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Chi è Banksy? Dal mondo della musica un nuovo indizio

Alla domanda “Chi è Banksy?” istintivamente vi torneranno alla mente i graffiti ironici e satirici che denunciano problemi sociali, di attualità e politica di cui sono tappezzati i muri delle città di tutta Europa; dopodiché diventerà altrettanto istintivo definirlo lo street artist più (giustamente) famoso al mondo.

Follow your dreams, Banksy

Follow your dreams, Banksy

È da anni (e qualche murales), che alla domanda sull’identità di Banksy si cerca una risposta che sappia accontentare la fame di curiosità di quella fetta di spettatori che vuole dare un volto a chi, come Banksy, ha dato volto ai problemi sociali della nostra generazione.
Dall’inizio della sua carriera sono ormai trascorsi vent’anni (feel old yet?) e decine di supposizioni circa la sua identità, quasi peggio di Superman. Per l’opinione pubblica Banksy è stato Damien Hirst il membro di punta della Young British Artists, dopodiché è diventato una donna, poi un collettivo, poi due ragazzi arrestati per atti di vandalismo mentre riproducevano graffiti di Banksy e infine Robert Del Naja, il fondatore dei Massive Attack.
Proprio quest’ultima teoria sembra essere la più accreditata, soprattutto alla luce di una recente affermazione fatta dal deejay Goldie durante una trasmissione radiofonica.
«Dammi una lettera arrotondata, mettiamola su una maglietta, scriviamoci Banksy e il gioco è fatto. La possiamo vendere. Senza mancare di rispetto a Robert, penso sia un brillante artista, ha ribaltato il mondo dell’arte» è quanto detto da Goldie durante l’intervista del podcast Distraction Pieces, pubblicato online.
Il riferimento al leader dei Massive Attack è più ovvio dell’identità di Hannah Montana, ma Robert Del Naja ha smentito tutto affermando che “siamo tutti Banksy” che è un po’ come dire “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.

No Ball Games, Banksy

No Ball Games, Banksy

Ma quanto è importante conoscere l’identità di un artista che, volutamente, la nasconde?
Cosa aggiungerebbe la conoscenza dei dati anagrafici di Banksy alla rivoluzione artistica di cui è stato pioniere? Non lo sappiamo, quel che sappiamo è che certamente comprometterebbe la capacità di apprezzare un artista esclusivamente per le sue opere, aldilà del contesto sociale, dell’età, della provenienza.
Se Banksy continua ad essere nessuno, tutti possono essere Banksy ed è questo il messaggio che lo street artist ha sempre voluto lanciare, continuando a voler mantenere l’anonimato in una società che ti vuole apprezzato e famoso.
La scelta di nascondere la propria identità, quindi, non è stata dettata soltanto dall’esigenza di esprimere la propria arte in un contesto in cui il graffito è un reato, ma da una volontà di poter comunicare un messaggio libero da ogni preconcetto, aggiungendo significato al messaggio stesso.
In questo modo l’anonimato si configurerebbe come un atto di denuncia ai dogmi della società contemporanea ancora più forte del contenuto delle opere stesse.

In definitiva, che Banksy sia Robert Del Naja o tuo zio speriamo semplicemente che continui a rappresentare il declino della società del nostro secolo nel suo solito modo dissacrante e penetrante (e che faccia un paio di graffiti in più in Italia dato che apparentemente visita solo Napoli).

Mobile Lovers, Banksy

Mobile Lovers, Banksy

 Erika Branca per RadioEco

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