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Blocco dello scrittore: 5 fasi

Nella sua autobiografia (Festa Mobile), Ernest Hemingway espone il suo trucco personale per superare il blocco dello scrittore: “Tutto ciò che devi fare è scrivere una sola frase vera. Scrivi la frase più vera che conosci.” Dopo aver trascorso l’ultima mezz’ora tentando di iniziare questo articolo, ho deciso di seguire il suo consiglio e trovare la mia personale frase veritiera, ovvero: io non sono in grado di scrivere.

Data questa inutile premessa, ho deciso di lanciare ai lettori un appello per sentirmi meno sola. Ecco a voi l’elenco delle situazioni spiacevoli in cui incappa inevitabilmente ogni aspirante scrittore di in seguito al trauma da pagina bianca!

  1. L’incipit
    Ammettiamolo: la pagina bianca fa paura. Una volta ho persino provato a colorarla per renderla meno minacciosa, ma ho solo ottenuto una scatola di pennarelli scarichi e delle macchie sulle mani. Il vero problema è che siamo cresciuti con l’idea che “chi ben comincia è a metà dell’opera”, frase reiterata che viene pronunciata per tirare su il morale e, al contrario, procura solo attacchi di panico. Quando a qualcuno affetto da blocco dello scrittore viene fatto un discorso simile, improvvisamente la fine dell’opera diventa come la tartaruga rispetto ad Achille.

    © Cherles Schultz


  2. L’ispirazione
    Si può scrivere praticamente di qualsiasi cosa, ed è proprio questo il dilemma! Nell’era in cui si sceglie di far raffreddare un piatto di pasta nell’attesa di trovare il miglior filtro fotografico da schiaffarci sopra, tutto è online. Ciò significa anche che non può esistere un argomento realmente originale che funga da spunto per un eventuale articolo/racconto/saggio. Internet, però, può essere anche una risorsa, tant’è che, prima di prendere fisicamente in mano la penna e mettersi all’opera, l’aspirante scrittore penserà bene di trascorrere le notti in bianco alla ricerca di ispirazione. Questo è il vero motivo per cui molti letterati famosi erano folli: la loro non era genialità, bensì mancanza di sonno.

    © Cherles Schultz

  3. Gli appunti
    La prima cosa da fare, in caso di vuoto, è provare a riempire quel vuoto di idee. Non a caso, la tecnica a cui si fa affidamento di solito è quella del brainstorming, che spesso e volentieri più che una “tempesta di idee” è un vero e proprio uragano che le idee le spazza via completamente, lasciando giusto qualche maceria. Gli appunti rimangono una valida alternativa visiva alla pagina bianca, ma si rivelano, in fin dei conti, poco efficaci, finendo per tradursi in parole senza senso, scarabocchi e macchie di inchiostro miste a lacrime di disperazione.

    http://www.quiff.it/comics/2009-06-09-280_blocco.jpg

  4. Scrivi – Cancella – Riscrivi
    Dopo aver riempito i fogli di parole chiave galleggianti in un mare di ghirigori, asterischi e autoritratti dal volto talmente sconvolto da sembrare l’ennesima versione de L’Urlo di Munch, giunge finalmente il momento della stesura. È proprio in questi casi che la creatività dell’aspirante scrittore si concretizza… sottoforma di layout elaborati, sfondi colorati e scritture/font dal taglio eccentrico. Eh sì, perché, ancor prima di essere abile con le parole, chi scrive è un virtuoso della procrastinazione. Una stessa frase verrà, perciò, scritta e modificata con la stessa frequenza con cui si digita e cancella il messaggio di invito per un caffè destinato al collega belloccio di turno.

    @ Charles Schultz

  5. L’idea
    Specie quando si ha una scadenza, inevitabilmente giunge il momento in cui l’idilliaca unione tra l’aspirante scrittore e la sua ansia da prestazione finisce. Come la maggior parte delle relazioni, anche questa si conclude con l’arrivo di un terzo incomodo: l’idea geniale. Ora, questa può manifestarsi in due modi diversi: la prima è un salvagente che permette all’opera di avere un argomento (che, generalmente, spunterà nel cuore della notte, mentre si sta per uscire in ritardo da casa o mentre si sta prendendo il famoso caffè col collega di cui sopra; in ogni caso, sempre in momenti in cui non si ha a portata di mano nulla su cui appuntarselo); la seconda è un biglietto di sola andata per China Town, nota località di soggiorno per scrittori in crisi, le cui opere verranno tragicamente abbandonate poco prima della partenza.

    © Charles Schultz

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