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Come cambia l’informazione con i Big Data @IF2016

Nell’epoca in cui le forme di distribuzione delle informazioni si sono moltiplicate in modo esponenziale e l’accesso e la fruizione delle news da parte del pubblico sono radicalmente cambiate, quali sono gli strumenti, i linguaggi, le modalità e le tecniche che il giornalismo deve conoscere? Quali le priorità, le logiche e i criteri a cui deve attenersi?

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Se ne è parlato  venerdì’ alla Camera di Commercio di Pisa, nell’ambito dell’Internet Festival. Tra gli speaker dell’evento Mario Tedeschini Lalli, vice responsabile innovazione e sviluppo del “Gruppo Editoriale L’Espresso” e docente di Giornalismo digitale all’Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino. Assieme a lui i membri dell’Online Publishers Association.

Si parla di Big data…ma prima di tutto chiariamo: cosa c’è dietro questa parola? Big Data è il termine usato per descrivere una raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore.

Oggigiorno i dati alimentano il mondo digitale rivoluzionando il giornalismo online. I Big data creano contatti ravvicinati e diretti con gli utenti in modo del tutto inedito. La raccolta di moltissimi dati relativi agli utenti permette alle aziende e alle testate giornalistiche di costruire database di informazioni sui propri utenti: potendo sapere che siti legge l’utenza, quanto tempo dedica ad un articolo, che siti visita e che preferenze ha. Il contatto diretto con l’utente crea prodotti informativi e  fonti di ricavo come la pubblicità. Basti pensare che Google ha costruito algoritmi che incasellano la nostra vita digitale  e in base a questi ci propone determinati contenuti.Una vera e propria sfida, quella creata dall’ambiente digitale, che è anche, e soprattutto, un invito ad integrare vecchie e nuove competenze.

In Italia le varie testate giornalistiche, come afferma un giornalista della Stampa, stanno cercando di spingere gli utenti a registrarsi sempre più e dunque  a rilasciare i propri dati. Come? proponendo ad esempio Newsletter e talent per conoscere le preferenze di ciascuno.

Lo scopo di questo “identikit” è portare il brand a più persone possibili:d’altronde il cuore di un giornale è proprio la sua “comunità”, il suo networking.

Da una decina di anni abbiamo bisogno sempre più di personalizzare: le informazioni vengono sfruttate dalle aziende dei dati per costruire paradigmi e algoritmi con cui descrivere i comportamenti dei “consumatori”. La descrizione del mondo è in realtà un’azione sul mondo.

Sfuggiremo al controllo?

 

Elena Alei

 

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