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The Dandy Wahrols, Burning House, Lapalux & more | Demography #311

In questo inizio di settimana Demography continua a proporvi tante nuove uscite internazionali dall’alt-rock dei Dandy Wahrols allo shoegaze dei Burning House, fino alle sperimentazioni di Machinefabriek e Lapalux con un occhio sempre rivolto all’Italia: i Winter Dust.

Pronti?
Avete alzato il volume?

Bene, schiacciate play e lasciatevi trascinare dai riff acidi e carichi di positività con Be Alright dei Dandy Wahrols (sì, quelli del tormentone Cause I like you/ Yeah I like you/ [...]And I feel, whoa whoo! . E sì, era proprio la canzone dello spot Vodafone, ecco loro).  Il lisergico quartetto di Portland per festeggiare i 25 anni di carriera ha annunciato il decimo EP Why You So Crazy , in uscita il 25 gennaio via Dine Alone Records/Caroline International. Be Alright è il primo singolo estratto, caratterizzato da un sound psych-pop spensierato ed orecchiabile. “And I could die right now/ And I wouldn’t mind/ I would be alright” – intona Taylor-Taylor  -  impossibile da non canticchiare come un mantra per il resto della settimana.  Nell’attesa di poter ascoltare tutto il nuovo disco godiamoci anche il particolarissimo videoclip girato a 360° che racconta del consumo di un vino magico. Il video è stato girato da Kevin Moyer (già collaboratore con Elliott Smith, Pearl Jam, Modest Mouse) utilizzando la tecnica del piano-sequenza presso il bar di Taylor-Taylor, grande appassionato di vini, e che vede come protagonista Jessica Paré della serie Mad Men.

Burning House

The Dandy Dandy Wahrols – Why You So Crazy

Continuamo all’insegna della psichedelia con i riff del brano Mars (Will not Save Us) dei The Room in the Wood, duo di Liverpool composto da Dave Jackson e Paul Cavanaugh,  entrambi ex-The Room. Mars (Will not Save Us),  prima traccia dell’EP The Mars uscito il 23 novembre via A Turntable Friend Records, è un brano di chiara ispirazione sci-fi,  che oscilla tra post- punk e neopsichedelia con accenni al delta blues, ed è una critica al piano di colonizzazione del pianeta rosso dell’imprenditore americano Elon Musk. “Mars wont’ save us/ Mars has no air/ just dust and stones/ we can’t all get there” ci ricordano nel testo.

Ascoltiamo poi Vtr, quarto e ultimo singolo estratto dal disco degli scozzesi The Twilight Sad titolato It Won/t Be Like This All The Time in uscita il 18 gennaio, album che ha preso forma durante il tour a supporto dei Cure nel 2017. Spostiamoci poi verso le sonorità più oniriche e cinematiche della psichedelia con i Mercury Rev . Il loro nuovo album, in uscita l’8 febbraio 2019 su Bella Union, è un tributo a Bobby Gentry ed è una rivisitazione del suo capolavoro dimenticato The Delta Sweete. Le storie di Gentry sono portate a nuova vita da un cast di cantanti tra le quali Hope Sandoval, Norah Jones, Rachel Goswell, solo per citarne alcune. Il primo estratto è Sermon, in cui Margo Price canta come una sopravvissuta all’esplosione di colore e groove innescata dai Mercury Rev: un pezzo forte nella storia del band, con The Light In You del 2015 e See You on the Other Side del 1995.

Burning House

Mercury Rev – Bobbie Gentry’s The Delta Sweete Revisited

Passiamo poi a infrangere il muro del suono con Mirror Song dei Burning House, anteprima del loro attesissimo album Anthropocene, in uscita all’inizio del 2019. Originari di Southampton, i Burning House sono un trio composto dal frontman e chitarrista Aaron Mills, il batterista Dominic Taylor e il bassista Patrick White. Il loro suono fonde elementi dello shoegaze con l ‘American Indie. Tra le loro influenze citano Elliott Smith, Swans, Teenage Fanclub, Slint e Pixies; ma quelle di band come Swervedriver, The Jesus and Mary Chain e MBV emergono sciuramente molto forti e chiare. I Burning House sono stati gli artisti di apertura per i leggendari Wire, guadagnando l’apprezzamento di Colin Newman. Per la composizione del brano Mills ha affermato di essersi ispirato allo stadio dello specchio di Jacques Lacan, a Labirinti immaginari di Jorge Luis Borges e al cinema di  di Andrei Tarkovsky. Mirror Song parla di “reflections, the reflections we make and ones we actively seek. Our secret and emergent energies that dictate motives realised only posthumously.” E’ un brano dal tipico sound shoegaze etereo e onirico ma allo stesso tempo forte e imponente in cui spicciano elementi noise, riverberi infiniti, complessi arrangiamenti melodici e una linea vocale intrisa di malinconia.  Se siete amanti di queste sonorità, potete approfondire la conoscenza dei Burning House guardando Peach  e ascoltando  Tracer, ma attenti ai timpani!

Burning House

Burning House

Continuiamo con le atmosfere oscure e distese dei Winter Dust e la loro Duration of Gloom, traccia più lunga dell’album Sense by Erosion che celebra i loro 10 anni di carriera (Dischi Sotterranei, 9 novembre 2018). Il quintetto padovano esplora influenze post-rock, post-hardcore e punk rock, reinterpretandole in chiave nuova e personale introducendo il pianoforte come elemento cardine e portante e la voce urlata come aggiunta puntiforme. E’ un brano in bilico tra quiete e turbamento, che alterna momenti oscuri e violenti a sonorità ariose, rumore schizofrenico e aperture speranzose.

Cambiamo totalmente longitudini e sonorità passando alla musica strumentale. Chiudete gli occhi e mettete in pausa la frenesia del mondo lì fuori. Lasciatevi emozionare da Saga, primo singolo tratto dal nuovo album del duo islandese HUGAR; post-rock ma questa volta dal sapore neo-classical e ambient. Il lento crescendo di una melodia intimistica e intensa culmina in un solenne tripudio di archi investendoci in tutta la sua disarmante e incomunicabile bellezza. Saga rende rende chiaro il talento dei due polistrumentisti Bergur Þórisson e Pétur Jónsson.

Burning House

HUGAR – Saga

Passiamo poi a due particolarissime chicche sperimentali: III di Machinefabriek aka Rutger Zuydervelt, qui con la collaborazione di  Peter Broderick. Il brano è un collage di minimalismo moderno, che fonde gli artifici alieni e astratti di registratori, tone generatos e synth con l’umanità della timbrica vocale. La voce umana diventa vero e proprio strumento musicale piuttosto che semplice veicolo di contenuto lirico, in un mosaico sub-linguistico di umori primordiali, mormorii, gorgheggi e sospiri. With Voice è infatti il titolo della release attesa per il 18 gennaio in cui ogni cantante è stato incoraggiato ad improvvisare parlando, leggendo, cantando o semplicemente con emissioni gutturali, all’ insegna della naturalezza e imprevedibilità.

Concludiamo con Lapalux,  moniker del producer Stuart Howard tra i nomi più interesanti dell’underground strumentale inglese, che ha appena pubblicato su Brainfeeder un EP ambient in edizione limitata formato cassetta. L’EP è diviso in tre movimenti, ABOVE_BETWEEN_BELOW, ciascuno ispirato al viaggio dalla vita. “Il processo di creazione del disco si presta all’idea di un ciclo infinito e di un loop che si sviluppa lentamente, molto simile alla sensazione di ciò che è essere vivi, morire e l’aldilà”-  dice Howard. Per ritrarre questo sentimento ciclico Lapalux ha usato un registratore a 4 tracce e semplici cassette a nastro sulle quali ha inizialmente inciso delle brevi idee musicali. Ha poi riprodotto i nastri a velocità variabile e sovrapposto un loop su un’altra traccia utilizzando il fader per effettuare la dissolvenza in entrata e in uscita. Ha ripetuto questo ciclo fino a fondere armonicamente l’uno nell’altro i 4 canali audio, forgiando uno dei lavori ambient più belli degli ultimi mesi. Tutto registrato dal vivo e in un’unica ripresa! In playlist trovate BETWEEN, ma vi consigliamo di concedervi 17 min per ascoltarlo tutto.

Burning Houes

Lapalux – ABOVE_BETWEEN_BELOW

Tracklist:
Be Alright – The Dandy Wahrols
Mars (Will not Save Us) – The Room in the Wood
Vtr  – The Twilight Sad
Sermon  – Mercury Rev ft. Margo Price
Mirror Song – Burning House
Duration of Gloom – Winter Dust
Saga – HUGAR
III (with Peter Broderick) – Machinefabriek ft. Peter Broderick
BETWEEN – Lapalux

Buon Ascolto!

Marta Cardilli per RadioEco.

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