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CASELLI PRESENTA “NIENT’ALTRO CHE LA VERITÀ” #PBF2016

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Giancarlo Caselli presenta Nient’altro che la verità, libro in cui il magistrato racconta le indagini su terrorismo e mafia, tutti gli attacchi subiti, la sua passione per il Torino e la legge contra personam che gli ha impedito di accedere alla carica di Procuratore nazionale antimafia

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Uno degli eventi conclusivi della quattordicesima edizione del Pisa Book Festival è l’incontro con Giancarlo Caselli, magistrato in pensione dal 2013, che ha presentato il suo ultimo libro Nient’altro che la verità, edizione Piemme, scritto assieme al giornalista de Il Tirreno Mario Lancisi, anch’egli presente all’evento condotto dalla sua collega Candida Virgone.

Caselli ha ripercorso le più importanti tappe fondamentali della sua vita professionale, degli anni del terrorismo, di quando chiese e ottenne il trasferimento da Torino a Palermo subito dopo le bombe di Capaci e di via D’Amelio proprio per indagare sulle stragi e anche di quando pochi anni fa ha condannato esponenti del movimento No-Tav per aver commesso atti di violenze per sabotare l’opera.

Ecco, in tutte queste occasioni il magistrato ricorda i più disparati insulti che ha ricevuto: boia, assassino, torturatore, fascista, toga rossa, comunista, mafioso e chi più ne ha più ne metta. Dall’amarezza con cui ne parla si deduce che il momento in cui più di tutto ha sofferto è stato nel 2005, quando fece richiesta per il ruolo di Procuratore nazionale antimafia che non gli venne assegnato perché un emendamento dell’allora senatore di AN Luigi Bobbio inserito nella “Riforma Castelli” impediva che Caselli accedesse a tale carica per limiti d’età che prima non esistevano. Questa legge contra personam, secondo Caselli e non solo, fu una sorta di castigo perché il magistrato torinese aveva da poco condannato Marcello Dell’Utri, fondatore di Forza Italia, per questo avrebbe suscitato le ire dell’esecutivo che successivamente non gli fece neppure proseguire l’esperienza, a suo dire molto interessante, alla Pro Eurojust.

Tornando alle sue battaglie, Caselli spiega per quale motivo in Italia il terrorismo, a differenza della mafia, è stato sconfitto e sostiene che il terrorismo è sempre stato ritenuto come qualcosa di estraneo da noi, qualcosa che necessariamente doveva essere isolato, diversamente la mafia gode di una protezione, di una sorta di scudo, da parte di potenti e lo dice uno che ha portato alla sentenza in cui si stabiliva che Andreotti aveva commesso il reato, caduto in prescrizione, di partecipazione all’associazione per delinquere. Dopo il classico firma-copie, Caselli ci ha concesso un’intervista nella quale parla da una parte del “tifo per i magistrati” in alcuni anni e dall’altra parte dei vari attacchi alla magistratura. Ora basta raccontare e mettiamoci ad ascoltare le parole di uno dei più coraggiosi e competenti magistrati italiani.

Di seguito una breve intervista a Caselli

Farouk Perrone per RadioEco

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