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Brexit al via e in Italia si spaccano tutti i partiti

Osservatore Televisivo – La Gran Bretagna avvia le procedure per abbandonare l’UE, in Italia non c’è ricambio della classe dirigente e i partiti si scindono, lasciando il campo al M5S.

Osservatore Televisivo - La Brexit e Matteo Salvini

Osservatore Televisivo – La Brexit e Matteo Salvini

È la settimana dell’attuazione della Brexit ma nessuno se ne rende conto, o quasi. Theresa May detta la sua linea in mondovisione: “Costruiremo una Gran Bretagna più forte” con tanto di lettera ricapitata nelle mani di un sommesso Tusk: “Thank you, goodbye”. Quasi non fosse un Gettysburg address, a cascata sono arrivate le prime considerazioni a caldo: chi a sproloquiare sulla trasformazione del Regno Unito in un paradiso fiscale, chi invece ricorda che se tutto rimarrà inquadrato all’interno del SEE allora nulla cambierà. “È la democrazia, baby” verrebbe da pensare. Ratificare un accordo bistrattato, allontanato e rinnegato da tutti tranne che da quel 51,9% che lo ha sostenuto (se c’è ancora), la dice lunga sulla capacità decisionale dei paesi d’oltremanica, Inghilterra soprattutto.

Tutto l’inverso di quello che avviene in Italia, dove ad esplodere sono le dispute tra partiti che cercano di emergere e altri invece che stentano a lasciare loro il passo. Non c’è ricambio della classe dirigente: annaspa in termini numerici, sprofonda quando si parla di pensiero ed idee. Memore delle prove offerte in passato, la Lega salva Minzolini in Senato e Salvini in studio a Di Martedì passa dalle ruspe al garantismo sfrenato: “Vi sentireste tranquilli se foste giudicati da qualcuno che ha fatto politica, si rimette la toga e giudica chi sta sul versante opposto?”. La legge Severino sembra non esistere nel vocabolario del leader del Carroccio, il Giudice Sinisi invece sì. La Cassazione ha comunque confermato la condanna e l’avvocato Coppi non ha mai ricusato nessun giudice, lasciando intendere l’imparzialità dei magistrati.

Tant’è, il Governo Gentiloni sembra curarsi esclusivamente di problemi internazionali, mentre appare immobile sul fronte interno: ogni giorno che passa, lascia spazio ai Cinque Stelle che continuano a salire nei sondaggi (sebbene accostati agli hacker russi), con il PD che perde campo in favore di uno spezzettamento che non fa altro che mischiare le carte. A Piazzapulita, c’è Il Ministro Orlando che, impelagato nel vortice delle primarie, spiega bene ormai il tipo di pensiero che domina i democratici: “Io non mi sono candidato per un partito di sinistra, io mi candido per il PD”. In tutta risposta Bersani offre la scialuppa del Mattarellum come legge elettorale a Renzi e rivela: “Lo votiamo anche domani”. Eppure doveva essere scissione, almeno a parole.

A destra non stanno meglio, gli alfaniani sono parte integrante della maggioranza, sciolgono NCD e formano Alternativa Popolare, un’area che va a delegittimare l’Energie per l’Italia di Parisi, nuova eminenza a destra, che a Otto e mezzo da Lilli Gruber spiega: “Dobbiamo ricostruire lo Stato: non deve soffocare il cittadino e deve occuparsi delle persone”. Picchia forte sulla Raggi senza dimenticare il suo passato “Non è questione di essere il delfino di Berlusconi o meno”, e alla domanda su chi starebbe a Roma tra i tassisti e Uber ha un sussulto: “Starei con le persone che vogliono muoversi”. Dimostrando un livello di centrismo elevato, a tratti importante.

Grillo, dal canto suo, tiene botta e gongola nel vedere annaspare i propri avversari. La sensazione è che adesso ai pentastellati convenga davvero poco andare alle urne anticipate: più si va avanti e più gli altri partiti si sciolgono come neve al sole. Continuando di questo passo quel 40% non è nemmeno tanto un sogno, sempre che gli altri non siano pronti al sacrificio finale: le largh(issim)e intese, più di quelle del Governo Monti, l’esecutivo più odiato dai cittadini come rivela un sondaggio mostrato in studio da Formigli, con lo stesso ex Premier che rivela: “Avevo la maggioranza più ampia della storia, mi hanno fatto fare il lavoro sporco” e dopo attimi lunghissimi di meditazione si lascia sfuggire una picca covata da anni e indirizzata ai suoi detrattori, giornalisti in particolare: “Poi non capisco come il loden ricordi il concetto di austerity“.

Stefano Mastini 

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