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Chiara Ferragni – Unposted, la recensione

C’era proprio bisogno di un documentario su Chiara Ferragni? Andando contro il pensiero comune fino a qualche settimana fa avremmo risposto di sì, soprattutto per capire qualcosa in più circa il suo successo imprenditoriale. Poi abbiamo visto Chiara Ferragni – Unposted e abbiamo cambiato idea. Da Venezia 76 la nostra recensione del “documentario” di Elisa Amoruso.

Chiara Ferragni

Chiara Ferragni – Unposted è un po’ come il pacco regalo sotto l’albero a Natale. Promette di essere quello che ti aspetti, ma non lo è. Ci prova eh Elisa Amoruso a spacciare la propria opera come documentario serio e meritevole del nome che porta; la giovane cineasta tenta in tutti i modi di ingannare occhi allenati di chi, in veste di spettatore attento, ha deciso di dare una chance a questa prova perché curioso di conoscere qualcosa di più sul fenomeno Ferragni. Ebbene, quello che l’accoppiata Amoruso-Ferragni spaccia per documentario altro non è che una storia di Instagram lunga ottanta minuti.

Alla sua base non vi è alcuna analisi oggettiva atta a spiegare i passi fondamentali che hanno portato la giovane modella iscritta alla Bocconi a diventare una delle personalità più influenti dell’età contemporanea. In Chiara Ferragni – Unposted si sente solo e soltanto un pressante tentativo agiografico di mitizzare una personalità già ampiamente mitizzata dai propri follower.

Tra ambientazioni chic, movimenti di cinepresa che strizzano l’occhio addirittura a Terrence Malick (con risultati al limite del banale) e un uso della fotografia e della musica copiato paro paro dal cinema di Sofia Coppola, il documentario di Elisa Amoruso naufraga in acque limpide là dove poteva risultare vincente.

Che piaccia o meno, quello di Chiara Ferragni è un caso mediatico che merita un’analisi approfondita. A cosa si deve questo successo mondiale? Quali sono i passaggi che l’hanno portata dall’essere una ragazza come tutte le altre a “imprenditrice digitale”? In cosa consiste il suo lavoro e come riesce a trasformare una visualizzazione in fonte di guadagno? Tutte domande che l’utente medio di internet si pone e che forse per invidia, o proprio per mancanza di risposte, lo portano a maturare un astio e una certa insofferenza nei confronti di questo personaggio.

Chiara Ferragni aveva adesso l’occasione perfetta per fornire delle risposte, incuriosendo e simpatizzando con il proprio pubblico e invece ha deciso di vincere facile, creare uno specchio per le allodole con cui attirare un pubblico già fidelizzato proponendogli una versione estesa di contenuti a lui famigliare, tralasciando aspetti ben più introspettivi e interessanti.

Chiara Ferragni – Unposted è essenzialmente la mostrazione cinematografica di una sfera privata che la Ferragni già condivide quotidianamente sui propri social? Dove starebbe l’innovazione, la sorpresa, il lato nascosto che il titolo stesso ci promette? La regista si fa portavoce di un racconto esegetico di una ragazza che per quanto lungimirante, vanta nel suo passato viaggi e conoscenze che sicuramente l’hanno facilitata nella sua ascesa imprenditoriale, ma che il documentario offusca per puntare sulla versione di Chiara Ferragni la ragazza che dal nulla è diventata un’icona. Che la Ferragni sia stata lungimirante nessuno lo mette in dubbio, anzi, è lodevole la sua capacità intuitiva di puntare su una tipologia di lavoro su cui nessuno avrebbe mai scommesso un euro ai tempi. Ma questa ostentazione della self-made-woman, che non ha avuto bisogno di nessuno per spiccare il volo, proprio non regge. È un’affermazione lanciata contro il sole dell’egocentrismo e condannata a bruciarsi ben presto le ali.

Chiara Ferragni

La famiglia, i collaboratori, l’ex fidanzato, sono tutti tasselli imprescindibili nella costruzione del gioco del successo messo in campo da Chiara. La regista Elisa Amoruso poteva scandagliare, domanda dopo domanda, ogni loro segreto per portare a termine un prodotto lodevole e completo, con il rischio di far cadere qualche parete da quella casetta di stucchevole marzapane a cui il mondo dei social ci ha abituato. Invece lo spettatore si ritrova bombardato da racconti colmi di melensa nostalgia e insopportabile encomio nei confronti di questa paladina di uno spirito del tempo fatto di selfie e storie Instagram.

La separazione con il suo ex socio (e ancor prima, ex-fidanzato) Riccardo Pozzuoli viene archiviata unilateralmente come tradimento, senza sentire la versione della controparte; il business effimero e veloce della moda viene trattato come un meccanismo in cui l’universo Ferragni si è perfettamente incastrato senza fare accenno alla lotta necessaria per mantenere di fronte a tutti quell’esteriore perfezione.

Tutto in Chiara Ferragni – Unposted risulta pre-costruito, artificioso, innaturale, proprio come uno scatto per i social. Un vettore in formato cinematografico attraverso cui esibire la “versione migliore di se stessa”, sfruttando il mezzo filmico come versione estendibile della propria fotocamera. Tutto opulento, infiocchettato e perfetto: ecco il mondo di Chiara Ferragni. Un viaggio dell’eroe privo di ostacoli, una vita perfetta, un intreccio piatto, perché orfano di colpi di scena e fatal flow. Ed è proprio così il documentario su Chiara Ferragni: piatto.

La vita di questa imprenditrice digitale racchiudeva in sé un enorme potenziale; hanno deciso di sfruttare solo il filtro che la riveste dimenticando la natura umana fatta di fragilità e delusioni che vi sta dietro. Il risultato che ne deriva è una maschera di cera che a forza di flash e luci artificiali prima o poi si scioglierà. E forse a quel punto avremo finalmente un vero documentario su Chiara Ferragni.

Voto: 3

Elisa Torsiello per Radioeco

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