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I CUG e il “soffitto di cristallo” da infrangere – Pisa

Incontro del coordinamento dei CUG pisani: bilancio positivo – e alcuni utili spunti di Patrizia Tomio (Università di Trento)

CUG

foto @cugUnipi

In tempi di colpevolizzazione del “pubblico”, visto sempre più come un elemento di freno allo sviluppo economico, e di tagli ai lavoratori degli enti locali – si pensi alla contestata abolizione delle Province –, tra i dipendenti pubblici si sente più che mai l’esigenza di fare fronte comune, di “fare rete”, per condividere esperienze e buone prassi nella lotta a disuguaglianze e discriminazioni di genere sul proprio posto di lavoro, tutt’al più perché al servizio della comunità. È questo lo spirito che ha mosso la giornata di confronto del Coordinamento territoriale dei Comitati Unici di Garanzia (CUG) di enti e istituzioni pisane, tenutasi il 15 febbraio 2018 nella sala del Consiglio provinciale di Pisa – oramai il più delle volte desolatamente vuota, per la suddetta riorganizzazione. I componenti dei CUG di Comune, Provincia e Università di Pisa, della Scuola Normale Superiore e della Scuola Superiore Sant’Anna nonché dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana hanno fatto un bilancio della loro attività per la promozione dell’eguaglianza, il contrasto alle discriminazioni e la realizzazione del benessere organizzativo e lavorativo. I Comitati Unici di Garanzia sono organi istituiti per legge nel 2010, con funzioni che erano prima svolte, all’interno delle pubbliche amministrazioni, dai Comitati Pari Opportunità e dalle Commissioni anti-mobbing.

Nonostante l’obbligo di legge, a livello nazionale molti enti non istituiscono (o rinnovano) i CUG. A Pisa, caso unico in Italia, è invece attivo un coordinamento locale che ha promosso una serie di iniziative: dal convegno del 2016 sulla violenza nelle relazioni di genere, a quello del 2017 sull’articolo 3 della Costituzione – i cui atti sono appena stati pubblicati – sino al seminario “L’utilità sociale del lavoro pubblico nella crisi dello stato nazionale” del 9 febbraio scorso. Tra le iniziative concrete promosse in futuro dal CUG, è previsto per l’estate 2018il finanziamento di borse di studio per la partecipazione a scuole estive in ambito scientifico-tecnologico rivolte a studenti donne, data la scarsa propensione di quest’ultime a iscriversi a facoltà non umanistiche.

CUG

L’intervento introduttivo di Patrizia Tomio dell’Università di Trento, presidente della Conferenza nazionale degli organismi di parità delle Università italiane, ha illuminato una serie di questioni al centro dell’agenda dei CUG. “La dimensione del genere può rappresentare un modello per rimettere al centro la valorizzazione delle differenze” e promuovere così una cultura della parità, sostiene l’esperta trentina. In particolare, si tratta ancora una volta di rompere il “soffitto di cristallo” che impedisce a molte donne di progredire nelle proprie carriere: in Italia solo 6 atenei su 82 università hanno una rettrice, meno di un terzo tra professori associati e ordinari è donna. Un “fenomeno non solamente italiano” che si associa al differenziale retributivo e al gender pay-gap “indiretto” legato al presenza dominante degli uomini in tutte le posizioni apicali, nonché – ricordiamolo – alla bassissima percentuale di laureati rispetto agli standard internazionali: 18% a fronte del 37% della media nei paesi OCSE. Ma non solo: l’uso di un linguaggio rispettoso delle diversità, anche nella formazione del personale pubblico, resta una priorità al pari della conciliazione tra vita lavorativa e familiare. Si tratta di invertire la tendenza, tramite strumenti quali il “bilancio di genere” adottato dall’Università di Pisa, con risorse programmate per rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della persona così come prescritto all’articolo 3 della Costituzione. Se il rifiuto del razzismo si è fatto più debole, nei luoghi di lavoro e di studio restano insufficienti gli anticorpi agli episodi di mobbing, violenza morale, psichica e sessuale, spesso sottovalutati dalle vittime – quasi sempre donne. Secondo Tomio “gli stereotipi e la violenza di genere sono ancora poco indagati, hanno una profonda radice culturale, e perciò necessitano di un lavoro immenso da parte nostra.”

Valentino Liberto per RadioEco

 

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