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Constantine: il mago del flop

john-constantineTrench chiaro, cravatta allentata, capelli giallo paglierino, una paradossale somiglianza a un famoso cantante britannico. Chi, se non John Constantine, celebre e inequivocabile mago dell’occulto, protagonista della fortunata serie di fumetti Hellblazer, firmata da Jamie Delano e pubblicata, dal 1988 al 2013, dalla Vertigo (DC Comics)? Un personaggio fuori dall’ordinario, con l’immancabile Silk cut tra le labbra e più di una bevanda alcolica in circolo nel sangue, che ha saputo conquistarsi la stima dei lettori con i suoi discorsi politicamente scorretti, l’andatura dinoccolata e il sorriso sornione e arrogante, di chi non esita a truffare il prossimo.

Nato dal tratto di Alan Oswald Moore (noto per Watchmen e V per Vendetta), come personaggio secondario dell’opera Swamp Thing (1971), seppe conquistarsi una serie incentrata sulle proprie avventure: reduce da un’adolescenza difficile, si avvicina alla magia nera e all’occulto, fino a perdere pieno possesso della sua anima, contesa, suo malgrado, da diversi demoni. Constantine, nel tempo, è diventato protagonista di ben due trasposizioni: la prima, cinematografica del 2005, nella versione mora e statunitense, interpretata da Keanu Reeves, che aveva (non poco) deluso i fan del cartaceo; la seconda nell’omonima serie tv, al suo recente e deludente debutto. Dopo mesi di attesa, infatti, in seguito al rilascio del pilot, il telefilm si rivela essere un vero e proprio fallimento.

 

Se il primo episodio poteva considerarsi quanto meno promettente, tanto da far esuSerie tv Constantineltare gli appassionati, i restanti episodi hanno purtroppo infranto ogni aspettativa. Constantine, che nella versione televisiva non fuma e beve poco, viene interpretato dall’attore Matt Ryan (volto noto di molteplici serial), che seppur con le migliori intenzioni, fallisce miseramente, risultando un “cosplayer” poco credibile. La sua recitazione, forzata e innaturale, quanto quella degli attori secondari, influenza negativamente la trama, già di per sé abbastanza fragile e opaca, che ricalca alla meglio e senza spessore il corso degli eventi spiegati nei fumetti.

Altro elemento a sfavore è l’assenza di effetti speciali degni di questo nome. I mostri e i demoni, che popolano gli episodi, sembrano un omaggio vintage a Buffy l’Ammazzavampiri, per quanto risultano datati graficamente. Il colpo di grazia, però, è la totale mancanza di serialità: ogni puntata è fine a se stessa ed è effettivamente difficile trovare un motivo per andare oltre l’intro.

Lucia Nasti.

 

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