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A caccia di storie con David Randall: il giornalismo oggi.

Come at 3 pm in the press office” è l’invito rivolto a tutti gli allievi dopo la seconda lezione di ‘La scrittura quasi perfetta’, laboratorio in occasione dell’edizione numero dieci del Festival di Internazionale a Ferrara, condotto da David Randall, famoso giornalista britannico che ha lavorato per The Observer e The Independent, ma si è dedicato anche alla stesura di vari testi fra qui “Il giornalista quasi perfetto” (titolo originale: ‘The Universal Journalist’). Chiamato al festival per una conferenza sugli Italiani a Londra e l’effetto della Brexit, si è ritagliato il tempo per un workshop creativo e professionale con trenta studenti.

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Siamo puntuali e alle tre siamo in sala stampa. Ci ritroviamo in otto seduti intorno ad un tavolo all’aperto ad ascoltare le sue bellissime storie macchiate di accento british. Lui, fuma la sua sigaretta elettronica, ma ammette di non bere alcol. Il modo in cui aspira il vapore lascia immaginare che sia stato un fumatore incallito. Quasi ti catapulta nella sua redazione, a Londra, dove alle battute si alternavano i tiri di fumo. Ormai in pensione, Randall, non ha perso la passione della scrittura ed è felice di condividere il suo sapere con alcuni giovani aspiranti giornalisti, partendo proprio dalla sua storia: si laurea a Cambridge, inizia in un piccolissimo giornale locale e sbarca poi all’Independent dove resta per molti decenni. La gavetta quindi è una tappa obbligata per crescere, sviluppare umiltà e capire che di imparare non si finisce mai.

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David Randall in sala stampa (foto tratta da profilo Instagram @Internazionale)

È onesto e trasparente: diventare giornalisti oggi non è un’impresa facile, anzi molto ardua. Diretto, ci dice che sicuramente in Gran Bretagna è più facile che in Italia, ma puntualizza che la crisi è ovunque finché i giornali continueranno a svendere i contenuti sui social media. Per il buon giornalismo si deve pagare perché altrimenti “non c’è democrazia senza professionisti del settore”. È un mestiere in perenne evoluzione per il quale si deve lottare, senza arrendersi, fino ad arrivare agli obiettivi prefigurati. La difficoltà nello scrivere lascia poi spazio alla soddisfazione: “non è divertente come far sesso, ma almeno dura molto di più”. Ridiamo tutti, ma cogliamo anche la verità delle sue parole.

“Scrivere non è facile neanche per me” ci confessa. Solitamente ogni sua frase è intrisa di british humor, ma non questa volta: è serissimo. “Amo il processo della scrittura, ma alle volte arrivo anche ad odiarlo”. E se gli si chiede il consiglio migliore per scrivere oggi, ci dice di andare a caccia di storie, di scovare la novità o perlomeno di trattare un soggetto conosciuto “in a fresh way”. Nel mare magnum di internet tutti scrivono e tutti vogliono scrivere e ciò comporta ovviamente svariate conseguenze: “c’è una cosa positiva e una negativa sui blog: quella positiva è che tutti possono iniziare a scrivere su un blog e quella negativa è che tutti possono iniziare a scrivere su un blog”. E si ride di nuovo.

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Workshop ‘La scrittura quasi perfetta’ (foto tratta da profilo Instagram @Internazionale)

La sua passione è autentica, lo si capisce dalle pause mentre parla, dal mondo in cui cerca di trasmettere ad una nuova generazione la sua esperienza. Ci parla dello scrivere come un qualcosa che l’ha animato per tutta una vita e non finisce neanche con la pensione: “mia moglie dice che non smetterò mai”. Le nostre domande diminuiscono, si preferisce ascoltarlo, strappare quasi le parole dall’aria e metterle in tasca. Tutti sono incantati dalla preziosità dei discorsi. E in fondo tutto ciò infonde speranza, ci dà la giusta carica: “uscite da quella cazzo di porta e andate a caccia di storie!”. Se volete essere dei veri giornalisti, “you have to want it badly enough”.

L’ora di tempo che ci concede sfuma velocemente, è stata come una bolla nel marasma del festival in cui tutti corrono da una location all’altra, in bici o a piedi. Esco dalla sala stampa, con l’animo arricchito da ciò che ho sentito. Succede sempre quando ci si confronta con dei maestri. E sento lo zaino più leggero e spazioso, pronto per accogliere le storie da rubare là fuori, per strada, fra la gente, nel mondo.

Alessio Foderi per RadioEco (dal Festiva di Internazionale a Ferrara).

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