Californication, Red Hot Chili Peppers | Artwork della Domenica - Radioeco
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Californication, Red Hot Chili Peppers | Artwork della Domenica

Nuova domenica, nuovo artwork. Ci ho preso gusto a restare nel passato, quindi eccovi quel gran album di “Californication” dei Red Hot Chili Peppers.

Sono almeno due o tre giorni che mi viene in mente la copertina di Californication, all’intro di Around The World, e non so per quale motivo ho resistito alla voglia di ascoltarlo, almeno fino ad oggi, quando mi sono messa a scriverne per Radioeco. C’è una ventata di anni ’90 nell’aria che ultimamente si sta facendo quasi soffocante, serie TV, moda e, ahimè, ha riesumato anche i candidati alle politiche. Un’aria per niente fresca, non per chi l’ha già respirata, ma nella quale a volte piace rifugiarci e riesumarne momenti che valgono la pena di essere ricordati.

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La perfetta conclusione di quel decennio così contraddittorio sotto tantissimi punti di vista, è il settimo album della band di L.A., pubblicato l’8 giugno del 1999 e che vede la comparsa di due grandi protagonisti. Da una parte la produzione di Rick Rubin (se vi sento dire “quello di Jovanotti”, vi spezzo le gambette), dall’altra il ritorno del mito, John Frusciante. Californication è un album di svolta: da qui in poi i RHCP cambiano totalmente sound, sempre funk ma meno cattivi e più intimi e si, decisamente più commerciali, basti pensare a pezzi come Scar Tissue, e la meravigliosa Otherside. Un sound che verrà poi ulteriormente approfondito negli album successivi, By The Way su tutti.

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Non è solo il sound a rendere questo disco un gioiello, i testi contribuiscono molto al successo dell’album, e se c’è una canzone che ha un testo che ha un po’ lasciato tutti basiti per la sua profondità, è la title track, Californication, una ballata lunga e intensa, in cui la voce di Anthony Kiedis affronta diversi argomenti, dalla falsità di Hollywood, alla propaganda del governo che decide quando aumentare le nascite e quando non farlo. Si parla di esoterismo, si arriva fino ad Alderaan pianeta dell’universo di Star Wars dal quale proviene la famiglia Organa. Compare il tema dei cambiamenti climatici, e l’ossessivo cambiamento estetico di una Hollywood che cerca una perfezione plastica irreale. Tutto questo è Californication, un mondo stravolto, messo in chiaro non solo dai Red Hot Chili Peppers, ci sono stati grandissimi dibattiti negli USA di quegli anni per quanto riguarda le tematiche presenti nel testo del brano. Basti pensare alla lotta sul clima di Al Gore, all’esplosione della chirurgia estetica e i continui “ritocchini”, alla magrezza di Kate Moss che segnava un mondo malato come quello della moda, giusto per dirne alcuni. La leggerezza quasi fatale di Hollywood è rappresentata in mille modi, film, libri, blog, articoli, una costante che ci perseguita da tempo e che conosciamo bene. Un esempio abbastanza recente è la serie animata di Netflix, BoJack Horseman che rappresenta benissimo quanto disagio ci sia in quell’ambiente, o quella più vecchiotta che ha lo stesso titolo del disco, con un David Duchovny che ci ha regalato un indimenticabile Hank Moody.

Californication . BoJack-Horseman

Il mondo stravolto di Californication compare già dal suo artwork, schiaffato subito in faccia con dei colori che rendono tutto intrigante e angosciante allo stesso tempo.
La leggenda narra che l’idea dell’artwork arrivi da un sogno di John Frusciante, in cui appariva il cielo in terra, o meglio in piscina, e viceversa. L’idea fu espressa da Kiedis che raccontò appunto il sogno di John a Azerrad Lawrence, creatore dell’artwork di Californication. Il designer si mette al lavoro proprio con Frusciante per riuscire a tradurre in immagini il suo sogno, in un modo che tutto fosse associato al sound del disco. Al progetto si unisce anche il produttore, Rick Rubin, e tutto divenne la ricerca lunga di una piscina che fosse perfetta per finire sulla copertina di Californication. Tutti erano d’accordo che questo disco sarebbe entrato nella storia, che stavano scrivendo e producendo qualcosa di veramente epico, l’artwork non poteva essere da meno. Il biglietto da visita, doveva per forza essere qualcosa di adatto, e lo è stato. Dopo aver trovato la piscina giusta, Lawrence creò uno degli artwork più famosi di sempre, riuscendo a centrare il significato del disco.

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Una piscina abbandonata, delle aiuole aride, morte, piante bruciate. L’acqua è un cielo incandescente, rosso e arancio, infuocato grazie ad una saturazione dei colori portata all’eccesso. Al posto del cielo, l’acqua dell’oceano, blu, profondamente blu, e mossa agitata. Se il colore dell’acqua rasserena un attimo chi l’osserva, le onde ci risvegliano in un secondo per dirci che niente è a posto, nulla è tranquillo, tutto è in fermento. Come potrebbe non esserlo con il cielo in terra pronto a bruciarci tutti?

Dream of Californication.

Dream of Californication.

Grazia Pacileo

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