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BFI London Film Festival 2015: i film italiani

Presentazione del film “L’Attesa” con il regista Piero Messina.

 Londra. Nella giostra dei titoli dei film al LFF 2015, di certo non potevano mancare una sfilata di produzioni italiane. Al BFI London Film Festival lo promuovono come “the best Italian Cinema in London” e d’altronde, le peculiarità e i colpi di genio della regia italiana sanno ancora stare al passo e competere a livello internazionale. Oltre alla fuga di cervelli nel territorio britannico, c’è da aspettarsi anche una fuga di registi? Sicuramente le location e le creazioni italiane all’estero riscuotono molto più successo di quanto riscontrato nel paese d’origine. Tutte le pellicole hanno quel valore aggiunto, quell’innovazione, insomma quel marchio artigianale d’italianità che ci contraddistingue, come ricorda Adrian Wootton – Chief Executive Officier of BFI London Film Festival – in occasione di una prima di un film italiano per quest’edizione del festival.

Nel dettaglio i film presentati durante questa edizione del festival sono 10 e sono rispettivamente i seguenti: Sangue del mio Sangue (Blood of my Blood) di Piergiorgio Bellocchio, Il gesto delle mani (Hand Gestures) di Francesco Clerici, Il Ragazzo Invisibile (The Invisible Boy) di Gabriele Salvatores, Latin Lover di Cristina Comencini, Arianna di Carlo Lavagna, L’attesa (The Wait) di Piero Messina, Mediterranea di Jonas Carpignano, A Bigger Splash di Luca Guadagnino, Vergine Giurata (Sworn Virgin) di Laura Bispuri e Youth di Paolo Sorrentino. Molti di questi già usciti nelle sale cinematografiche italiane, o presentati anche a Venezia 72, fanno per la prima volta la loro apparizione nel territorio inglese, sorprendendo, nella maggior parte dei casi, gli spettatori British. Vi propongo un focus più ravvicinato, con tanto di commenti, dei film più originali che rappresenteranno il nostro paese durante queste giornate del festival:

Arianna di Carlo Lavagna

arianna

 

 Girato sul Lago di Bolsena (Lazio), il film racconta la storia della non più adolescente Arianna che è ancora alla scoperta del proprio corpo. Una ricerca di se stessa che vede molti ostacoli e un grande segreto del passato. Arianna cercherà di fare l’amore e di capire cosa cerca, ma saranno degli esami medici e svelarle la verità che ha sempre cercato e che i genitori le hanno nascosto. Con il debutto di Ondina Quadri nei panni della protagonista e con Massimo Popolizio e Valentina Carnellutti, che interpretano i genitori, il film ha un incedere lento, ma costante fino al climax della trama. A tratti ricorda Short Skin, I dolori del giovane Edo (di cui avevo parlato qui). Una fotografia disincantata che svela qualche colpo di genio per una storia che, va ammesso, ha sicuramente bisogno di effetti per stare in piedi. Toccante al punto giusto con un misto di angoscia esistenziale e difficoltà adolescenziali, il film affronta un tema delicato, non adatto ad un’ampia fetta di pubblico e per questo sarà sicuramente più apprezzato all’estero che in Italia.

L’attesa di Piero Messina

l'attesa

Presentato già alla 72^ edizione del Festival del Cinema di Venezia, è il primo lungometraggio del siciliano, Piero Messina. Il film, liberamente ispirato a “La vita che ti diedi” di Luigi Pirandello, è sicuramente un qualcosa di originale per un’opera prima. Un intreccio fra lo stile di Garrone e Sorrentino, che eleva l’estetica visuale a chiave di lettura dell’opera, intessendo tutta la trama nell’attendere. Infatti, la storia è essenzialmente quella di un lutto. Anna (Juliette Binoche), reduce dalla morte del figlio Giuseppe, trascorre le sue giornate nella campagna siciliana, fin quando una telefonata turba il silenzio: è Jeanne (Lou de Laâge), la fidanzata di Giuseppe, che viene a fare una sorpresa al suo amato, ignara della tragica notizia. Ecco che Anna fingerà di attendere Giuseppe insieme a Jeanne, nell’illusione che sia ancora vivo. L’architettura spaziale luogo-personaggi ricostruisce un vuoto che è la colonna portante dell’intero film, le cui musiche sono decisamente ben studiate e calzanti.

Latin Lover di Cristina Comencini

latin lover

Già uscito nel 2015 nelle sale cinematografiche italiane, l’ultimo film della Comencini è la classica commedia italiana che ha come punto focale proprio gli attori del cinema italiano dagli anni ’50 agli anni ’70. Tutta la vicenda è legata alla leggendaria figura di Saverio Crispo, quasi un mix fra Gassman e Mastroianni mostrato solo attraverso dei flashback, un vero e proprio latin lover che ha avuto 5 figlie da 5 donne differenti. Siamo al suo decennale dalla morte e questa famiglia allargata si ritrova per celebrare, svelando vecchi rancori, invidie e l’amore per Saverio. Il tutto, condito da uno spirito comico e un incalzare da commedia, risulta decisamente piacevole e ci fa assaporare un po’ di quel cinema del 900 che ci manca un po’. Una commedia dove i colpi di scena sono molti e dove si ride di gusto, con una colonna sonora perfettamente idonea all’atmosfera creata dal film. Molti i nomi delle attrici femminili da Marisa Paredes a Valeria Bruni Tedeschi, ma in particolare la pellicola vanta l’ultima apparizione di Virna Lisi. Un film che piacerà qui in Inghilterra per quel gusto autentico d’Italia, assolutamente ineguagliabile.

Youth di Paolo Sorrentino

youth

Uscito lo scorso maggio in Italia, l’ultimo film di Sorrentino arriva dopo il grandioso successo de “La Grande Bellezza”. Girato interamente in un albergo di lusso in Svizzera, il film si focalizza sull’amicizia fra Fred (Micheal Caine), un direttore d’orchestra in pensione, e Mick (Harvey Keitel) un regista cinematografico. La piatta quotidianità delle vicende dell’albergo si trasforma così in una riflessione sulla vita, sul tempo e sulla giovinezza perduta o ritrovata, che lascia allo spettatore decidere come interpretare il film. Sorrentino svela così ancora una volta la sua delicatezza creativa nel creare una storia a forte impatto visivo, fotografia che eccelle ancora una volta, e sonoro, musiche che richiamano quelle del film precedente. L’unica pecca quella di imitare ed eguagliare, se non sorpassare, La Grande Bellezza e risultare invece un gradino inferiore. Di certo, alla stampa estera piacerà senza nessun dubbio. Noi, ne avevamo parlato anche qui, al momento dell’uscita.

Non sono certo i mondiali di calcio, però dovremmo tifare ed esser fieri anche del nostra cultura, decisamente valorizzata e apprezzata molto di più fuori dal confine di quanto lo si faccia all’interno. Quindi viva il cinema italiano anche al LFF!

Alessio Foderi, inviato per Radioeco

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