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Boss Ass Bitch: questioni di genere, razza e orientamento sessuale nei remix di Nicki Minaj

enhanced-buzz-12959-1388437763-17Dopo l’uscita nel 2012 dell’album Pink Friday: Roman Reloaded, la sempre sia lodata Nicki Minaj l’anno scorso se l’è presa – beata lei – comoda, lasciando solo qua e là qualche verso nelle canzoni degli altri e lavorando ad un nuovo album e, a quanto pare, anche ad un nuovo mixtape, at the same motherfunckin’ time. Quindi, approssimandosi l’uscita di questi lavori, Nicki è tornata puntuale a reclamare il posto che le spetta, cioè il trono della musica e del mondo intero, pubblicando nel giro di un mese tre remix di canzoni hip-hop di successo più o meno grande. Come a voler significare che, pur rimanendo nell’ombra, non è rimasta di certo a guardare, e, tornata forte come e più di prima, ci mette un secondo, afferrata per sé la scena e fatta piazza pulita di tutti gli altri, a spodestare chicchessia dalle sue stesse canzoni. Questi ultimi remix, però, oltre a dimostrare, come se ce ne fosse bisogno, la sua bravura e la sua tecnica sopraffina, riconfermano la voce di Nicki come la voce dell’affermazione degli individui di sesso, razza e orientamente sessuale diversi da quelli dominanti.

 

Boss Ass Bitch Remix

Il primo remix riguarda una canzone di tre giovanissime rapper che si fanno chiamare P.T.A.F. (ovvero Pretty Talking All Fades), il cui video amatoriale, caricato su Youtube quasi per caso nel 2012, ha oggi superato gli undici milioni di visualizzazioni. Di loro Nicki mantiene l’hook assassino, per il resto rappa come un diavolo, dimostrando quanto ormai sia in controllo assoluto anche della più lieve sfumatura della sua voce, soprattutto nel momento in cui si interrompe per cantare, secondo una trovata già sperimentata in Come on a Cone, un avvertimento forte e chiaro, che risuona pauroso come fossimo in una sorta di film horror: «When I’m back on the prowl / You bitches better have my money / Cause I’m coming for you». Al che più di qualche suo collega maschio è corso a ripararsi in un luogo giudicato sicuro.
L’importanza della traccia risiede però nel suo messaggio di potere femminile, che non soggiace all’altro sesso ma anzi lo domina. Nicki si mette addirittura in cattedra per enumerare le regole grazie alle quali annientare il sesso maschile al tempo dei social media: «Rule no. 1 to be a boss-ass bitch: / Never let a clown nigga try to play you. / If he play you, then rule no. 2: / Fuck his best friends, then make ‘em yes men / And get a dick pic, and then you press send. / And send a red heart, and send a kissy face, / And tell him that his friends love how your pussy taste, / And that’s rule 3».

 

My Nigga Remix

Il secondo è un remix collettivo di una traccia di YG su beat del produttore del momento DJ Mustard, le cui sonorità stanno al momento dominando la scena hip-hop, tutta incentrata sul sentimento di unione che lega i niggas della canzone. Nicki, oltre a tenere allo scuro tutti gli altri (al di là di YG, Lil Wayne, Meek Mill e Rich Homie Quan) attirando su di sé tutta la luce, sceglie di sostituire nella sua strofa nigga con bitch, parola abusata nelle canzoni hip-hop, a volte messa lì solo perché deve esserci, il cui utilizzo diffuso deriva in ogni caso da una visione misogina e, se si vuole, anche omofoba, dato che in casi estremi può essere rivolta anche a persone di sesso maschile con evidente metafora sessuale. Nicki, a differenza di tutti gli altri, tiene a mostrare il legame che l’unisce alle sue bitches, comunque sottolineando, urlando infine anche lei “My nigga!”, che c’è anche l’aspetto del colore della pelle da tenere in debita considerazione.

 

Danny Glover Remix

Nell’ultimo remix Nicki aggiunge alcuni versi ad una canzone del rapper emergente Young Thug, di cui si segnala il recente e favoloso mixtape con Bloody Jay, Black Portland, al cui interno la canzone è contenuta. Oltre a segnalare ancora una volta la bravura della Minaj, che all’inizio della sua parte riesce ad adagiarsi con estrema naturalezza sulle cadenze del rap tutto particolare di Young Thug, bisogna sicuramente soffermarsi sugli ultimi suoi versi: «I am not gay, but let’s be precise, / Cause if she pretty, then watch it, cause I might be fucking your wife». Poco più su Justin Timberlake era stato minacciato riguardo alla sua sposa. Così, se Macklemore riesce a vendere milioni di copie e ad adottenere anche un Grammy per l’atroce Same Love, precisando ad ogni verso, tra infiniti ritriti stereotipi («I thought I was gay / cause I could draw»), che sì, va bene l’amore omosessuale, ma che lui non è gay, nello sventurato caso che qualcuno possa pensarlo anche solo per un attimo, Nicki Minaj ribalta ancora una volta i termini del discorso, precisando prima di non essere gay e subito dopo mettendo in discussione questo stesso assunto, minacciando di scoparsi Jessica Biel. Che Dio l’abbia in gloria.

Ask Lil Wayne who the five-star bitch is.

Luca Amicone

Redazione musicale

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