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[Conversazione] Il Professor Banti presenta Pink Floyd The Wall

the-wall-filmScusate se continuo a parlarvi di Pink Floyd (sito, fb), però ho creduto di non poter non condividere con voi l’intervista che ho registrato la scorsa settimana con il Professor Alberto Mario Banti (pagina Unipi), in occasione della proiezione, la sera di martedì 25 novembre presso Palazzo Ricci, del film Pink Floyd The Wall (wiki), uscito nel 1982 con la regia di Alan Parker (wiki) e la sceneggiatura di Roger Waters (sito, fb), autore di gran parte dell’album dei Pink Floyd da cui è stato tratto il film: The Wall, del 1979.

La seguente playlist contiene il film completo.

Come ho saputo che il professore del bellissimo corso di Storia Contemporanea, nonché di quello di Storia Culturale, avrebbe presentato il film, gli ho subito proposto un’intervista, e lui ha accettato.

DS37464Per me si è trattata di una piacevole conversazione oltre che di un gioco di domande e risposte a proposito di una musica che mi piace tanto. È stata anche l’occasione per conoscere meglio uno scrittore e un professore che nei suoi corsi, come nei suoi libri, riesce non solo a insegnare la storia e ad appassionare alla materia, ma a formare uno spirito critico nei confronti dello studio e, mi permetto di aggiungere, a stimolare la nascita di senso civico negli studenti. Per questo mi piacerebbe che quanto segue venisse letto con un occhio al contenuto, alle parole spese dal Professor Banti sui Pink Floyd, e un altro alla sua capacità di comunicare il proprio pensiero in modo semplice e limpido, proprio come fa nei suoi libri e durante le sue lezioni.

Il testo è la versione scritta dell’intervista andata in onda durante la puntata (podcast) di UnipiNews di lunedì 1 dicembre (ascolta l’estratto audio qui sotto).

Buona sera Professore.
Che significato aveva questo “muro” per Roger Waters? Era un modo per descrivere solo le proprie difficoltà psicologiche o rifletteva anche le barriere vigenti all’epoca, ideologiche, come la cortina di ferro, o addirittura fisiche, come il Muro di Berlino?

roger-waters-premiere-the-iron-lady-02Per Waters il muro è innanzi tutto la dimensione psicologica del protagonista fittizio dell’album, Pink (nel film interpretato da Bob Geldof, leader dei Bootwon Rats). Pink è in parte una proiezione di Waters, che all’epoca sente di non avere più rapporto con gli spettatori e immagina quindi questa rockstar che, condotta da traumi personali a una crisi psicotica, farnetica di diventare il leader di un di movimento neo-nazista.

D’altronde incombe la figura di Syd Barrett (sito, fb), che di fatto alla fine degli anni ’60 è andato incontro a una crisi psicotica e, da genio creativo della band, si è perso.

Poi il muro ha anche a che fare con le esperienze di un’intera generazione, ma non direttamente con questioni di carattere politico: non direi che il muro costruito da Pink per separarsi dagli altri sia un riferimento al Muro di Berlino o alla cortina di ferro.

Però sono certamente implicati in The Wall aspetti di carattere sociale, come la critica al sistema scolastico che, invece di stimolare la creatività, la reprime e tenta di comprimere gli studenti in uno stampo conformista. Ed è presente la paura che l’intera struttura sociale produca derive autoritarie, un conformismo che si traduca non solo nel guardare estaticamente la rockstar, ma nell’essere pronti anche a seguirla fino alle derive più estreme.

Roger Waters si è più volte dichiarato insoddisfatto del risultato del film. Anche secondo lei il film non riesce a esprimere quello che l’album intende significare?

Secondo me no. Sono note le insoddisfazioni di Roger Waters, il suo perfezionismo e i suoi litigi con Alan Parker, ma io francamente non vedo motivi per cui una persona alla quale piaccia l’album dovrebbe restare delusa dal film.

I Pink Floyd componevano le proprie canzoni, anche quelle dalle tematiche più private, comunque influenzati da un periodo storico molto diverso da quello attuale. Secondo lei, nonostante questo, le loro canzoni comunicano ancora le stesse sensazioni?

Pink-Floyd-Atom-Heart-MotherComprai il mio primo album dei Pink Floyd, Atom Heart Mother (full album), nella primavera del ’71. L’ascolto fu un’esperienza straordinaria: metti il 33 giri sul piatto e la sua prima facciata (occupata interamente dalla title track) consiste in 23 minuti di musica strumentale in cui il quartetto si accompagna a un coro e a un’orchestra. Mi diede una sensazione di creatività assoluta, l’idea che si potesse fare tutto con degli strumenti che mi piacevano tanto, chitarra elettrica, batteria, basso, non solo la canzoncina di tre minuti.

I Pink Floyd regalano le stesse impressioni anche a un giovane d’oggi? Io porto la mia esperienza personale: ho un figlio adolescente che ha ascoltato Atom Heart Mother e lo ha apprezzato tanto da farci un tema in cui ha scritto di aver ricevuto dalla musica dei Pink Floyd una sensazione di grande libertà, di spazi che si aprono e possibilità che si offrono, di leggerezza.

Generalizzare l’esperienza di mio figlio non è possibile, però credo che i Pink Floyd abbiano ancora da dire, anche perché, oltre a una parte strumentale enormemente suggestiva, le loro canzoni raccontano storie, se si ha la pazienza di leggere i testi.

The Dark Side of the Moon (full album) è una toccante riflessione sul rapporto con la morte; Wish You Were Here (full album) contiene splendidi testi sulla nostalgia; Animals (full album) è un bell’apologo su quanto possa essere tragicamente deludente una rivoluzione; The Final Cut (full album) è una riflessione molto intensa sui disastri della guerra e sulla necessità di un orientamento radicalmente pacifista.

Waters è un autore straordinario, ma mi piace molto anche The Division Bell (full album), e The Endless River (recensione con playlist) secondo me è un bel pezzo di musica; va bene che si tratta di outtakes, ma che ricchezza di suoni, che respiro, che intensità!

C’è una canzone dei Pink Floyd a cui si sente particolarmente legato?

“Wish You Were Here”, mi commuove ogni volta che l’ascolto. So che dirlo oggi è dire una banalità, perché saremo in diversi milioni a condividere quest’opinione (ride).

Grazie Professore.

Segue l’ultima interpretazione dal vivo di “Wish You Were Here” eseguita dai quattro membri dei Pink Floyd. Era il 2 luglio 2005.

Gabriele Flamigni

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