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Cosmetici: servono soltanto a nascondere i difetti?

“COSMETICI: SERVONO SOLTANTO A NASCONDERE I DIFETTI?”

   

“La cosmetica è la scienza del cosmo della donna”. Così affermava Karl Kraus, scrittore e giornalista tedesco, già nei primi anni del Novecento.

Cipria, correttori, eye-liner, fondotinta delle più svariate tonalità, glitter, mascara, matite per gli occhi, ombretti e chi più ne ha più ne metta!  Sul mercato qualsiasi tipo di prodotto che serva ad abbellire (o piuttosto a mascherare?) il volto di una donna è, ormai, disponibile.

Ed è incredibile pensare che i primi cosmetici ebbero origine addirittura nel 4000 a.C. nell’antico Egitto: le donne erano solite dipingersi gli occhi utilizzando una tonalità di nero molto pesante; a quel tempo, però, per la realizzazione dei primi trucchi venivano utilizzati elementi tossici come il mercurio, dal momento che non si conoscevano i suoi effetti nocivi.

Nel XIX secolo, invece, la Regina Vittoria, regina del Regno Unito, definì il trucco una “volgare maleducazione”  e, per questo motivo, veniva utilizzato soltanto da attori e prostitute.

La diffusione dei cosmetici, comunque, aumentò notevolmente e si fece capillare in tutto il mondo occidentale a partire dalla Seconda Guerra Mondiale fino ad arrivare ai giorni nostri.

Concretamente, la funzione dei cosmetici è quella di nascondere i difetti e gli inestetismi della pelle; ma avete mai pensato che i così detti “trucchi”, oltre ad abbellire il volto, sono anche un mezzo per esprimere la nostra personalità e, perché no, il nostro umore?

A pensarci bene, infatti, il modo in cui i trucchi vengono scelti e utilizzati, non hanno niente di diverso dal modo in cui vengono scelti i capi d’abbigliamento.

Una donna, infatti, decide di usare la matita o l’eye-liner come come sceglie di indossare un paio di pantaloni o una gonna, decide il colore dell’ombretto da mettersi così come sceglie il colore della sua T-shirt, e così via.

E, nella maggior parte dei casi, il trucco ci dice più di quello che possiamo immaginare sul carattere e sui gusti di una ragazza.

Questo è quanto emerge da un recente libro di Umberto Borellino, farmacista e cosmetologo italiano, dal titolo “Cosmetologia”.

Borellino affronta moltissime tematiche legate alla cosmesi e al ruolo della cosmesi nel mondo femminile, ma, soprattutto, si concentra sulla così detta psico-cosmesi: cerca cioè di spiegare quanto la psiche e la cosmesi siano correlate tra loro.

Vi siete mai chieste infatti il perché per alcune donne è inconcepibile indossare un rossetto rosso, mentre altre si sentono incomplete se non truccano gli occhi con colori accesi, ed altre ancora si sentono a loro agio unicamente con un make-up quasi inesistente?

Secondo quanto affermato nel libro, ad esempio, un trucco molto scuro, marcato e vistoso potrebbe corrispondere a un carattere trasgressivo, provocatorio, ribelle ed estroverso.

Al contrario, colori chiari e tenui, indicheranno un carattere più dolce, più tranquillo e questo tipo di make-up sarà privilegiato da chi preferisce passare inosservata. D’altra parte, invece, si pensa che un trucco più naturale possibile e quasi invisibile non debba necessariamente corrispondere a un carattere più docile e introverso: al contrario, una ragazza che preferisce il così detto “maquillage nude”, può indicare una ragazza fortemente sicura di sé stessa in quanto non ha bisogno di un trucco appariscente e sgargiante per sentirsi più bella.

C’è poi chi non cambia mai il suo modo di truccarsi o, meglio, chi utilizza lo stesso trucco sia per andare all’Università e al lavoro, sia per serate più particolari. Questo, sempre secondo quanto emerge da questi studi, potrebbe essere sintomo di un carattere abitudinario e che male riesce ad adattarsi a cambiamenti improvvisi e inaspettati.

Ovviamente queste sono solo delle grossolane generalizzazioni dal momento che le donne non si dividono in due o tre categorie che dipendono dalla vistosità del trucco che “indossano”; non è certamente soltanto il trucco più o meno appariscente a determinare il temperamento di una persona.

Alla fine, qualunque sia il motivo e la quantità dell’utilizzo del make-up, non cambia la sostanza delle cose: ricordate, ragazze, che la cosa fondamentale è che vi divertiate mentre lo fate e soprattutto che vi faccia stare bene con voi stesse prima che con gli altri!

Ipazia è a cura di Lavinia Franchi 

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