui Costa fino al giocatore che più di ogni altro ha rappresentato l’incarnazione del suo pensiero calcistico fatto di eleganza e grazia, Marco Van Basten.

Dopo Cecchi Gori, Tanzi e Cragnotti esce così di scena uno degli ultimi (ad eccezioni della famiglia Agnelli che resiste alla Juventus) grandi capitalisti italiani che avevano caratterizzato l’epoca calcistica tra gli anni Novanta ed i primi Duemila. Sicuramente il più vincente. Sicuramente il più discusso. Per i rossoneri si apre un’orizzonte nuovo, incerto quanto inevitabile, che si spera possa riportare la squadra rossonera dove merita, su quella vetta mondiale che proprio Silvio Berlusconi ha rivelato al popolo milanista.

Giacomo Corsetti

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