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“Cose storte” di Andrea Carnì alla Libreria Pellegrini

Il 16 marzo, in una Libreria Pellegrini aperta eccezionalmente di sabato, si è svolta la presentazione del libro Cose storte – documenti, fatti e memorie attorno alle “navi a perdere”, curato da Andrea Carnì.

L’evento, moderato sapientemente da Francesco Donnici (Ass. Libera sez. Pisa), ha visto l’intervento di Alberto Vannucci, che dal 2010 dirige il Master universitario in “Analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione”, organizzato dal Dipartimento di scienze politiche dell’Università di Pisa. Proprio questo master (abbreviato in APC) è stato il punto di partenza che ha portato il giovanissimo Andrea Carnì alla realizzazione del volume.

Cose storte richiama già nel titolo una affermazione di Natale de Grazia, punta di diamante del pool di tecnici coordinato dal procuratore Franco Neri che – negli anni ’90 – indagò sulla questione delle “navi a perdere” e tragicamente scomparso nella notte tra il 12 e il 13 dicembre 1995. Una questione, quella della sua morte, che si inserisce all’interno di una vicenda piena di incognite e affari loschi e che rimane poco chiara, soprattutto dopo che, nel 2013, la commissione parlamentare sulle ecomafie ne ha accertato la morte per causa tossica.

Alberto Vannucci, Francesco Donnici e Andrea Carnì durante la presentazione di "Cose storte" alla Libreria Pellegrini (foto dell'autrice)

Alberto Vannucci, Francesco Donnici e Andrea Carnì durante la presentazione di “Cose storte” alla Libreria Pellegrini (foto dell’autrice)

Una vicenda che si incrocia con quella delle “navi dei veleni”, imbarcazioni cariche di scorie tossico-nocive (quando non direttamente radioattivi) che – soprattutto verso la fine degli anni ’80 -  partivano dall’Italia per sbarcare sui porti di Paesi come Libano, Nigeria e Somalia (dove i controlli portuali erano facilmente eludibili, specie in periodi in cui si viveva la guerra civile).“Navi a perdere”, invece, sarebbe la definizione con cui vengono identificate una serie di navi pensate per essere auto-affondate insieme al carico trasportato nel Mar Mediterraneo tra la fine degli anni ’70 e il 2000. Un sistema garante di un doppio guadagno: quello del risarcimento assicurativo relativo all’incidente simulato e quello di un servizio per gli Stati e le aziende che permetteva di liberarsi dei rifiuti pericolosi a poco prezzo dichiarando un carico differente. Sullo sfondo potenziali armi belliche, politici corrotti, servizi segreti di Stato deviati, logge massoniche e il coinvolgimento della criminalità organizzata.

Un quadro che farebbe gola a qualsiasi autore di serie tv, ma che in realtà è stato oggetto di studio a partire dal 1994, quando Nuccio Barillà, assieme ad Enrico Fontana, consegnò al già citato Franco Neri l’esposto che diede il via alle indagini. Proprio Barillà, lo stesso Neri e Maurizio Torrealta, offrono all’interno del libro un contributo memoriale e tecnico fondamentale ai fini dell’approfondimento della questione. Sta al prof. Vannucci, invece, introdurre la vasta documentazione raccolta da Carnì durante la sua ricerca, che viene presentata alla fine del volume con il titolo simbolico di “Archivio Mare nero”.

In occasione dell’incontro abbiamo intervistato l’autore, che ci ha parlato del suo percorso e di come si è inserito all’interno della ricerca della verità:

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