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Cuperlo punta alla segreteria PD, gli altri si buttano a destra

Osservatore Televisivo: Gianni Cuperlo e Dereck Morgan de I Diavoli.

Osservatore Televisivo: Gianni Cuperlo e Dereck Morgan de I Diavoli.

Osservatore Televisivo: Cuperlo è il volto nuovo della campagna del Sì, Renzi fa quadrato intorno a sé: si preannunciano due settimane di fuoco in vista del Referendum Costituzionale.

Chissà se il 4 maggio dello scorso anno quando la Camera approvava l’Italicum – in mezzo a mille mugugni -, Renzi si sarebbe mai sognato di vedere in Gianni Cuperlo non uno, bensì il più valido compagno di ventura della volata referendaria. L’ex delfino di D’Alema, sconfitto alle primarie del 2013, presidente dimissionario del PD, aveva mollato il leader di Rignano proprio perché in dissenso sulla legge elettorale. Ironia della sorte, adesso lo ritroviamo nei salotti televisivi a difendere la linea del Governo, con la Ministra Boschi accantonata dopo il calo mainstream registrato recentemente. A Otto e Mezzo su La7 lo scorso 10 novembre difende il ddl Fornaro-Chiti sulla revisione dell’Italicum, soprattutto il “nuovo” Renzi: “Quel documento non è un pezzo di carta, è un impegno politico che deve avere degli atti conseguenti e successivi”.

Mentre Telese tenta l’offensiva sparaglina ai danni del Sì, è Mieli a sancire il gradito ritorno alla base, regalando anche una visione introspettiva del politico triestino che strappa qualche sorriso ai più: ”Cuperlo ha fatto questa mossa sapendo che perderà. E l’ha fatto perché è una persona molto per bene. E lui lo sente che è per il bene del paese”. Insomma è giusto così, rivisitazione biblica del “figliol prodigo” mode-on: il non anziano padre (Renzi) intento ad osservare l’orizzonte in attesa di sgozzare l’agnello grasso, pronto a ricevere la cordata di voti da coloro che si erano distaccati da lui. Il tutto in cambio di una promessa, niente di più sia chiaro. Medesima scena che si ripete anche a Piazza Pulita di giovedì, Cuperlo spiega a Formigli: “Questa Riforma ha dei limiti. Ha delle parti non risolte in modo compiuto. Il problema della politica è la rappresentanza. Con questa legge elettorale la Riforma renderà la nostra democrazia più solida”. Viene da chiedersi cosa abbia sottoscritto Renzi in quello che è un “impegno politico” per convincere Cuperlo a redimersi in “zona Cesarini”. Alla presidenza del partito c’è Orfini, ma non è un limite insormontabile; il vero obiettivo però è dalla parti del Nazareno: la segreteria PD.

Voti alti per la clip de I Diavoli all’interno della Gabbia Open, dove un Dereck Morgan sopra le righe dispensa perle assolute: “Ci chiamano l’1% alla vertice della piramide. Sbagliano. Perché noi siamo il minore dei mali. La garanzia dell’unico ordine possibile. Abbiamo rovesciato sulla terra un diluvio di cartamoneta. Il Quantitative Easing è stato il miracolo dei miracoli. E’ un farmaco potente. Ma in greco farmaco significa anche veleno”. Chiudendo con una visione: “L’occidente è prigioniero della lotta permanente tra il populismo nelle sue molteplici forme e il conservatorismo moderato di chi ha ancora qualcosa da perdere. Dieci anni dopo la tempesta dei subprime, l’onda unga della crisi rischia di intercettarne un’altra, quella che porta con sé le macerie di decenni di globalizzazione”.

Tutta colpa della Thatcher e dell’idea credito-consumo, con la deriva destrorsa di tutto il sistema ad originarsi è un combinato disposto che, politicamente, è riassunto da chi si ritrova nel mezzo schiacciato dall’immobilismo, come fa dire Sabrina Guzzanti alla sua Meloni nel Tg Porco: “Qua si parla di crisi del centrodestra, ma c’è un solo motivo per cui siamo così, tutti si buttano a destra. Volete salvare il centrodestra? Levateve dalle palle, l’unico che poteva dire ‘Trum sono io’ era Berlusconi che si è fatto da parte perché c’era troppa gente”.

Gli unici a guadagnarci sono i Cinque Stelle – al netto dei vari suicidi mediatici e/o parvenze da setta -, gli altri si fanno la guerra tra di loro, riuscendo nell’impresa di distogliere l’attenzione dall’inchiesta di Palermo sulle firme false grilline. Più facile di così si muore.

Stefano Mastini 

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