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consigli per la lettura: Orwell, La fattoria degli animali

fattoria-animali_1«Ahi serva Italia, di dolore ostello/ nave senza nocchiere in gran tempesta, /non donna di province ma bordello». Con queste celebre verdetto, nel Canto VI del Purgatorio, Dante sintetizza con chiarezza le difficoltà politiche e sociali che da sempre caratterizzano il nostro Bel Paese. L’Italia, infatti, è conosciuta nel mondo per le sue perle storico-artistiche, la bellezza dei paesaggi multiculturali e l’invidiabile tradizione culinaria ma è altrettanto famosa per la sua plurimillenaria storia di mala politica. Conflitti e trame per il potere hanno lentamente avvelenato l’Impero più grande di tutti i tempi – quello romano – e sono state la matrice delle lunghe guerre per il dominio tra le diverse corti italiche, fino alle lotte per l’Unità nazionale e l’avvento del Fascismo. Agli anni bui della guerra si deve il sogno di un paese civile e di una società democratica, purtroppo presto turbato dal fascino per l’autorità e dagli interessi dei suoi rappresentanti istituzionali. Anni di piombo, stragi di stato, Tangentopoli e vent’anni di dittatura politico-mediatica non potevano che lasciarci in eredità una realtà sociale sfigurata e totalmente devastata dal dispotismo governativo.

Lo so, il prologo è nefasto ma è utile a presentarvi il libro a cui spesso associo tutto ciò. Per evitare di perdermi in un pamphlet politico, mi astengo categoricamente dal commento delle ultimissime vicende ministeriali e passo direttamente al testo che, a mio parere, meglio le metaforizza: La fattoria degli animali di George Orwell. Considerata come una delle opere più importanti della moderna storia della letteratura inglese, il grande successo di questa breve favoletta satirica sta probabilmente nella semplicità con la quale riassume il complesso meccanismo con cui il desiderio di potere annienta la ragione e inebetisce la mente. Ambientato in una fattoria inglese durante la rivoluzione sociale dell’Animalismo, il testo racconta di una comunità di animali che, ridotta quasi in schiavitù dagli umani e ormai sfiancata dai loro soprusi, decide di ribellarsi ai suoi padroni, scacciarli via e istituire un nuovo organo di governo del tutto autonomo dagli uomini. Ben presto però anche i maiali, a capo della rivolta, iniziano ad abusare della loro posizione di privilegiati e a viziare il loro comportamento, fino a trasformarsi negli stessi carnefici contro i quali si erano ribellati: « (…) le creature di fuori guardavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due».
La storia è semplice ma il messaggio piuttosto amaro: il potere non ha né forme né colori, solo la necessità di dover soddisfare ogni tipo di ambizione personale a discapito del bene collettivo. Leggete il libro e vi assicuro che la prossima volta che assisterete a una bagarre parlamentare vi divertirete nell’associare la nostra classe politica ad un branco di animali in perenne rivolta.

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