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Come fare radio e vivere felici

Come saprete, noi di Radioeco siamo instancabili: o le facciamo tutte o nessuna. Così, mentre

a Pisa si tenevano dirette e interviste per l’ Internet Festival, io mi sono diretta a Roma per partecipare al RadioSapienza Day , un evento nato con l’intento di avvicinare quanti più studenti possibili al mondo della radio.

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Erano presenti esperti del campo provenienti da emittenti italiane, quali RadioRai 1 e 3, l’ Accademia Radio Televisiva di Roma (ART), Radio 105 e M2o, accorsi per condividere con noi aspiranti radiofonici la loro esperienza.

Di tutti gli interventi, uno mi ha particolarmente colpito: quello del più volte ospite a Radioeco, Pippo Lorusso, attualmente conduttore del programma A qualcuno piace presto  su m2o, e dell’autore de Lo Zoo di 105, Sergio Spaccavento.

Questi due soggetti, apparentemente antagonisti, sono in realtà legati da un unico e famosissimo collante: Maccio Capatonda e la febbrA della serie creata insieme, Mario ( a breve, uscirà L’Italiano Medioprimo debutto cinematografico per i personaggi caricaturali del fenomeno).

Sala Conferenze de La Sapienza - Roma, durante la presentazione di Spaccavento

Sala Conferenze de La Sapienza – Roma, durante la presentazione di Spaccavento

Chi meglio di loro, dunque, avrebbe potuto spiegarci come creare un format comico di successo?

Ho quindi deciso di condividere con voi le loro perle di saggezza (poi non dite che non sono magnanima). Pippo e Sergio, infatti, si sono rivolti soprattutto a noi che parliamo al microfono, tracciando delle linee guida, semplici e all’apparenza scontate, su come far sì che i nostri ascoltatori si spacchino di risate senza bisogno di guardarci mentre diciamo castronerie esagerate, al limite dell’umiliazione. In questo modo, siamo stimolati ad appellarci alla loro immaginazione –  magari, ci figurano vestiti in un certo modo, o ci dipingono un’espressione buffa mentre diciamo una determinata cosa… sperando di non finire come il “bimbo” de Il sesto scemo.

Sergio Spaccavento enuncia la prima regola della comicità.

Sergio Spaccavento enuncia la prima regola della comicità.

 

Qual è la prima cosa che ci viene in mente quando pensiamo al comico? Un’immagine che suscita ilarità, magari. La comicità, però, è difficile da trasmettere a un pubblico che non può vederci.

Come, allora, possiamo uscire da questo schema?

Regola#1: Comicità = Conflitto.

Pensateci bene: ogni caricatura che si rispetti, affronta una qualche sorta di ostacolo. Solitamente, sono 3 i tipi di conflitto a cui deve far capo: quello con la natura, quello con un altro individuo e infine lo scontro con se stesso.

Esempio è la parodia dello “svela misteri” Adam Kadmon (per gli ascoltatori de Lo Zoo, “Amian Gnammo”)interpretata sempre dal caro vecchio Maccio, i cui vaneggi sono scritti da Spaccavento. Amian elabora teorie improbabili su ciò che accade nel mondo, si fomenta e si nutre coi suoi collegamenti insensati per poi esser contraddetto ed essere costretto a mettersi in discussione. Risultato: risate assicurate (ascoltare per credere).

 

Regola#2: Creare uno schema. Sì, perché anche se può sembrare che il prodotto comico sia improvvisazione, in realtà consta di un intricatissimo meccanismo narrativo, proprio come quello che ci hanno insegnato a scuola: inizio – sviluppo – contrasto -risoluzione del contrasto – fine. Il tutto sta, ovviamente, nel modo in cui raccontiamo la storia!

Regola#3: Diamo un senso al non-senso. La parodia, ad esempio, può essere còlta e diverte se e solo se  conosciamo il modello di riferimento; nel caso di Amian Gnammo, per esempio, più o meno tutti conosciamo chi è l’oggetto della presa in giro, ma tale modello viene esasperato, sempre tenendo conto di una certa coerenza e  conservando un ordine logico.

Regola #4: Divertiamoci. Ricordiamo sempre che se la cosa non diverte noi in prima persona, è inutile proporla.  Oppure, se proprio non ci esalta il contenuto del comico, può darsi che ci faccia sentire offesi. Sbagliatissimo. Dovremmo prenderci meno sul serio! L’autoironia spesso salva la vita.

Ma la regola più importante è cominciare. In sala eravamo tutti ragazzi, giovani a contatto con due tra i più grandi dispensatori di idee sull’intrattenimento che abbiamo sulla scena oggi. Eppure non c’era distanza. Questo perché venti anni fa, anche loro erano così: impauriti, un po’ insicuri e attratti dalla demenzialità. Hanno cominciato facendo gag da cretini e qualcuno più cretino di loro, ma a caccia di talenti, li ha notati. Se ve lo state chiedendo no, non è strettamente necessario fare gli scemi per avere successo, ma se pensate che la vostra strada possa essere quella della conduzione di un programma radiofonico, comico o non, tenete sempre a mente che per arrivare da qualche parte bisogna pur partire da qualcosa.

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Pippo Lorusso durante il suo intervento

In fondo, se state leggendo questo articolo, se siete entrati nel blog di Radioeco, è perché condividete una passione con noi.

Come ci ha detto Pippo,  “Il successo di un programma sta in chi lo conduce. Devono emergere passione e esperienza personale”.  E se abbiamo queste due cose, non ci occorrerà altro se non il coraggio di metterci in gioco.

Il RadioSapienza Day è stata anche un’occasione per mettere alla prova i nostri talenti: infatti, per chi volesse, era stata fornita la possibilità di partecipare a ben due concorsi radiofonici: uno con Radiospeaker , che offriva una borsa di studio per giornalismo radiofonico, e l’ altro promosso dall’ ART Roma (vedi sopra) per la conduzione radiofonica

Indovinate quale ha provato la sottoscritta? Ve lo dico io, non ci arriverete mai. Tutti e due.

Vinti? Per ora il primo no. L’altro chi lo sa. Non è solo questo il motivo per cui organizziamo questi eventi. É il discorso della formazione quello che caratterizza i vari incontri a cui ci è dato modo di partecipare.

Personaggi come Sergio, Pippo, Maccio, e tanti altri, non sarebbero punti di riferimento adesso, se avessero rinunciato alla propria formazione (Sergio e Maccio si sono laureati insieme a Perugia nel settore della pubblicità, n.d.r.). E, nonostante i diversi percorsi che hanno intrapreso, si sono ritrovati ad essere pagati per cazzeggiare. Che dire….a volte, il cazzeggio paga!!!

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Pippo, Sergio, me e i ragazzi della radio universitaria di Napoli, F2 LAB

 

(Per le foto si ringraziano: RadioSapienza.net e Radio F2LAB)

 

 

 

 

 

 

 

 

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