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Campos @ Lumiere [report]

Ieri sera si è svolta al Lumiere la prima tappa del “Uomini, vento e piante” Tour dei Campos. Melodie emozionanti, rese tali dall’eccezionale armonia dell’acustica e dall’elettronica, hanno lasciato il pubblico emozionato, infatuato e grato dell’esperienza.

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“Uomini, vento e piante”, il secondo album della band pisana Campos, è presentato al nutrito pubblico con magistrale presenza sul palco.
Simone Bettin, Davide Barbafiera e Tommaso Tanzini, pur dotati di travolgente talento, si mostrano umili e disinvolti mentre si esibiscono e interagiscono col pubblico. Si scambiano sorrisi ed espressioni spensierate durante l’esecuzione di ogni brano, trasmettendoci la sensazione di essere in compagnia di amici entusiasti che vogliono soltanto che si apprezzi la loro musica e testi così come arrivano, in un’ondata di sensazioni ed emozioni. Genuini e non pomposi, ci mettono subito a nostro agio, offrendo uno spettacolo di arrangiamenti eccezionali.

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Ci accompagnano mano nella mano sulle vibrazioni di “Passaggio”, il brano d’apertura del loro progetto. Col fiato sospeso, come fossimo immersi in un fiume fatto di note e poesia, i Campos ci hanno dato la possibilità di essere partecipi della loro espressione artistica e sensibile.

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Alcuni brani come “Schiena di Bue” accompagnano l’ascoltatore in un’esperienza sinestetica. Associazioni d’immagini e d’idee s’incastrano perfettamente tra di loro, permettendo attraverso la musica d’immaginare senza difficoltà l’intera vignetta narrativa che viene cantata. Non è un caso se molti elementi del pubblico durante la performance si sono lasciati abbandonare alle vibrazioni, rimanendo a occhi chiusi e oscillando sulle gambe a tempo.

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Quello dei Campos è un sound unico che ingloba le linee guida di diversi generi come il folk, il pop e l’elettronica. Ascoltando il loro album, credo sia però scorretto cercare di assegnare loro un’etichetta unica.

I Campos sono semplicemente i Campos, vanno apprezzati così come si mostrano, proprio come la tela di un quadro.
“Uomini, vento e piante” va immaginato come una galleria d’arte e una collezione di stati d’animo ad aperta interpretazione.
Non è dunque un caso che la Band abbia deciso di prendere il proprio nome dall’ex-sportivo messicano che fece la storia del calcio dipingendo le proprie divise per inneggiare alla libertà di espressione sul campo. Questo gruppo nella libertà di espressione ha sicuramente trovato lo strumento giusto per poter produrre arte.

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Il consiglio di RadioEco?
Se ieri non vi siete potuti unire a noi al Lumiere di Pisa, rischiate di pentirvene amaramente per aver perso un momento così profondo ed introspettivo, correte quindi ad ascoltarli e infatuatevi anche voi.

Jasmine El Kaabi

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