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Cesare Cremonini, il nuovo re dello Stadio Olimpico

Roma. Stadio Olimpico. Alle ore 21:15 del 23 giugno Cesare Cremonini fa il suo ingresso sul palco. Solo, con una pianola davanti. Intorno a lui migliaia di fan pronti a urlare all’unisono. Il Possibile Scenario si è fatto realtà trionfale. Qui la nostra recensione.

Cesare Cremonini

Foto di Elisa Torsiello

Il termine “possibile” indica un’ipotesi, un qualcosa avvolto dall’incertezza e dall’agitazione per l’insicurezza del suo compimento. Possibili sono gli scenari immaginati da Cesare Cremonini, mondi colorati in cui “si sta bene insieme, senza nessun perché”. Fino a qualche anno fa quei mondi avvolti dal desiderio e dall’incertezza di tramutarsi in realtà comprendevano anche gli stadi italiani, oggetti del desiderio di ogni artista e cantante. Dal 15 giugno il possibile ha lasciato posto al reale. Lignano, Milano e il 23 giugno anche Roma – nell’attesa della sua Bologna – si sono inchinati dinnanzi al portento energico di Cremonini, alla sua voglia di condividere infinite passioni e un’irrefrenabile voglia di divertirsi con il proprio pubblico.

Correva l’anno 2000 quando un giovane Cesare Cremonini calcava il palco del Festivalbar con i suoi Lùnapop triofando con il brano “Qualcosa di grande”. Sono passati 18 anni da quella vittoria; un’esibizione divenuta maggiorenne e primogenita di un’eredità fatta di altri tour, altri concerti, altri battiti. La voglia di divertirsi, di scatenarsi sopra il palco, di trasferire la propria energia a un pubblico in visibilio, quella non è mai mutata; le canzoni e la propria consapevolezza autoriale quella sì, ha intrapreso un viaggio sulle ali della maturità artistica che ha portato Cremonini a essere uno degli ultimi eredi del cantautorato emiliano-romagnolo. Perfetta unione tra una tradizione bolognese nutrita del cantautorato di Lucio Dalla e Luca Carboni, del pop d’autore dei Beatles e l’anima rock dei Queen, la musica di Cremonini non ha età o genere di riferimento. Brano dopo brano, l’artista ha imparato a tradurre le emozioni in musica, costruendo un’astronave pronta ad accogliere in volo ogni lacrima, ogni sorriso, ogni cicatrice che ci accompagnano universalmente in questo lungo percorso chiamato “vita”. Cesare sa come toccare le giuste corde emozionali delle persone, lo ha dimostrato anche a Roma. Quello dello Stadio Olimpico non era un semplice pubblico; era un coro fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i versi del cantautore bolognese. Non vi è stata una parola che ogni spettatore non conoscesse a memoria, lasciando che la propria voce si unisse insieme, strette in un unico abbraccio canoro, a quella di Cesare. Nella città dei sette re e degli imperatori, Cremonini si è calato nel ruolo non più di Comico o Pagliaccio, ma di un dominatore dell’anima.

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La scenografia colorata, sempre in perfetta armonia con l’umore portante di ogni canzone, è stata molto più che un semplice sfondo o elemento decorativo. Era un tassello imprescindibile in questo puzzle perfettamente assimilato che più che a un concerto rassomigliava a un film tridimensionale. In esso ognuno svolgeva un ruolo principale e mai da semplice comparsa. L’eroe del momento – Cesare – si è avvalso dell’aiuto di un fedele alleato, un genio che al posto della lampada tiene stretto a sé un basso, e che nonostante gli anni segue ogni passo del suo amico: Nicola “Ballo” Balestri.

Foto di Elisa Torsiello

Foto di Elisa Torsiello

Insieme a loro una band complice e mai sottotono, ma sempre coinvolta. Ma è stato soprattutto il pubblico a essere il vero aiutante di Cremonini in questo viaggio dell’eroe atto a realizzare uno dei migliori live della stagione. Solitamente l’uso continuo di effetti speciali e di una scenografia sfavillante sono sintomi di una performance cantautoriale che non ha più da dire o da offrire. Quelli di “Possibili Scenari” sono stati un’arma in più, una miccia pronta a far esplodere ed enfatizzare la bomba fisica e vocale di Cesare Cremonini. Non si è risparmiato il cantante di Bologna. Correva su e giù dal palco, si cambiava d’abito nella stessa velocità con cui cambiava strumento da suonare e attirare a sé, ipnotizzandoli, i propri spettatori. Dall’apertura affidata a “Possibili Scenari”, passando ai nuovi “Nessuno vuole essere Robin”, “Poetica” o ai classici “Mondo, “Greygoose”, “Logico” per poi passare al brano per antonomasia, quello che è divenuto un vero e proprio inno di una generazione – “50 Special” – Cesare Cremonini ha conquistato Roma e fatto dello Stadio Olimpico il proprio monumento trionfale. Il Possibile Scenario è diventato uno Scenario Indimenticabile.

Ave Cesare, quelli che vivranno di malinconia ripensandoti ti salutano.

 

Elisa Torsiello per Radioeco

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