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Carpooling, bikesharing & co.: Vademecum della mobilità sostenibile made in Italy

Da quando la nostra società si è ritrovata stretta nella morsa della crisi economica, i viaggi, le vacanze e anche i semplici spostamenti sono diventati un problema per molte persone. La benzina, le autostrade, i treni sempre più cari sono spesso citati negli ansiogeni servizi del tg, che colgono ogni occasione potenzialmente vacanziera per dirci che gli Italiani preferiscono sempre più spesso starsene a casa.

Ma come disse qualche tempo fa Paul Gilding, grande attivista ed ex CEO di Greenpeace: “It takes a good crisis to get us going. When we feel fear and we fear loss we are capable of quite extraordinary things”. E io penso proprio che Paul abbia ragione.

Ride SharingNegli ultimi anni i siti basati sui principi della condivisione e della solidarietà, aventi come oggetto i temi più svariati, sono spuntati come funghi: ne sono un esempio il famoso Couchsurfing, il network per organizzare un soggiorno a zero spese, o Reoose, sito tramite il quale si possono barattare oggetti usati.

Anche per quanto riguarda la mobilità, indispensabile per i tanti pendolari in giro per il Paese e per l’Europa, ci sono varie proposte interessanti.
Molto si sta muovendo sul fronte delle auto.

Occorre intanto distinguere tra tre tipi di condivisione della macchina, il car-sharing, il car-pooling e il ride-sharing.

Il car-sharing è in sostanza un noleggio di auto a basso costo. Il progetto ministeriale ICS (Iniziativa Car Sharing), attivo in varie città tra cui Firenze, Roma, Parma e Genova, funziona così: ci si registra al circuito pagando una quota fissa che dà accesso ad una smartcard che apre tutte le auto del parco autovetture, accessibili 24 ore su 24. La riconsegna avviene in uno dei parcheggi designati dal progetto.

Differente è il meccanismo del car-pooling, che è invece legato al fenomeno dei brevi tragitti casa-lavoro, in cui gruppi di persone, generalmente organizzati privatamente, decidono di condividere l’auto riducendo le spese.

Il ride-sharing, infine, è un fenomeno che si è affermato in Europa a partire dal 2004 col sito francese Coivoiturage.fr, poi confluito nel circuito BlaBlaCar, presente in 7 paesi, tra cui l’Italia. Così come il sito Carpooling.it, che parla anche di “autostop organizzato”, questa piattaforma è pensata per la condivisione di viaggi più lunghi. Tramite il motore di ricerca interno, l’utente può ricercare la tratta e mettersi in contatto con l’offerente che preferisce. Alcuni siti stabiliscono automaticamente il prezzo per passeggero, altri lasciano i due “ride-sharers” liberi di trattare.

C’è poi il chiacchierato fenomeno del bike-sharing, la condivisione delle biciclette: è analogo al car-sharing, con la ovvia differenza che in Bike Sharing Milanoquesto caso la smartcard permette di sganciare la bici dalla sua postazione. In Italia ci sono 132 città dotate di bici condivise, tra cui Milano (che detiene il primato Italiano per estensione e utilizzo, ed è 5° in Europa), Torino, Bari, Ascoli Piceno. Il finanziamento dei progetti avviene tramite gli abbonamenti degli utilizzatori e partenariati con enti pubblici e privati. Questa soluzione è meno inquinante e più salutare del car-sharing, ma richiede maggiori investimenti in piste ciclabili e infrastrutture appropriate.

Resta purtroppo in primo piano la situazione dei rischi del traffico. Il rapporto Aci-Censis 2012 sullo stato dell’auto evidenzia il “sorpasso” della bicicletta in termini di vendite, ma  riporta di pari passo un notevole aumento degli incidenti mortali per i ciclisti. L’Italia, infatti, sembra aver ricorso alla bicicletta come mezzo di locomozione più economico e salutare, ma la maggior parte delle città non dispongono delle infrastrutture necessarie per la messa in sicurezza dei ciclisti. Inoltre il nostro Paese, anche se famoso per i nomi di tanti campioni del ciclismo, sembra avulso da una cultura della bicicletta: gli automobilisti sono spesso aggressivi con i ciclisti (più che con i pedoni, stando agli studi più recenti) e manca una cultura bike-friendly che porti le istituzioni locali a elaborare strategie serie per favorire una mobilità più sostenibile per tutti.

Chiara Calastri

Redazione News

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