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Curriculum

La stesura del curriculum è fondamentale nella ricerca di un lavoro o impiego o stage alla fine del vostro percorso di studi universitari.
Ora che ho scritto l’esordio utilizzando keyword adeguate per far contento l’algoritmo di Google e permettervi di trovare il post, procediamo con l’articolo vero.
Siamo a metà marzo: qualcuno si è laureato e qualcun altro si sta per laureare. Se non lo avete fatto prima, dovete scrivere il vostro curriculum.
Personalmente ritengo che, dopo il riordino delle ricevute e delle bollette, sia una delle cose più noiose in assoluto da fare: non sai da dove iniziare e ti sembra di infilare una serie di banalità dietro l’altra.
Ma quando ho detto che è importante ero seria: il curriculum potrebbe essere l’unica chance che avete per farvi notare all’ inizio di un processo di selezione (sempre che non siate uno di quelli che ha un calcio nel sedere così potente da permettervi di fare ciao ciao con la manina a quelli in fila mentre siete in volo. In quel caso, di sicuro non avete bisogno di me e dei miei popolani suggerimenti che cialtronescamente affastello in un post).
Anche se siete il pulcinottodimamma più bravo studioso e preparato del mondo, ve la dovrete battere con una falange di pulcinottidimamma altrettanto bravi, svegli e preparati (per non parlare di quelli inguaribilmente asini che però si sanno vendere).

Le indagini che si trovano in giro sono sicuramente più precise di me nel fornire una fotografia della situazione (es. il rapporto ISTAT su laureati e lavoro o il recente rapporto Almalaurea ), ma forniscono percentuali che, nella pratica, ci aiutano pochino.
Ora noi vogliamo rispondere, facendo due conti alla buona, a questa domanda basilare: quante persone ho contro nella ricerca di un lavoro?

Iniziamo:

in Italia ci sono circa 60 Università Statali.
Supponiamo che in ogni università ci siano almeno una ventina di corsi di laurea i cui studenti possono laureatilegittimamente considerarsi vostri antagonisti (ad esempio: se fate ingegneria, dovrete battervela con quelli di ingegneria, economia, matematica e fisica per una discreta quantità di posizioni. A meno di crisi mistiche, non dovrebbe interessarvi una candidatura per laureati in Agraria o Medicina, quindi arrotondiamo).
Supponiamo che in tutti i corsi siano previsti cinque appelli di laurea.
Supponiamo poi che ad ogni appello si laureino dieci persone per ogni corso, per fare un bilanciamento a occhio fra i corsi in cui si laureano quaranta persone e quelli in cui se ne laureano, che ne so, quattro.

Bibidibobidibù, significa che in Italia ogni due mesi ci sono 12.000 teste coronate d’alloro che non vedono l’ora di fregarvi il posto.

La maggior parte viene presa, gli altri si accumulano con l’infornata successiva, e in un anno fanno 60.000 neolaureati vostri avversari direttissimi.
Cerchiamo una prova delle nostre ipotesi: l’Università di Pisa nel 2011 ha avuto 6.637 laureati, e ha all’attivo 59 corsi di laurea di I livello e 73 di II livello. Questo significa che nel 2011 si sono laureate circa 50 persone per ogni corso, fatto che torna perfettamente con la nostra ipotesi di “10 persone per corso in ogni appello”. Siamo stati bravi, hiphiphurrà per noi.

Dodicimila persone: avete idea di quanti siano? Sono tanti quanti gli spettatori del concerto dei Rolling Stones al Palazzo dello Sport di Roma (ora Palalottomatica) nel 1970.
Immaginate di trovarvi in mezzo a quella marea umana e urlare “Io! Io! Prendi me! Sono laureato!” mentre tutti urlano “Io! Io! Prendi me! Sono laureato!”.I-just-want-to-work
Ecco.
Direi quindi che vale la pena occuparsi di quesa fase, perché quando arriverete al colloquio sarà solo la punta dell’iceberg.

Ma vi dirò come nel prossimo post.

(Ah, questo espediente narrativo di bassa lega per avere materiale per due puntate anziché una si chiama cliffhanger. Negli esami funziona maluccio, non ve lo consiglio.)

Alla prossima!

Giorgia Fumo per University Fair

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