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Bright Festival: un weekend nel nome dell’innovazione

Bright Festival: tre giorni dedicati alle arti digitali applicate allo spettacolo, alla cultura e all’intrattenimento, tra workshop, panel, lecture, istallazioni A/V e Dj set , vi raccontiamo la nostra esperienza.

Siamo stati alla prima edizione del Bright Festival, nuovo evento fiorentino nel settore delle arti digitali applicate allo spettacolo, alla cultura e all’intrattenimento.

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Il Bright Festival ci ha proposto musica elettronica, installazioni, panel e moltissimi workshop per gli appassionati del settore, un lungo weekend all’insegna dell’innovazione e della creatività con oltre 50 speakers ed artisti internazionali, 40 aziende e 13 istituti coinvolti, 80 ore di attività, come The Student Hotel Florence, CANON, Università degli Studi di Firenze DIDA, Ied Firenze, New York Film Academy, Istituto Marangoni, Laba, Tenax Academy Firenze.

Il ricchissimo calendario di eventi del Bright Festival si è articolato in varie location secondo fasce orarie: fra gli spazi di TSH Collab e Florence Out Of Ordinary (FOOO) presso The Student Hotel, dove si sono svolti incontri, masterclass, workshop e lecture; e la Stazione Leopolda che ha ospitato una serie di installazioni audio/video e un considerevole programma serale e notturno.

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Un panel esclusivo organizzato con Tenax Academy, tenutosi sul meraviglioso rooftop dello Student Hotel dove Derrick May (Techno Detroit), Damir Ivic, Patricia Giannadda (Transmat Agency) Alex Neri e Antonio Boldrini (Tenax) si sono confrontati sull’attuale stato di salute della club-culture italiana ed internazionale, è stato l’evento principale della prima giornata. I Dsj hanno riflettuto sui cambiamenti dell’ecosistema della Club-culture, dai pionieristici e visionari esordi a Detroit alla conquista progressiva dell’Europa prima e del globo poi, in una continua dialettica tra underground e mainstream, tra creatività e dinamiche imprenditoriali (“Apple is not even a record company but a computer company that control the music business”- dice Derrick) del clubbing come esperienza di scoperta e luogo di aggregazione, piuttosto che una semplice sfilata di artisti che passano da un posto all’altro.

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Nella seconda giornata del festival del Bright il Laboratorio Multimediale di Grafica e Suono con Andrea Gozzi, musicista e musicologo docente di sound design alla LABA e collaboratore di Tempo Reale. Il professore e gli studenti hanno proposto una testimonianza dell’esperienza del workshop realizzato insieme alla Laba di Firenze. Si tratta del percorso “Il segno/Il suono”, che propone lo studio delle possibili interazioni tra il segno grafico e il suono, sviluppando in parallelo un secondo percorso riservato alla realizzazione di un’interfaccia utente tangibile, pensata per l’uso di uno strumento di controllo dedicato all’audio, da impiegare in performance dal vivo.

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Più tardi ci siamo spostati alla Leopolda per la lecture con Big Fish, a cura della Napier Academy, talk è dedicato ai segreti per produrre una hit. L’istinto, la passione e la dedizione (“ancora oggi, a 47 anni, litigo con mia moglie perché la sera dopo cena voglio andare in studio”) sono alcune delle doti che hanno reso Massimiliano Dagani tra i produttori musicali del momento, prima con i Sottotono, pionieri nel traghettare il rap nel mainstream, e più recentemente al banco di regia e beatmaker di Fabri Fibra, Emis Killa, Gué Pequeno, il discusso Young Signorino e persino di Elisa. Big Fish ha invitato i giovani a cercare la propria voce, superare vecchi schemi mentali che limitano la loro creatività,coltivare la propria originalità, di osare, “ i giovani sanno quello che funziona e quello che non va, sono esperti di marketing, ma poi non rischiano”.

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Il sabato del Bright Festivl è dedicato alla sintesi musicale con Enrico Cosimi, ai consigli pratici di promozione di un EP online con i social media manager Giovanni Bondì e Marco Rontini e alla gestione e organizzazione di grandi eventi con Amed Key (Napier Academy).

Nuovamente alla Leopolda ci siamo immersi nelle numerose installazioni audio visive, che pur se non prive di pecche, ci hanno tenuto compagnia un paio d’ore: tra immersioni in realtà aumentata, show di luci, flipper giganti e quadri realizzati su diapositive.

Nel programma serale, tra i vari nomi, Derrick May, esponente di spicco della Detroit techno e Francesco Tristano, pianista e compositore classico sedotto dall’elettronica.

Al netto di questa prima edizione del Bright la sensazione generale è che mancasse l’atmosfera “da festival” in cui lo spettatore può sentirsi completamente immerso, piuttosto che un insieme di eventi da seguire.

Il ricco cartellone di eventi sulla carta aveva creato altre aspettative, di fatto la programmazione ha sofferto di alcune pecche organizzative fisiologiche in un evento di queste dimensioni, come lievi ritardi, annullamenti di panel e imprecisioni tecniche nella parte delle installzioni (proiettori non perfettamente mappati e approssimazioni simili).

Siamo comunque fiduciosi e speranzosi che il festival possa ripetersi anche il prossimo anno, cercando di portare avanti un programma ricco e contemporaneo.

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“Ci sono due modi per diffondere la luce: essere la candela oppure lo specchio che la riflette. “

Filippo Conti e Marta Cardilli per Radioeco

 

 

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